Così Fantozzi entrò nel mito

Fantozzi a Courmayeur cade nel paiolo della polenta (cr. Lapresse Wikimedia commons)
Le scene diventate leggendarie
Cinquant'anni fa, il 27 marzo 1975, usciva nelle sale italiane il film "Fantozzi" con la regia di Luciano Salce, primo di una saga di dieci pellicole. iosonospartaco celebra il personaggio che ha segnato gli italiani e che a mezzo secolo di distanza non ha perso un briciolo della propria attualità
Anni fa a Radio 3 un critico, raccontando “Romeo e Giulietta”, si soffermò su questa didascalia: “Entra, dal fondo, Romeo”. Perché quell’entrata in scena (era forse il 30 gennaio 1595) sancì un momento epocale dell’arte drammatica, in cui prese vita il personaggio del giovane bello, ardente, sensibile e intelligente, immagine insuperata dell’amore ideale maschile.
Il 27 marzo 1975, preciso cinquant’anni fa, prese vita invece il Rag. Ugo Fantozzi con l’uscita nelle sale italiane del primo film, con Paolo Villaggio protagonista. Aveva un precedente di carta (omonimo protagonista di due libri), uno televisivo (Fracchia) e uno reale (lo stesso autore impiegato alla Cosider di Genova); e altri precedenti illustri colleghi in tragiche difficoltà: Bartleby misterioso e ingenuo, Bašmačkin schiavo della ripetitività, Josef K. ingurgitato da una burocrazia diabolica. Fantozzi è l’anti-Romeo, alle prese con le più singolari disavventure, bersaglio di colleghi intraprendenti, di donne attraenti e impossibili, di direttori cattivi o mitizzati.
Le iperboli comiche nel film sono sfrontate, provocatorie. Forse per questo Fantozzi o lo si ama o lo si odia, certo non lascia indifferenti.
Ecco gli episodi del film, alcuni dei quali tutt’oggi citati per situazioni e battute divenute proverbiali.
Fantozzi disperso in ditta
Si stabiliscono fin da subito le differenze di casta; solo al diciottesimo giorno di assenza la moglie trova il coraggio di disturbare lo “spettabile centralino”; la risposta è agghiacciante: “Non sono ammesse telefonate private con gli impiegati tranne il caso di decesso di parenti di primo grado; lei ha decessi?”.
Fantozzi prende l’autobus al volo
La pigrizia categoriale del ragioniere gli fa ritardare sempre più il risveglio fino a trasformare l’uscita di casa in una prestazione sportiva; i metri finali per timbrare il cartellino sono quelli di Dorando Pietri, finalmente vittorioso in mezzo a un pubblico di impiegati.
La partita scapoli-ammogliati
Campetto di periferia, autogol a ripetizione, tenuta grottesca dei giocatori; il “nuvolone da impiegati” (che funesta tanti nostri weekend) riduce il terreno a un acquitrino dove si nuota addirittura; il punteggio si può misurare non in gol ma in infarti o annegamenti.
Gita al lago
Con la tipicità comica del contrasto fra atteggiamento e reazione vengono ridicolizzati tre eminenti personaggi con una eminente doccia; il montaggio notturno della tenda provoca fumettistiche martellate sulle dita di Fantozzi e la reazione dei turisti tedeschi “italiani sempre cantare chitarra e mandolino!”.
I regali di Natale
I Megadirettori Naturali consegnano doni ai figli dei dipendenti ma si sganasciano di fronte alla non bella figlia di Fantozzi lanciandole bucce di banana. Il padre, accortosi della situazione, la porta tristemente via con un “servili auguri di un distinto Natale e uno spettabile anno nuovo” che statuisce una incolmabile tragica distanza fra due mondi.
L’ora illegale
L'acconciatura della signora Pina (Liù Bosisio) per il cenone di San Silvestro (cr. Salce-Menczer Wikimedia commons)
La borghesia impiegatizia si accontenta di un San Silvestro in una sala con tubazioni a vista e si affida per il ballo al Maestro Canello, sospetto tipaccio felliniano che fa spostare in avanti gli orologi per poter trasferire l’orchestra, liquidato il brindisi di mezzanotte, verso un incarico meglio retribuito.
La sfida a biliardo
La sfida a biliardo fra Fantozzi e Catellami (cr. Wikimedia commons)
Fantozzi affronta il “feroce Cavalier Catellami”: perdendo può guadagnare una promozione, ma le lacrime della moglie di fronte alla sua umiliazione scatenano la rabbia trattenuta per anni.
La partita a tennis
Fantozzi impegnato nella sfida a tennis (cr. LaPresse Wikimedia commons)
Nella fitta nebbia facciamo la conoscenza della “mutanda ascellare” (chi non ha mai provato?) e di questo memorabile dialogo con il Geom. Filini: “Allora, ragioniere, che fa, batti?” - “Ma... mi dà del tu?” – “No no, dicevo, batti lei?” – “Ah, congiuntivo!”.
La clinica per dimagrire
Fantozzi nella clinica lager per dimagrire (cr. LaPresse Wikimedia commons)
Praticamente un carcere: echeggiano film come “La Confessione”; masticare di nascosto dal medico aguzzino richiama il vagabondo di “Vita da cani” di Chaplin che ruba in questo modo del cibo da una bancarella, a causa però della miseria.
Al ristorante giapponese
La tirannide del personale giunge al taglio della mano per chi non usa le bacchette; il paradossale malinteso del cane in cucina e… cucinato scatenerebbe oggi l’ira degli odiatori da tastiera.
Gita a Courmayeur
Segreta speranza di trovare finalmente l’occasione con la signorina Silvani (Anna Mazzamauro fu giustamente premiata per la sua splendida interpretazione di questa Holly Golightly “de’ bborgata”) ma anche qui la distanza è incolmabile: la seconda notte Fantozzi viene relegato nel letto singolo, mentre dall’altra stanza provengono suoni sospetti.
Il finale
Sobillato dal collega Folagra, Fantozzi è qui eponimo di una presa di coscienza che attraversa il mito rivoluzionario per andare verso una sorta di compromesso (storico?), dove il Padrone si scopre Direttore illuminato, persino vicino alle istanze dei lavoratori, così da concedere al nostro eroe l’onore di fare la… triglia nell’acquario dei dipendenti; venire incontro e mantenere la distanza.
Quando, nel 1990, uscì nelle sale “Fantozzi alla riscossa” i goliardi di Siena, la mia città, occuparono tutta la galleria del più grande cinema locale srotolando uno striscione da stadio con la scritta “GRAZIE PAOLO”.
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