"Temevo la crocifissione in sala mensa"

Gianni Fantoni in palcoscenico nello spettacolo "Fantozzi - Una tragedia" (cr. Nicolò Rocco Creazzo)
Gianni Fantoni ha portato Fantozzi a teatro: un successo
Cinquant'anni fa, il 27 marzo 1975, usciva nelle sale italiane il film "Fantozzi" con la regia di Luciano Salce, primo di una saga di dieci pellicole. iosonospartaco celebra il personaggio che ha segnato gli italiani e che a mezzo secolo di distanza non ha perso un briciolo della propria attualità
Gianni Fantoni è l’erede designato, per vocazione, di Paolo Villaggio. E’ l’attore che con tutta la propria forza, in un percorso durato anni, è riuscito a tradurre l’epopea del ragionier Ugo Fantozzi in uno spettacolo teatrale che ha riscosso un successo importante, con una cinquantina di repliche solo nella prima stagione; altre date presto seguiranno.
Fantoni ha pubblicato nel 2023 il libro “Operazione Fantozzi”, edito da Sagoma, un titolo che racchiude non solo il viaggio difficilissimo verso lo spettacolo teatrale “Fantozzi, una tragedia” ma anche la nascita del rapporto personale fra l’attore ferrarese e Villaggio.

L'intervista a Gianni Fantoni nella Factory Grisù (cr. Paolo Boccaccini per iosonospartaco)
L’incontro con Fantoni avviene nella sua città, nella Factory Grisù, un polo culturale di 4.000 metri quadrati nato dalla riqualificazione della vecchia caserma dei vigili del fuoco, oggi luogo destinato a ospitare chi lavora nel campo della creatività e chi in questo mondo prova a entrarci. Indossa una felpa con l’illustrazione di Marco Lodola per il libro. “Non è in commercio – ti spiega – è un mio regalo per la compagnia dello spettacolo”. Un tavolo rotondo diventa l’appoggio per le domande e le risposte ma soprattutto per scambiare chiacchiere piacevoli.
Come si legge nel libro, lei ha avuto con Paolo Villaggio un rapporto che si è protratto nel tempo, attraverso incontri casuali e altri fortemente voluti. Ma quando ha capito davvero di essere il suo erede nel ruolo di Fantozzi?
Quando ha firmato il contratto per la cessione dei diritti teatrali, mi pare fosse il 16 marzo del 2016. Con lui non si era mai sicuri di nulla, anche i suoi punti fermi in realtà erano mobili. Quando mi sono vestito da Fantozzi la prima volta mi sono venuti i brividi, non era più un’imitazione, ero davvero lui.
Nel libro racconta delle difficoltà immense affrontate nel produrre lo spettacolo, ma quanto è stato difficile calarsi nel ruolo per diventare Fantozzi?
In realtà mi è bastato interpretare quello che aveva scritto Villaggio. Lo avevo dentro da anni. E’ stato più difficile lavorare sulla parte drammatica, mi sono dovuto convincere di essere capace di fare il drammatico, perché quello di Fantozzi è un ruolo realmente drammatico. Il rischio di buttare tutto in caciara era alto.
Villaggio era una persona difficile da affrontare, come lei stesso racconta, e a volte i nostri miti si rivelano deludenti. Le è mai venuta voglia di mandarlo a quel paese?
No, Villaggio mi piaceva per la sua cattiveria, e quindi poi non ti puoi lamentare se la cattiveria è rivolta contro di te. La sua cattiveria era spudorata e quindi innocua, i veri cattivi non sono quelli che te lo fanno davanti ma alle spalle. Certo però che durante alcune telefonate mi sono domandato come mi ero andato a ficcare in una situazione del genere. Come quando mi aveva chiesto di chiamarlo tutti i giorni per ricordargli il nostro appuntamento, e il giorno fissato non si era fatto trovare. Mi sono ridotto ad aspettarlo sotto casa come un Pacciani qualsiasi nascosto in un cespuglio. E’ comparso con una borsa di latticini in mano, ha fatto finta di non sapere chi fossi e mi ha detto: ‘Vabbè, sei qui, sali’. La nostra intesa è stata il frutto di un momento azzeccato: se con il progetto teatrale ci fossimo incrociati 5 minuti prima o 5 minuti dopo non mi avrebbe dato retta. Invece in quel preciso istante si erano create le condizioni.

Gianni Fantoni al centro della scena (cr. Nicolò Rocco Creazzo)
Villaggio è morto nel 2017. La sua scomparsa cosa ha rappresentato per lei?
Soprattutto la grande impossibilità di parlargli ancora. Stare in una stanza insieme a lui è qualcosa che avrei fatto ancora, anche se era difficile rapportarsi fisicamente a uno come lui. Dopo tanti ragionamenti mi dispiace che non abbia potuto vedere lo spettacolo. Mi diceva che l’avrebbe fatto tornare a vivere; per un artista è fondamentale avere sempre un progetto. Sono andato alla camera ardente ed era irreale vederlo là, lui che aveva sempre scherzato sulla morte. Al funerale di Monicelli aveva parlato a lungo, facendo divertire tanto. Per fortuna ci restano tante cose di lui, alcune riuscite, altre meno.
Alla fine dopo un percorso infinito e il covid, per realizzare lo spettacolo è stato decisivo l’incontro con il regista Davide Livermore. Che rapporto si è creato fra voi?
E’ stata una reciproca intuizione. Lui si era messo in contatto con la figlia di Villaggio, Elisabetta, apprendendo che i diritti teatrali di Fantozzi erano diventati miei. Ci siamo intesi subito, siamo coetanei con un vissuto simile. Dopo un anno e mezzo abbiamo cominciato a lavorare con Porcheddu e Sciaccaluga sul copione, al quale ho collaborato anch’io.
Lo spettacolo si è rivelato un successo, come risulta dal riscontro del pubblico. Dal debutto in poi è rimasto identico o è cambiato con il passare delle repliche?
Lo abbiamo modificato in corsa, riducendolo a un po’ meno di due ore, e se Gesù Bambino ci assiste ne faremo anche un secondo; il materiale originario è tantissimo.
Al momento della Corazzata Potemkin lei coinvolge il pubblico invitandolo a gridare “è una cagata pazzesca”. Ma il pubblico risponde, accoglie l’invito?
Il pubblico risponde sempre. Abbiamo preso il materiale dai libri e nei libri la scrittura di Villaggio era talmente forte che non se ne rendeva conto nemmeno lui. E si ride ancora. Oggi invece la qualità della scrittura è in caduta libera, i film per le piattaforme sono una forma d’arte compressa, sempre stesse inquadrature per prodotti standard. Sono rimasti i francesi a fare film su storie minimali che sembrano grandi, in Italia si fanno film minimali che restano tali.

Gianni Fantoni con il suo libro "Operazione Fantozzi" (cr. Paolo Boccaccini per iosonospartaco)
Ma Fantozzi ha ancora una sua attualità?
La maschera di Fantozzi travalica la sua esistenza fisica. Ci sono tanti Fantozzi anche adesso e stanno peggio di quelli di prima. Sono i rider, almeno Fantozzi aveva uno stipendio fisso e ci manteneva la famiglia. Oggi sei licenziato da un algoritmo. Non è cambiato nulla in meglio, solo in peggio.
Attorno a Fantozzi ci sono attori che hanno fatto la loro fortuna nei ruoli di caratteristi. Ha avuto rapporti anche con loro?
Milena Vukotic è una gran signora di altri tempi, l’ho incrociata anche in televisione con “Un medico in famiglia”. Plinio Fernando (che interpretava Mariangela, figlia di Fantozzi, ndr) forse lo incontrerò il 27 marzo al cinema Barberini, dove debuttò il film di cui sarà fatta una riedizione.

Il momento della dedica per "Operazione Fantozzi" (cr. Paolo Boccaccini per iosonospartaco)
Vuole ricordare la prima volta in cui incontrò Villaggio?
Me lo presentò Ricci (l’ideatore di Striscia la notizia, ndr). Disse a Villaggio che io lo imitavo e lui mi chiesi di fargli sentire come facevo. Mi diede consigli per la voce narrante, come la usava lui nei film. Mi disse che dovevo farla più nasale; alla fine eravamo in due, io e lui, a fare la stessa voce.
Riproduzione riservata