In dubbio fra due Nobel

Churchill in Normandia con il maresciallo Sir Brooke e Montgomery (cr. Imperial War Museum Wikimedia commons)
Il dibattito sul premio a Churchill scrittore
Il 13 ottobre 1953 la reale Accademia Svedese comunicò la vittoria del Nobel per la Letteratura a Winston Churchill. Sebbene questa non fosse la prima volta che Churchill veniva a contatto con il premio (dal 1946 era già stato nominato ben 21 volte per la Letteratura e 2 per la Pace) il Nobel non risultò essere privo di polemiche poiché apparve come una medaglia al valore politico e non solo al merito per la brillante capacità oratoria e la maestria nel campo della saggistica.
Sorge quindi spontanea la domanda: “Ma fu vera gloria?”. Una definitiva sentenza è difficile da emettere però si possono formulare alcune riflessioni. Bisogna ricordare che in 90 anni di esistenza Churchill scrisse circa venti milioni di parole, alcune private e confidenziali, molte pubbliche e politiche. Comprendeva la forza del linguaggio e l’attività letteraria fu tutto fuorché una parentesi dilettantistica nella sua vita. Il Churchill scrittore fu un professionista, non subordinato al politico, con una produzione di oltre quaranta libri. Al riguardo, immaginando i membri dell’Accademia Svedese impegnati a barrare le caselle della tabella del candidato Nobel ideale, da un punto di vista della professionalità nulla si poteva o si può oggi rinfacciare a Churchill.
Churchill accetta il Nobel dal diplomatico Gunnar Hagglof (cr. Wikimedia commons)
Più particolare è invece il genere della sua produzione, in quanto i libri in cui era maggiormente a suo agio furono quelli in cui poteva mescolare l’affresco storico-politico, i ricordi famigliari e le esperienze personali: in tal senso un buon esempio è “Marlborough - La vita e i tempi del Duca di Ferro”, panegirico di John Churchill, antenato di Winston, in cui famiglia, costume e storia mitizzata si compenetrano.
La grande storia
La storia con la S maiuscola, vissuta in prima persona sui banchi di Westminster, nei bunker di Londra, in Normandia e a Yalta, è invece descritta nella mastodontica “Seconda Guerra Mondiale”: non stupisce quindi che alla base della motivazione del Nobel fu indicato proprio il suo contributo nella descrizione storica e biografica anche se la sua produzione letteraria non si limitò solo a questi ambiti.
A inizio carriera infatti, nel 1900, quando Churchill non aveva ancora deciso se sarebbe stato soldato, uomo politico o narratore, pubblicò un romanzo, “Savrola”, dove l'omonimo protagonista lotta contro il dittatore della Laurania, Molara, allegoria del torreggiante ma già defunto Lord Randolph, padre di Winston, che opprime il popolo in cerca di libertà. Formalmente il genere è quello del romanzo, in pratica il libro è un manifesto politico, dove Savrola è un eroe-filosofo, fedele alla Costituzione ma scettico nei confronti del progresso politico incondizionato.
Poi i discorsi, seconda parte della ragione alla base del Nobel. Churchill non fu mai un oratore spontaneo alla Martin Luther King. Balbuziente da giovane, proprio in “Savrola”, descrivendo una scena in cui il protagonista compone un discorso, ci svela la sua stessa tecnica di scrittura: Churchill lavora sodo per affinare la sua arte e concepisce il discorso come una rapida successione di onde sonore e immagini vivide. Indipendentemente dal genere letterario, i lettori (o gli ascoltatori) di Churchill si accorgono sempre delle sue capacità - affinate dalla passione per la pittura - nel descrivere una battaglia, ritrarre un paesaggio o analizzare una situazione politica. E allo stesso tempo se ne accorsero anche i membri del comitato per il Nobel.
Ci fu anche una ragione politica alla base del premio? Probabile, ma quando si decise di considerare la candidatura di Churchill si accettò di riconoscere come inscindibile il binomio Letteratura-Politica nella vita dell’uomo. Forse il Nobel per la Pace sarebbe stato più adeguato? Forse, ma non avrebbe comportato minori polemiche per il semplice fatto che Churchill era un rampollo dell’aristocrazia vittoriana che partecipò a una carica di cavalleria fino ad arrivare all’era atomica con la stessa incrollabile fiducia nelle capacità dell’Impero. Winston fu scrittore professionista e vinse il Nobel l’anno prima di Hemingway per merito letterario e valore politico: era convinto delle sue idee, aveva l’occhio del pittore e la penna dello scrittore.
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