Trovate un maestro, per carità

Trovate un maestro, per carità

Bruno Cirino nello sceneggiato "Diario di un maestro" trasmesso dalla Rai nel 1973 con la regia di Vittorio De Seta (fotogramma)

"La bellezza ci salverà", ma non basta

Quale maestro? E’ possibile avere la fortuna di incontrarne uno? E il maestro chi è?

Eraclito dice della Pizia di Delfi: “Non afferma, non nasconde, ma suggerisce”. Il maestro non è una sacerdotessa, quello della Pizia però è un atteggiamento opportuno per un maestro che orienta e consiglia senza prevaricare, consapevole del compito che ha nel creare una rete di sicurezza al vivere. La conoscenza elargita è potere, una forma di ricchezza.

Ma il maestro non è una sacerdotessa, è un professionista che coglie nel tempo i cambiamenti che avvengono. Una testa ben fatta secondo Edgar Morin si forma grazie ad incontri (ognuno è chi ha incontrato), ma anche attraverso la conoscenza della letteratura, della poesia, della visione di film e di un rapporto con la natura alla quale siamo uniti.


Il filosofo Edgar Morin (cr. Wikimedia commons)

Pensare bene contro l’errore e la menzogna non è facile in un tempo in cui prevalgono la velocità di notizie alle quali è sufficiente mettere “un mi piace” o colpiscono le immagini di una intelligenza artificiale il più delle volte mistificatrice. Dove si può allora andare a scovare la risposta giusta per formare una identità terrestre e universale? La cultura è un magazzino, un deposito di attrezzi.

Il maestro è consapevole che la scuola non sia un’agenzia culturale. Insegna a vivere generando stupore ed emozioni. Leggere insieme ad esempio Fedor Dostoevskij educa alla bellezza morale, affronta il mistero dell’anima umana e il rapporto tra Dio e l’uomo. Il romanzo è una scuola della comprensione umana. E visto che viviamo in un’epoca di incomprensione, il maestro indica la strada per far sì che gli umani vengano concepiti come soggetti. Una iniziazione a una filosofia di vita che aiuta ad affrontare le incertezze.

Oggi la famiglia delega questi compiti alla scuola e la scuola a sua volta chiama in causa la famiglia.


Fedor Dostoevskij nel 1863 (cr. Baumann Wikimedia commons)

Quest’ultima ha altri compiti, quello della cura, del dialogo, dell’esserci al bisogno. Si apprende a crescere in una famiglia presente, che va anche controcorrente quando occorre. La famiglia deve coltivare la bellezza nelle scelte, nelle parole, negli spazi di convivenza. Certo che la bellezza salverà il mondo, come afferma Dostoevskij, se la famiglia agisce contro l’indifferenza e la banalità. La bellezza aiuta a superare le difficoltà, a scoprire nuove opportunità e a lottare per un mondo migliore.

Dateci un maestro, per carità. E’ un grido d’aiuto per una generazione di giovani che rischia di annullarsi nel non comprendere il mondo che abita o quali siano le differenze tra la vita e lo sgretolamento dei valori che supportano una sana convivenza. Con i maestri si diventa, perché la visione di uno stare al mondo si amplia nell’attraversare culture e accogliere diversità.

Nelle generazioni passate si andava a bottega da un maestro. La contemporaneità vive tempi veloci, sceglie conoscenze semplificate in un mondo che è invece sempre più complesso e mutevole.

Per questo l’incontro con un maestro è indispensabile. E che fare se non succede? Fatica e smarrimento saranno maggiori.

 

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