La mano di Dio anche con Jordan
Joe Jordan lo squalo con la maglia della Scozia (dal sito Il Nobile calcio)
Mondiale 1978, un aiuto divino per la Scozia
Quando fra appassionati di calcio si parla della mano di Dio non ci sono dubbi: si sta parlando del gol di Maradona segnato con il pugno chiuso il 22 giugno 1986 nei quarti di finale del mondiale del Messico contro l’Inghilterra. Un gol entrato nella leggenda per le sue circostanze, per la rivalità fra le due squadre reduci dalla guerra delle Falkland e per la svista di arbitro e guardalinee che non si accorsero di un fallo di mano apparso evidente in televisione a qualche miliardo di spettatori. Il premio Oscar Paolo Sorrentino da quell’episodio trasse un film intitolato proprio “E’ stata la mano di Dio”.

Argentina-Inghilterra, la mano di Dio per Maradona (cr. El Grafico Wikimedia commons)
Ma chi ha la memoria lunga e si interessa di calcio internazionale sa che la mano di Dio prima di aiutare Maradona aveva aiutato un altro asso del calcio mondiale, un centravanti di sfondamento che se anziché nascere in Scozia fosse nato qualche chilometro più a sud, in Inghilterra, avrebbe mietuto più successi di quelli ottenuti in una carriera comunque di altissimo profilo. Questo attaccante tutto aggressività e carattere si chiama Joe Jordan, ma per tutti era semplicemente “lo squalo”.

Particolare dalla figurina di Joe Jordan al Milan (Wikimedia commons)
Perché lo squalo? Per la cattiveria in area di rigore? No, per l’aspetto fisico. In gioventù Jordan aveva subìto due brutti infortuni di gioco che gli erano costati la perdita di tre denti incisivi superiori. Nella vita di tutti i giorni lo scozzese sopperiva alla mancanza con una protesi, una dentiera che gli rimetteva a posto la bocca. Ma quando era il momento di giocare la dentiera restava nella sacca nello spogliatoio e lui restava con i soli canini ben in mostra, assumendo l’aspetto di uno squalo che apre le fauci e si avventa sull’avversario.
Dio si occupò di Joe Jordan il 12 ottobre del 1977 quando si giocò una sfida tutta britannica fra Scozia e Galles, decisiva per la qualificazione ai mondiali dell’anno successivo in Argentina. A rendere ancora più bizzarra la situazione ci pensò il campo di gioco, perché la partita per ragioni di incasso si svolse a Liverpool, ad Anfield road. Il risultato fu che lo stadio si riempì quasi interamente di tifosi scozzesi facendo sentire a casa propria i blu di Ally MacLeod.

Jordan si bacia il pugno dopo la concessione del rigore (fotogramma da youtube)
La partita si trascina fino al 78’ sullo 0-0 quando lo scozzese Asa Hartford effettua un cross alto verso il centro dell’area gallese, a contendersi il pallone saltano Jordan e il difensore David Jones ed è chiaramente Joe Jordan che devia il pallone con il pugno chiuso. L’arbitro - il francese Robert Wurtz, tutt’altro che uno sprovveduto – fischia ma mentre tutti si aspettano la punizione per il Galles lui si sbraccia a indicare il dischetto del rigore con i gallesi attoniti. E’ chiaramente una decisione sbagliata e Jordan lo sa benissimo, tanto che, incurante di essere sotto l’occhio delle telecamere, si bacia il polso con cui ha deviato la palla.
Lo scozzese Don Masson autore del primo gol (dalla pagina Fb Picture of Scotland)
Don Masson va sul dischetto e lascia inchiodato sui piedi il portiere Dai Davies. Fa quasi tenerezza constatare nel filmato della partita che al momento del rigore i fotografi sono talmente vicini alla porta da invadere il prato all’interno della rete, senza che nessuno, nemmeno il portiere, avesse nulla da ridire. Una cosa normale in tempi in cui chi andava allo stadio lo faceva con lo spirito di chi vuole vedere una partita di calcio e non di chi affronta una battaglia.
Arrembaggio finale dei gallesi ma gol in extremis di Dalglish che fissa il 2-0 con gli scozzesi che vanno in Argentina e il Galles che torna nella vicina Cardiff. Al mondiale dell’anno successivo la Scozia di Jordan non andò oltre il girone iniziale, con una vittoria, un pari e una sconfitta; un solo gol di Jordan, nell’esordio da perdenti contro il Perù.
Joe Jordan con la maglia del Milan (cr. Milan AC Wikimedia commons)
La carriera dello squalo Jordan visse momenti di gloria anche nelle squadre di club, in particolare nel Leeds e nel Manchester United, poi all’inizio degli anni 80 l’abbandono dei campionati britannici e la calata in Italia, al Milan a quel tempo nelle mani di Gigi Radice. Due le stagioni in rossonero, non brillanti in assoluto, tanto da finire in serie B. Jordan in due anni di gol ne fece una dozzina, non tantissimi per un attaccante come lui. Dopo quel biennio il passaggio in provincia, nel Verona dei miracoli costruito da quel galantuomo di Osvaldo Bagnoli. Un solo gol, non tante presenze, ma una impagabile serenità in un ambiente di amici che si stimavano l’un l’altro.

Il faccia a faccia fra Gattuso e Jordan (dalla pagina Fb Non è più domenica)
Poi il ritorno in Gran Bretagna e un episodio sgradevole come vice allenatore del Tottenham proprio a San Siro con il suo Milan. Vittoria inglese e finale con quasi rissa fra lui e il capitano Gattuso, episodio non bello che si chiuse in seguito con le scuse di Ringhio.
Ora Jordan vive nella sua bella casa di Bristol essendosi tolto tutte le possibili soddisfazioni con il calcio. Qualche tempo fa in una intervista rilasciata al sito ufficiale dell’Hellas Verona ha detto di serbare un grande ricordo dell’Italia e in particolare di Verona, a cui è rimasto tanto legato. Come ai compagni di squadra di quel tempo, con i quali non ha mai interrotto i contatti. Un distinto signore scozzese trapiantato al confine fra Inghilterra e Galles. Nella sua lunga carriera ha scritto una pagina importante nella storia dello sport britannico.
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