Mondiale 2018, la bellezza dei vichinghi

Mondiale 2018, la bellezza dei vichinghi

Il "suono del geyser" di squadra e tifosi islandesi (dalla pagina Fb Inni sportivi e non solo)

Vince la Francia ma i tifosi islandesi sono meravigliosi

Il mondiale del 2018, in Russia, non è fra quelli che si ricordano per qualche partita memorabile o per un risultato a sorpresa, come il 7-1 in trasferta della Germania contro il Brasile del mondiale precedente. Però le ragioni per essere ricordato ci sono, non tutte positive.

Partiamo da una nota non bella, anche se viene salutata come l’innovazione tecnologica che avrebbe detto basta per sempre ad errori arbitrali scandalosi: l’introduzione del Var cioè la possibilità di rivedere immediatamente le azioni contestate e di prendere o rivedere la decisione sulla base di queste immagini e di un arbitro addetto esclusivamente a valutarle.


Un arbitro impegnato a rivedere l'azione contestata (cr. cfcunofficial London Wikimedia commons)

Perché una nota non positiva? Ovviamente come in qualsiasi vicenda che riguardi il calcio, ognuno ritiene di avere una competenza assoluta e quindi c’è chi ha salutato il Var come la più grande rivoluzione nella storia del calcio e chi invece l’ha ritenuto la morte del calcio romantico. Un bilancio lungo anni permette oggi di dire che i dubbi e gli errori il Var non li ha eliminati, riuscendo però a togliere il sale dalle discussioni in famiglia, fra i tifosi nel dopo partita, al bar. Insomma, l’errore dell’arbitro era una delle componenti di una partita e dovevi metterlo in conto. Gli errori sono rimasti, la bellezza dell’arrabbiarsi è sparita.


La postazione per rivedere le immagini in uno stadio cileno (cr. Carlos Figueroa Wikimedia commons)

L’introduzione del Var è figlia di una stagione del calcio popolata di programmi televisivi che campavano di arrabbiature e reclamavano la moviola in campo. La parola moviola era stata introdotta molti anni prima dalla più popolare fra le trasmissioni calcistiche, la “Domenica sportiva”, che riservava un angolo agli episodi dubbi, con un tecnico diventato mitologico, Heron Vitaletti.


Da sinistra Carlo Sassi, Bruno Pizzul e Heron Vitaletti (dalla pagina Fb Heron Vitaletti)

Il tecnico della Rai azionava la moviola, cioè la macchina che permette di rallentare le immagini e di mandarle a ritroso sulla base delle richieste del giornalista. Era un rito della domenica sera, come il caffè e l’amaro dopo i pasti abbondanti. La frase di Sassi “torna indietro Vitaletti” è entrata nella leggenda. Il Var l’ha cancellata, sostituendola con l’asettica decisione di un Grande fratello del calcio che non convincerà mai nessuno dei milioni di commissari tecnici da bar.


Il giovanissimo Mbappé con la coppa del mondo (cr. Anton Zaitsev Wikimedia commons)

Questo detto, il mondiale 2018 è la consacrazione di un grande talento del calcio francese, Kylian Mbappè, che dall’alto dei suoi 19 anni rappresenta il volto nuovo del pallone e ancora oggi, a distanza di anni, resta uno dei massimi talenti in circolazione. Il suo contributo alla seconda vittoria mondiale della Francia è fondamentale, soprattutto dagli ottavi in poi, con le partite a eliminazione diretta, per un bottino totale di 4 gol, dietro al solo inglese Kane che di gol ne segna 6, ma 3 su rigore.


La Francia nella formazione della semifinale (cr. Meghdad Madadi Wikimedia commons)

Russia 2018 è un mondiale ancora di impronta europea, con quattro squadre in semifinale, e la Croazia diventa una delle grandi grazie ad alcuni assi che animano un calcio coraggioso e battagliero. La finale Francia-Croazia è il riassunto tecnico del mondiale. Vince, meritatamente, la Francia 4-2 ma la Croazia entra nel ristretto numero delle nazionali da non sottovalutare mai.

L’ultima cosa da ricordare? La meraviglia vichinga. Russia 2018 è l’atto conclusivo della parentesi breve ma gloriosa del calcio islandese, la più piccola nazione mai rappresentata a un mondiale, il più fantastico esempio di tifo calcistico, uno spettacolo che supera quello in campo.


Il tifo calcistico degli islandesi

Breve antefatto. L’Islanda – circa 330.00 abitanti – viene da un Europeo giocato in Francia due anni prima e giocato trionfalmente. Secondo posto nel girone dietro l’Ungheria e vittoria negli ottavi con i giganti inglesi rispediti a casa. Un miracolo? Forse. Ma il più bello viene alla fine delle partite quando la squadra si mette di fronte al proprio pubblico ed esegue il “suono del geyser”, accompagnando il ritmo del tamburo con il battito delle mani e le braccia alte, a una velocità crescente fino a un clamoroso applauso finale. Roba da mettere i brividi.

Al ritorno a Reykjavyk la squadra ottiene onori degni di un condottiero romano, in una esplosione di patriottismo pulito e felice di fronte a una piazza che contiene una percentuale non indifferente della popolazione islandese, considerando la sua esiguità numerica.


La gioia della squadra davanti ai propri tifosi

Arrivata la qualificazione ai Mondiali, qualcuno si aspettava che la favola durasse ancora un po’ ma le fiabe di finali a lieto fine ne hanno solo uno. E così nel girone l’Islanda porta a casa un incoraggiante pareggio con l’Argentina, poi una sconfitta con la Nigeria e stessa sorte con la Croazia. Morale: ultimo posto, biglietto di ritorno per il profondo nord e tanti saluti al grande calcio. Ma la bellezza del tifo islandese non è scalfita di un millesimo.



Un tifoso islandese con il volto dipinto come la sua bandiera (cr. Peter Kneffel)

La bandiera blu con una croce orizzontale rossa al centro dopo gli europei diventa popolarissima, i volti pitturati dei tifosi con l’elmo vichingo sono meravigliosi, le immagini di un intero settore dello stadio che alza le braccia e batte le mani al ritmo di un enorme tamburo fanno il giro del mondo. Cos’ha fatto l’Islanda al mondiale del 2018 in Russia? Non lo ricorda nessuno, di certo i suoi tifosi sono quelli che per un paio di anni hanno scritto una fantastica pagina di storia del calcio.

A proposito, l’Italia? Non c’era, non si era qualificata. Non succedeva dal 1958.

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