Mondiali 1970, tutto in un metro quadrato
Figurine della raccolta Panini México 70. A sinistra Karl-Heinz Schnellinger; a destra Tarcisio Burgnich. Immagini originali del 1970, Uso libero ex artt. 70, 92 e 97 L. 633/1941 (Critica, Scadenza Diritti e Notorietŕ)
Italia-Germania 4-3, nel mito grazie ai gol di due terzini
E’ inutile girarci intorno. Il Mondiale del 1970 in Messico ha un senso soltanto partendo dalla semifinale, Italia-Germania 4-3. Il soprannome di sfida del secolo viene affibbiato con troppa generosità a decine di partite di tutti gli sport e a una infinità di incontri di pugilato, ma questa partita di calcio giocata il 17 giugno a Città del Messico a mezzogiorno per essere trasmessa in orario serale in Europa è forse l’unica a potersi realmente dire “la partita del secolo”, come scritto nella targa che i messicani hanno apposto allo stadio Azteca: “Partido del siglo”.

La targa allo stadio Azteca in ricordo di Italia-Germania (cr. Hellner Wikimedia commons)
Quanto accaduto fino a quel momento si riassume in breve. L’Italia di Valcareggi vince senza gloria il girone, segnando un solo gol, nemmeno tanto bello, contro la Svezia per poi finire 0-0 con Uruguay e Israele. Incredibilmente Gigi Riva, il punto di forza degli azzurri, resta a secco. Tutto cambia di botto nei quarti con il Messico. Riva ne mette 2 per il 4-1 finale, passiamo il turno e ci guadagniamo l’inimicizia del pubblico di casa.
Sull’altro fronte tutto facile per la Germania che vince le tre partite del gironcino e si vendica nei quarti contro l’Inghilterra dopo lo scippo del mondiale quattro anni prima. Partita spettacolare anche quella, con rimonta tedesca dallo 0-2 e vittoria nel supplementare con il gol di un falco da preda che si chiamava Gerd Muller.
Panorama dello stadio Azteca in cui si è giocato Italia-Germania. Foto di Uwebart, rilasciata sotto licenza CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons.
Italia-Germania lega la sua fama a una serie di assurdità concatenate ma alla fine se da partita si è trasformata in ricordo mitologico lo deve a un metro quadrato. Proprio così, un metro quadrato del prato dello stadio di Città del Messico, sul quale nel giro di pochi minuti si sono consumati due episodi surreali: due gol di due terzini - l’uno del Milan che però giocava per la Germania, e l’altro dell’Inter, in maglia azzurra - Schnellinger e Burgnich.
E cosa c’è di strano? C’è di strano che nel calcio dell’epoca, a differenza di quello di oggi, per i difensori non era prevista la possibilità di portarsi in avanti, considerando anche che la difesa a zona era qualcosa ancora da concepire. Ognuno aveva da puntare il proprio uomo, senza tanti complimenti. Invece sullo stesso metro quadrato di erba nell’area di rigore si trovarono prima un terzino e poi l’altro, ed entrambi sapevano di avere una sola cartuccia da sparare: fecero centro.
Al gol di Schnellinger – al secondo minuto di recupero, cosa incredibile per quei tempi - tutta l’Italia maledì il tedesco, ma con il senno di poi la storia del calcio lo può solo ringraziare perché senza quel gol tutto sarebbe finito con un 1-0 per l’Italia alla fine di una partita non esaltante. Invece Karl-Heinz regalò emozioni che non si sono ripetute più, fino ai mondiali di Spagna del 1982.
L'esultanza al gol di Boninsegna. "Foto di El Gráfico, 17 giugno 1970. Foto di autore sconosciuto / El Gráfico. Immagine di pubblico dominio tratta da Wikimedia Commons
Con i tedeschi favoriti nel pronostico e sostenuti dal pubblico, si parte e non si fa in tempo a prendere le misure che l’Italia è già in vantaggio. Boninsegna dopo aver tenuto alla larga anche Riva azzecca un tiraccio dal limite dell’area e gela Maier. Ma c’è ancora tutta la partita davanti. Ed è una partita di sofferenza perché gli azzurri badano solo a fermare i tedeschi, con una rete di passaggi senza ambizioni offensive.
Schnellinger in spaccata ha segnato l'1-1, qui il difensore all'aeroporto di Amsterdam con Rivera Foto di Eric Koch / Anefo Nationaal Archief (Paesi Bassi), Numero di componente 921-7292. Licenza: Creative Commons CC0 1.0 Universal Public Domain Dedication
Il cronometro gira e sembra fatta. Invece no. La consuetudine di allora era che passato il 90° l’arbitro facesse trascorrere giusto qualche secondo di recupero prima di chiudere le ostilità. Invece Yamasaki la tira lunga per due minuti. Una rimessa laterale, Grabowski lancia lungo in mezzo all’area dove Schnellinger è perfettamente solo, nessuno lo marca. Perché chi mai avrebbe dovuto marcare un difensore?
Il pallone è lungo, difficile da raggiungere, ma il terzino si produce in una spaccata da ginnasta, tocca di destro e segna un gol imparabile. Cosa facesse lì Schnellinger non lo ha mai capito nessuno, oggi si direbbe la forza della disperazione ma forse tutti erano nella confusione totale.
Supplementari, tutto da rifare, con il morale a terra per l’Italia e alle stelle per la Germania. Gli effetti si vedono subito. Innocuo colpo di testa tedesco in area, gran pasticcio della difesa che mette Albertosi in difficoltà e Muller si avventa su una palla morta trasformandola in gol, al rallentatore.
Muller ha segnato il gol dell'1-2, qui la statua in bronzo dedicata alla leggenda del calcio Gerd Müller, situata sulla spianata di fronte all'Allianz Arena a Monaco di Baviera Foto di KunstwerkstattMuenchen, rilasciata sotto licenza CC BY 4.0
Crolla il mondo. Invece si ritorna nel famoso metro quadro di erba in area di rigore. Punizione lunga in area, maldestra respinta di Held che mette la palla sui piedi di Burgnich. Perfettamente solo, il terzino di sinistro mette in rete. Vale lo stesso discorso, difficile capire perché Burgnich fosse anche lui in attacco, nello stesso metro quadro.
Il terzino Burgnich ha segnato il 2-2, qui a destra di fronte ad Haller nello spareggio per lo scudetto 63/64. Foto originaria dell'archivio FIGC, caricata da Blackcat. Pubblico dominio in Italia / CC-PD-Mark.
Ma siamo lontani dalla fine. E’ il momento di rombo di tuono, Gigi Riva, che riceve da Domenghini e segna un gol da antologia del calcio, una cannonata che schianta Maier. Un capolavoro da grande campione. Però manca ancora tutto il secondo supplementare.
Il gol del 3-2, qui con Albertosi, compagni in azzurro e nel Cagliari Autore: LaPresse Licenza: Pubblico dominio in Italia (Fotografia generica/semplice i cui diritti esclusivi di sfruttamento economico sono scaduti dopo vent'anni dalla data di produzione, ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633)
Sono sempre gli azzurri a mettersi in difficoltà da soli. Calcio d’angolo, Albertosi come da manuale del calcio si mette sul secondo palo, sul primo si piazza Rivera. Colpo di testa di Seeler, innocuo se non fosse intervenuto il falco Muller a mettere in rete facendo passare la palla fra il palo e Rivera, che guarda senza intervenire.,_Bestanddeelnr_929-9831-wdtr.jpg)
Di Muller anche il gol del 3-3, qui con il portiere Maier durante la partita d'addio al calcio di Johan Cruijff Foto di Koen Suyk / Anefo (collezione fotografica dell'archivio nazionale olandese Nationaal Archief) L'opera è rilasciata nel pubblico dominio (CC0 1.0 Universal Public Domain Dedication
Albertosi è allibito, Rivera va verso il centrocampo alla chetichella prima che il suo portiere lo picchi. Ma in 60 secondi ultimo ribaltone, cross di Boninsegna al centro e proprio Rivera, anche lui lì quasi per caso, calcia e mette dentro. Il povero Maier impazzisce di rabbia, il portiere tedesco non ne può più. E non ne può più nemmeno l’arbitro che finito il supplementare fischia senza correre rischi con altro recupero.
Rivera nella leggenda con il gol del 4-3, qui con l'amico e rivale Schnellinger all'aeroporto di Amsterdam Foto di Bert Verhoeff / Anefo, rilasciata dal Nationaal Archief sotto licenza CC0 1.0 Pubblico Dominio via Wikimedia Commons
Dallo sport si passa alla leggenda. In piena notte le città italiane si riempiono di cortei di auto e di feste improvvisate. Non sarebbe più accaduto fino ad Italia-Argentina 2-1 del 1982. Italia-Germania 4-3 diventa icona del calcio, simbolo del coraggio e della passione di quei campioni, italiani e tedeschi. Molti anni dopo, siamo nel 1990, il regista Andrea Barzini ne trae un film in cui narra dei giovani di quel tempo, delle loro illusioni, dell’amicizia, degli anni di piombo.

Il Brasile campione del mondo 1970 (cr. El Grafico Wikimedia commons)
Il mondiale non è finito ma lo è per gli azzurri. Provati dalla battaglia con i tedeschi, arrivano stanchi e appagati alla finale con il Brasile di Pelè. La disparità fra le squadre è evidente, nonostante Boninsegna permetta di chiudere il primo tempo in parità. Poi i brasiliani dilagano e chiudono 4-1. La Coppa Rimet, vinta per la terza volta, resta per sempre in Brasile. Ma nella storia con quella semifinale ci resta per sempre l’Italia.
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