Zaire, un calcio contro gli assassini
Il cartellino giallo di Rainea contro Ilunga (fotogramma da youtube)
Mondiali 1974, il terrore dietro la punizione al contrario
E’ stato zitto per un quarto di secolo abbondante mentre il mondo lo gettava nel ridicolo. Ha raccontato la verità solo nel 2002 quando l’uomo che minacciava di sterminare lui, la sua famiglia e i compagni era morto da un pezzo. Quest’uomo, un campione vero, un campione di coraggio, si chiamava Joseph Mwepu Ilunga e di mestiere faceva il calciatore.
Non uno di quei calciatori che appaiono sempre in televisione e girano con le auto sportive, piuttosto un perfetto sconosciuto, poco incline al gol visto che è un difensore. Però Ilunga ad un certo punto crede di essere arrivato a un passo dal paradiso. E’ il 1974 e la sua nazionale, lo Zaire, è qualificata ai mondiali di Germania. Qualsiasi calciatore, compresi quelli delle nazionali senza alcuna possibilità di successo, vede nel mondiale un’occasione di promozione personale. La mia squadra viene eliminata subito ma io faccio bella figura e qualcuno in Europa mi mette sotto contratto, questo è il ragionamento.

La nazionale dello Zaire nel 1974 (dalla pagina Fb Il mondo nel pallone)
E’ la speranza anche dei convocati dello Zaire che partono per la Germania con poca nostalgia per il proprio Paese, uno degli stati più ricchi di materie prime al mondo ma messi peggio quanto a benessere e sicurezza. Sono soggetti a un dittatore – Mobutu - che confonde il bilancio dello Stato con il proprio conto corrente personale e conserva il potere con uno spietato regime di polizia non facendosi scrupolo della violazione dei più basilari diritti umani, godendo della protezione di alcune fra le maggiori potenze occidentali preoccupate del controllo delle materie prime del territorio africano uscito dalla colonizzazione. Meglio un ladro-fantoccio al potere piuttosto che un idealista interessato al progresso della propria nazione, questo il solito ritornello del post-colonialismo.

Un'azione di Scozia-Zaire 2-0 (cr. German federal archives Wikimedia commons)
Per Ilunga e compagni in maglia giallo-verde però il mondiale tedesco prende una brutta piega. Si parte con una sconfitta onorevole con la Scozia, 2-0, ma subito dopo arriva la rotta completa con la Jugoslavia: 9-0. Soliti titoli dei giornali che trasportano la partita dal calcio al folklore, e soliti interrogativi sull’opportunità di inserire gli africani in un mondiale a 16 squadre.

Mobutu con il sottosegretario alla Difesa degli Stati Uniti Weinberger (cr. F. Hall Wikimedia commons)
Chi non la butta sul ridere è Mobutu che come tutti i dittatori ossessionati dal culto della personalità attribuisce allo sport un grande potere di propaganda. Pochi mesi più tardi sarà lo stesso Mobutu a ospitare a Kinshasa il match mondiale di boxe fra Muhammad Alì e Foreman. Sul manifesto si legge, in francese: “Un dono del presidente Mobutu al popolo zairese e un onore per l’uomo nero”. Morale: io sono il capo, voi i sudditi, è vostro dovere amarmi e obbedirmi.

Il manifesto di presentazione della sfida di boxe
Le speranze dello Zaire di continuare il cammino sono esaurite, l’eliminazione è certa, il pericolo è rimediare un’altra figuraccia mondiale considerando che la terza e per fortuna ultima partita è contro il Brasile. I sudamericani non sono più quelli di Pelè ed escono da due pareggi, per andare alla seconda fase devono vincere con almeno tre gol di scarto. Questo lo sanno anche in Africa e prima della partita la squadra riceve la visita di alcuni sgherri di Mobutu. Il messaggio è semplice e diretto: se perderete con un punteggio peggiore del 3-0 non tornerete a casa perché sarete uccisi e moriranno anche le vostre famiglie. Altro che contratto con squadre europee.

La nazionale del Brasile nel 1974 (dalla pagina Fb La nostra serie A negli anni 70)
Gli zairesi sanno bene che le parole di Mobutu vanno prese alla lettera. In patria la tortura e l’omicidio sono pratica quotidiana, il momento è terribile. E’ il 22 giugno, sabato, e gli undici che scendono in campo al Parkstadion di Gelsenkirchen sono undici giovani uomini terrorizzati. Giocano per la vita loro, delle loro mogli e dei loro figli. Le cose sembrano andare nel modo giusto, bisogna limitare i danni perché vincere è impensabile. Il Brasile in effetti ne mette tre e a quel punto sembra essersi messo il cuore in pace con il passaggio del turno in tasca. Ma a cinque minuti dalla fine tutto crolla. Calcio di punizione per il Brasile alcuni metri fuori dall’area e Rivelino si prepara a tirarlo.

Rivelino in allenamento durante i mondiali (cr. Mieremet Anefo Wikimedia commons)
Rivelino non è più quell’esplosione di potenza però resta uno dei migliori specialisti di punizioni nel mondo. Gli africani organizzano una barriera che sembra un muro di Berlino ma quando hai a che fare con Rivelino non puoi dare niente per scontato, prendere gol significa morire.

La punizione al contrario di Ilunga (dalla pagina Fb Altro calcio anni 80-90)
I brasiliani tergiversano un po’ prima di battere, parlottano fra loro, cosa che rende ancora più sinistra la situazione. Ad un certo punto Ilunga esce dalla barriera, corre verso il pallone piazzato per la punizione e lo calcia lontano. Tutti restano attoniti, i brasiliani si guardano in faccia e qualcuno ride. Non ridono gli africani e non ride nemmeno l’arbitro. E’ il rumeno Rainea, uomo espertissimo, miglior arbitro nella storia del calcio rumeno, che però in quella circostanza deve fare ricorso a una certa dose di immaginazione per risolvere una situazione non prevista nemmeno nelle pieghe del regolamento. Usa il buonsenso e tira fuori il cartellino giallo con Ilunga mai così contento di prendere un’ammonizione.

1982, la marcatura di Gentile su Maradona (cr. El Grafico Wikimedia commons)
Giusto per curiosità, Rainea è lo stesso arbitro che otto anni più tardi dirigerà in Spagna Italia-Argentina, la partita finita 2-1 che lancerà gli azzurri verso il titolo e nella quale si ricorderà ancora più dei gol la marcatura di Gentile su Maradona.
Intanto in Germania la pallonata insensata di Ilunga serve a perdere un po’ di tempo e a far calare la concentrazione dei brasiliani che alla fine sparano la punizione sulla barriera. Finisce 3-0 e nessuno viene ammazzato. In perfetta sincronia con il triplice fischio finale parte il dileggio nei confronti di Ilunga, additato insieme ai compagni come un personaggio bizzarro che va ai mondiali senza nemmeno conoscere le regole del calcio. Difficile crederlo, visto che lo Zaire ha appena vinto la Coppa d’Africa.

La figurina di Mwepu Ilunga (Wikimedia commons)
La macchina della risata va avanti da allora fino a quando lo stesso difensore africano rivela la verità. Mobutu è morto nel 1997 in Marocco per un tumore e nel 2002 Ilunga spiega cosa stava dietro a quel calcio assurdo. Adesso può farlo, la situazione del suo Paese, nel frattempo non più chiamato Zaire ma Congo, non è di molto migliorata però almeno la sua famiglia e i compagni non sono più direttamente minacciati. Il difensore Ilunga è morto nel 2015 e il calcio mondiale non lo ha onorato come avrebbe meritato. In nazionale non ha segnato nemmeno un gol però ha preferito farsi credere pazzo pur di salvare la vita a se stesso, ai compagni e a tutte le famiglie. Anche lui meriterebbe un posto nella galleria degli eroi del pallone.
Riproduzione riservata