Bregović, felice della gente che balla

Bregović, felice della gente che balla

La scenografia del concerto di Bregović, qui a Nis in Serbia (cr. Miomir Magdevski Wikimedia commons)

La sua musica mescola ancora le culture diverse del dopo Tito

Una ragazza vede un uomo che da giorni prega davanti al muro del pianto di Gerusalemme. Ha l’opportunità di chiedergli perché lo fa. Lui risponde che da sessant’anni prega perché ebrei, cristiani e musulmani vivano in pace. E che è successo, chiede la ragazza? Io sono sempre solo davanti al muro.


Il muro del pianto a Gerusalemme (cr. patano Wikimedia commons)


Inizia con questo aneddoto il concerto di Goran Bregović, musicista e compositore visionario al Teatro Duse di Bologna. Nato a Sarajevo nel 1950, è un personaggio che con l’Orchestra dei funerali e dei matrimoni mescola rock, folklore slavo, musica gitana, polifonie sacre e vitalità balcanica, costruendo ponti tra realtà diverse.


Goran Bregovic a New York (Wikimedia commons) 


Dopo un funerale in Bosnia si mangia e si suona. Per questo la sua musica unisce spiritualità e mondi dell’anima e della vita. Vestito con una lunga gonna e giacca bianche, non secondo il costume della sua terra ma come simbolo di pace e fratellanza tra i popoli. E’ lo spirito di questo musicista che ha vissuto sulla pelle la guerra in Bosnia tra il 1992 e il 1995 con l’assedio di Sarajevo e il massacro di Srebrenica con il genocidio di 7.500 uomini e ragazzi uccisi dalle forze serbo bosniache. Periodo terribile di pulizia etnica.

Le pietre tombali nel cimitero della strage di Srebrenica (cr. M. Bucker Wikimedia commons)

I serbi-bosniaci avviarono operazioni per ripulire i territori dai non serbi, con espulsioni e massacri. Dopo la morte di Tito la Jugoslavia si era divisa in guerre fratricide che hanno impedito agli artisti di manifestare la propria creatività. Bregović abbandonò la sua terra. Ora vive tra Parigi e Belgrado, in continue tournèe internazionali. Con un’orchestra di otto musicisti eccezionali penetra nel profondo, agita i gesti e le menti. Accoglie suoni e melodie che provengono da tutto il mondo.

Il regista e musicista Emir Kusturica (cr. Medija center Beograd Wikimedia commons)

E’ un’icona di una universalità insolita in questi tempi divisivi, per questo il pubblico lo ama e lo segue. Per Emir Kusturica, musicista e regista serbo-bosniaco, vincitore del Leone d’oro al Festival di Venezia, ha musicato Underground nel 1988 e Il Tempo dei gitani nel 1995. In seguito i due hanno preso strade diverse.

Il pubblico al concerto di Bregović a Cluj Napoca in Romania (cr. L. Nuta Wikimedia commons)

A Bologna Goran si sente a proprio agio. Bianco di marmi, il Teatro Duse ha un’acustica perfetta per gli ottoni, i cori balcanici, per le voci bulgare, le chitarre e le percussioni. Dedicato all’attrice Eleonora Duse, costruito nel 1898 e restaurato tra il 1986 e il 2003, è il più grande teatro di prosa dell’Emilia Romagna, dove hanno debuttato fra gli altri Vittorio Gassman, Dario Fo e Carmelo Bene. I musicisti trasmettono energia e contenuti multietnici tanto che alcuni del pubblico iniziano a ballare trascinati da un ritmo incalzante.


Il Teatro Duse di Bologna (Wikimedia commons)


Le sue origini trasmettono una storia composita. La madre era serba e il padre croato membro dell’Armata Popolare Jugoslava. Ha vissuto con la madre nella parte musulmana di Sarajevo mescolando culture e religioni diverse. Dice di lui un critico: “La sua musica salta in alto nei cieli della fantasia e del gioco ma sa sporcarsi le mani con le pene della vita; diverte e commuove, sogna e si strugge in un mutevole paesaggio sonoro di fanfare gitane, suoni elettronici e di fiati dolenti”.

Anche le voci bulgare sul palco con Bregovic (Wikimedia commons)

Goran dice della sua musica: “E’ meglio una banda gitana stonata che una musica imbalsamata”. Il successo di questo musicista fa riflettere soprattutto nel pensare che la guerra lo ha costretto ad andarsene da un luogo che amava e dove gli artisti si esprimevano a loro piacimento. E Goran Bregović trasmette amore per la libertà e per un’accoglienza che fa stare bene chi l’ascolta. Il Premio Tenco alla carriera sottolinea la celebrità creata in anni di intenso lavoro.


Tutta la band di Bregović sul palco (cr. Grimlock Wikimedia commons) 


C’è nostalgia nelle sue parole. In Bosnia dice che non potrebbe più vivere, perché non ci sono le condizioni e gli strumenti di cui c’è bisogno per fare musica. Lui è solo un musicista, le guerre le fanno i soldati; la musica può solo accompagnare e dare sollievo ai difficili problemi dell’oggi. E afferma che quando vede il pubblico ballare grazie alla sua musica, è felice. Per alcune ore è riuscito a trasmettere serenità.

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