Franco Cerri, l'artista in ammollo

Franco Cerri, l'artista in ammollo

Il chitarrista Franco Cerri in una foto del 2015 (cr. Roberto Priolo Wikimedia commons)

Il grande musicista tra jazz club e vasche da bagno

Nel 2026 ricorre il centenario della nascita del musicista jazz Franco Cerri, notissimo negli anni 60 e 70 anche per la sua attività nel mondo della pubblicità. Lo ricordiamo con questo articolo di Giordano Gasparini.

I non più giovani ricorderanno Carosello, che ci accompagnava bambini prima del sonno. Tra le più famose e riuscite reclame, come le chiamavano allora, c’era il detersivo Bio Presto, con protagonista quello che venne chiamato “l’uomo in ammollo”, che rivolgendosi alle massaie di tutta Italia diceva: “Nooooo, non esiste sporco impossibile”.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              Franco Cerri in ammollo per Carosello (dalla pagina Fb Roberto Bosco)
                                                                                                                                                                                                                                                                                        Ebbene quell’uomo era uno tra i più noti musicisti jazz di quegli anni, che per arrotondare i non certo ricchi introiti dei concerti jazz, aveva tentato la strada della pubblicità televisiva. E’ il musicista jazz quello che ora ci interessa. Il suo stile da subito mostra un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile, segnato da un costante entusiasmo, restato immutato per tutta la sua lunga attività artistica, durata fino all’età di 95 anni.

Franco Cerri nasce a Milano nel 1926, è autodidatta e, dopo i più svariati lavori quali muratore e ascensorista, a vent’anni si fa notare alla chitarra e al contrabbasso nei fecondi ambienti jazz milanesi dopo una prima esibizione radiofonica a Radio Tevere voce di Roma Liberata.

Gorni Kramer fra Garinei e Giovannini (Wikimedia commons)

La prima possibilità gli viene data da Gorni Kramer, che in quegli anni Quaranta godeva di grande notorietà e dopo averlo sentito suonare lo invita ad incidere e ad esibirsi con alcune star di quegli anni come il Quartetto Cetra e Natalino Otto.


Il Quartetto Cetra (cr. Stefan Kragujevac Wikimedia commons)

Dotato di un innato humor, resta famosa la sua battuta, quando durante una registrazione con Gorni Kramer, Natalino Otto per saggiare la sua cultura gli chiese di dirgli dove si trovano i Pirenei. Cerri improvvisa una risposta e imitando la voce di Gilberto Govi risponde “i Pirenei si trovano se si cercano. Ma se non si cercano no”. Kramer fu talmente colpito dalla battuta che decise di lasciarla nella registrazione del disco.


Gilberto Govi in scena con Fulvia Mammi (da Radiocorriere Tv, 1962 Wikimedia commons)

Da quel momento la sua carriera musicale diventa inarrestabile, suona nei più importanti festival jazz internazionali, in Italia dal 1956 al Festival Jazz di Sanremo, nato proprio come contraltare al più famoso festival della canzone italiana, insieme agli amici musicisti di sempre, quali Glauco Masetti, Gil Cuppini, Flavio Ambrosetti, Gianni Cazzola, Renato Sellani.

Uno dei fenomeni più rilevanti per la diffusione e la produzione del jazz in Italia è la nascita degli hot club, circoli del jazz fondati in grandi e piccoli centri da appassionati e musicisti con  l’intenzione di fare conoscere e pubblicizzare la musica jazz attraverso concerti, audizioni, serate di incontro, bollettini informativi.


Il Franco Cerri quintet, con De Luca, Baiocco, Presti e De Piscopo (CoolJazz5 Wikimedia commons)

Franco Cerri frequenta regolarmente i jazz club milanesi. Partecipa già nel 1946 all’inaugurazione  dell’Hot Club Milano insieme a Gorni Kramer, successivamente aprono il Santa Tecla,  luogo del jazz più tradizionale, e la Taverna Mexico, dove suonano musicisti più aggiornati, tra tutti proprio Franco Cerri e Gianni Basso.

Gli hot club sono anche luogo di accanite discussioni tra, chiamiamoli così, tradizionalisti e modernisti. La rivista “Musica Jazz”, incoraggia la loro nascita in tutto il territorio italiano, dedicando un’apposita rubrica, dispensando consigli e garantendo appoggio organizzativo.


Louis Armstrong (cr. Warnecke e Schopenbaechler Wikimedia commons)

In Italia, verso la fine degli anni Quaranta, sono circa cinquanta, la maggior parte organizzati nel nord Italia. Arrivano in Italia anche i grandi protagonisti della scena jazz internazionale e tra il 1949 e il 1951 si esibiscono a Milano Louis Armstrong e Duke Ellington e possiamo essere certi che Franco Cerri era presente tra il pubblico.


Livio Berruti alle olimpiadi di Tokyo, 1964 (Wikimedia commons)

La sua è dunque una biografia straordinaria, con contatti non solo con musicisti, ma appassionati di jazz quali l’oncologo Umberto Veronesi, il giornalista e divulgatore Piero Angela, il regista Pupi Avati, Gualtiero Marchesi, come pure tra gli sportivi Gianni Rivera e Livio Berruti.

La sua prima influenza chitarristica è Django Reihnardt, poi con l’evoluzione del suo stile guarda pure a Barney Kessel e Wes Montgomery. Con il passare degli anni diventa il musicista jazz più noto all’estero e suona, oltre che con gli amici milanesi, con alcuni dei più importanti musicisti jazz internazionali: Gerry Mulligan, Chet Baker, Lee Konitz. Corteggiato anche dalla televisione italiana è ospite della trasmissione Senza Rete con Mina e in Non Stop con Nicola Arigliano, dove si esibisce insieme al Quartetto Cetra e Renato Carosone.


Il jazzista e attore Nicola Arigliano, 1960 (Wikimedia commons)

Memorabili le sue partecipazioni internazionali, nel 1961, invitato dallo storico del jazz Joachin Ernst Berendt al festival jazz di Berlino con la European All Stars e nel 1962 al festival jazz di Lugano a capo di una Italian All Stars con Gianni Basso, Enrico Intra e Giovanni Tommaso.

La sua attività concertistica e discografica continuerà negli anni successivi, realizzando collaborazioni anche con i musicisti delle nuove generazioni quali Gianluigi Trovesi e Tullio De Piscopo e più recentemente con Stefano Bollani e Paolo Fresu; inoltre insieme a Enrico Intra negli anni 80 inizia una attività didattica presso i Civici Corsi di Jazz di Milano.


Il pianista Stefano Bollani (cr. Ccpe Rosario Wikimedia commons)

Nonostante questa straordinaria storia artistica e musicale Franco Cerri rimarrà sempre “l’uomo in ammollo” e così raccontava questa sua esperienza.

“A un certo punto della carriera mi sono messo a fare le musiche  per le pubblicità, i cosiddetti  jingle, quindi in vasca da bagno ci sono finito frequentando quell’ambiente. Per il ruolo di testimonial come concorrente c’era anche l’attore Peter Sellers. Alla fine  di tanti test è emerso che avevo un volto rassicurante per la massaia media. E così la cosa si è fatta ed è andata avanti dal 1968 al 1977. L’effetto vasca veniva creato con un gioco di specchi. Per cui c’era la vasca e io stavo dietro”.


Pagina pubblicitaria con Franco Cerri (dalla pagina Fb Fabio Zanardi)

Franco Cerri ha continuato a suonare fino ad oltre novant’anni, e proprio per festeggiarli gli amici musicisti gli hanno organizzato una grande festa-concerto al Teatro dal Verme di Milano dove ha eseguito un emozionante duetto con l’altro novantenne Piero Angela.

Franco Cerri scompare a Milano il 18 ottobre del 2021 all’età di 95 anni. Nel 2022 viene realizzato il documentario “L’uomo in bemolle” con la regia di Nanni Zedda e con il racconto affidato ad Alessandro Haber che, nei panni di un giornalista, ricostruisce le vicende artistiche e umane di Franco Cerri, avvalendosi fra gli altri di interviste con Ennio Morricone, Stefano Bollani, Gino Paoli e Dario Fo. Buon compleanno, Franco.

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