Le tragedie di Lolita e Bassano

La cantante Lolita (dalla pagina Facebook "Lolita fu cantante Graziella Franchini - richiedenti giustizia)
Ultimi a Sanremo, poi un baratro di sangue
C'è chi in Sanremo ci credeva, c'è chi ci ha provato, c'è chi sperava di avere una svolta nella propria carriera artistica, c'è chi dal mondo della canzone non è stato emarginato ma ha voluto andarsene con le proprie gambe. Alcune delle storie narrate sono storie amare, alcune sono drammatiche, forse addirittura tragiche, altre sono storie normali, forse addirittura belle.
E’ una sensazione strana, quella che si prova osservando la figurina numero 137 della Raccolta cantanti 1972 della Panini. Una bella ragazza dal caschetto biondo, minigonna significativa, stivali bianchi a coprire le ginocchia, camicetta aderente, in un curioso scenario di campagna. Una combinazione di modernità e ruralità, di malizia e di ingenuità che segnerà la vita di Graziella Franchini, in arte Lolita.
Le copertine dei 45 giri di Lolita e Bassano
Graziella nasce il 5 gennaio 1950 a Castagnaro, un paese della bassa veronese, e dopo essere stata notata dal maestro Franco Chiaravalle ottiene un contratto discografico con la etichetta Magic di Mara Del Rio (Maria Di Paola all’anagrafe), ex cantante diventata produttrice alla fine della carriera, a cui Lolita resterà legata da una profonda amicizia per tutta la vita.
La ragazzina
E’ proprio la Del Rio, appena la vede, a pensare alla protagonista del romanzo di Nabokov per il nome d’arte: Graziella ha 15 anni, un fisico minuto ma una voce, in particolare sui timbri alti, davvero impressionante, garanzia di un futuro successo nel mondo della musica leggera.
A Sanremo - in una edizione particolarmente sbiadita tanto da essere definito “Festival della mutua” che, per le solite beghe organizzative, vedrà la sola serata finale trasmessa dalla Rai e la vittoria di Peppino Di Capri con Un grande amore e niente più - Lolita arriva dopo i buoni risultati del Festival di Napoli e di Un disco per l’estate 1969 e 1971.
Al discreto successo canoro si affianca una certa notorietà televisiva, grazie alle apparizioni negli spot di Carosello, prima in coppia con Renato Rascel, poi da sola, per l’aperitivo Very Cora americano.
La canzone portata al Festival si intitola Innamorata io? - ancora il richiamo ad una ferita sentimentale - è scritta da Alessandro Celentano, fratello maggiore di Adriano, e dall’immancabile Franco Chiaravalle, il suo mentore musicale, compositore specializzato in canzoni napoletane, genere con il quale Lolita si confronterà in più occasioni, e autore delle colonne sonore di alcuni film di Nino D’Angelo.
Uscita di scena
Il brano non supera le eliminatorie e dalla sera del 9 marzo 1973 incomincia per Lolita una fase discendente, che la porta di fatto ad una completa uscita di scena, complici storie sentimentali poco felici.
Un ritratto fotografico di Lolita (cr. Wikimedia commons)
Lolita ricompare nella prima metà degli anni Ottanta a Lamezia Terme, scelta come base logistica per una intensa attività di serate tra feste di piazza e villaggi turistici. I palcoscenici non sono all’altezza del Salone delle feste del Casinò di Sanremo, ma la voglia di cantare e di esibirsi davanti ad un pubblico è tanta. Torna anche ad incidere un singolo dal titolo beneaugurante, Sei la felicità, improbabile miscela tra Comprami di Viola Valentino e Mamma Maria dei Ricchi e poveri.
Il sogno spezzato
A Lamezia Lolita dopo aver vissuto in albergo si trasferisce in una villetta in un residence e intreccia a partire dal 1985 un rapporto sentimentale con un medico del luogo. Tutto sembra andare per il meglio ma il 27 aprile del 1986, preoccupato per un appuntamento mancato e in assenza di notizie, un amico si reca nella sua abitazione. Lì, nel bagno, viene trovato il corpo di Graziella, orrendamente massacrato a colpi di coltello e con il collo di una grossa bottiglia.
Le indagini puntano immediatamente sulla pista passionale, indirizzandosi su una ragazza e sulla madre. La giovane è fidanzata ufficialmente con il medico da diversi anni e progetta le nozze. Madre e figlia dopo due anni di carcere vengono assolte per insufficienza di prove dalla Corte di Assise, e poi con formula piena nei successivi gradi di giudizio.
Pochi all’addio
Ai funerali di Lolita, al cimitero Maggiore di Milano, parteciperanno un centinaio di persone. Unici volti noti del mondo musicale Tony Dallara e Mario Tessuto.
L’omicidio di Graziella Franchini, dunque, resta un delitto irrisolto, un cold case come si direbbe oggi. Del caso Lolita si occuperanno due trasmissioni televisive di successo come Telefono giallo di Corrado Augias nel 1989 e Il giallo e il nero, condotta da Cesare Bocci, il Domenico “Mimì” Augello della serie televisiva Il commissario Montalbano, nel 2013.
Ancora oggi una pagina facebook, “Lolita fu cantante Graziella Franchini – richiedenti giustizia”, cerca di tenere vivo il ricordo di Graziella, proponendo la riapertura del processo.
Il baffone padano
Evidentemente non spira un’aria fortunata la sera del 9 marzo 1973, al Festival di Sanremo, perché insieme a Lolita, si esibisce, anch’egli esordiente, Antonio Bassano Sarri, detto Bassano, destinato a condividere con la sua collega un destino drammatico.
Fa un certo effetto pensare che con loro debuttano Drupi, Dori Ghezzi e Roberto Vecchioni e che tre grandi della canzone italiana come Ivano Fossati, Lucio Dalla e Antonello Venditti vengono bocciati dalla Commissione incaricata di selezionare i brani.
Bassano ha 27 anni, è originario di Zorlesco, una frazione del comune di Casalpusterlengo, e alla grande passione per la musica – oltre a cantare suona chitarra e organo - affianca l’attività di grossista di orologi.
Non abbiamo molte immagini di Bassano, se non le copertine dei suoi, non numerosi, dischi. La corporatura è robusta, sul viso spiccano due baffi notevoli, secondo la tendenza del momento, e delle folte sopracciglia.
Se certamente non può puntare sulla leva estetica né su un solido appoggio discografico, il ragazzo ha però una discreta gavetta alle spalle, in particolare con il gruppo beat piacentino de I Farnesi, con i quali batte balere e dancing della zona.
Il pezzo proposto a Sanremo si intitola Cara amica, scritto da un autore sperimentato come Francesco Specchia (cui si devono Il cane di stoffa incisa da Pino Donaggio e Come ti vorrei di Iva Zanicchi) e da due musicisti-arrangiatori quali Paolo Prencipe, coautore di Linda bella Linda dei Daniel Santacruz Ensemble, e Vitaliano Caruso.
La voce non manca, con qualche interessante nota soul, e non manca neppure una certa inflessione basso lombarda. La canzone, però, non è proprio di grande livello, e anche le cronache del Festival non paiono accorgersi più di tanto di Bassano.
Due vittime
Come spesso accade, la partecipazione a Sanremo non imprime la svolta desiderata alla carriera di Bassano. Inciderà ancora due singoli a fine anni Settanta e nel frattempo la vita privata non gli riserva grande serenità, con un matrimonio che si chiude male.
Arriviamo così a domenica 7 giugno 1992, quando Antonio Bassano Sarri, alle 7.45, decide di gettarsi sotto il treno nei pressi di Casalpusterlengo.
I parenti recatisi nella villetta bifamiliare a San Fiorano, al confine tra il lodigiano e la provincia di Piacenza, per recuperare degli abiti con cui rivestire il corpo, trovano, coperto da stracci, coperte e scatoloni, il cadavere di Rosalia Soccodato, trentaduenne della provincia di Salerno, la convivente di Bassano da un paio di anni.
La donna è morta per asfissia da soffocamento e sul suo corpo non vengono rinvenuti segni di violenza.
E’ stato Bassano ad ucciderla, la notte di due giorni prima, premendole sul volto un cuscino, dopo l’ennesima violenta lite in cui la donna gli aveva annunciato la decisione di andarsene via. Il litigio viene sentito dalla vicina di casa, alla quale Rosalia aveva confidato questa intenzione, ma il silenzio seguito alla discussione non aveva fatto pensare ad un epilogo così drammatico.
Bassano non poteva sopportare l’idea di un abbandono. Dopo il delitto, in preda al rimorso, aveva tappezzato la casa di messaggi che invitavano la compagna a non lasciarlo.
"Ultimamente Rosalia si era riavvicinata alla fede - racconta ai cronisti il parroco del paese, don Angelo Vida - probabilmente voleva farla finita con quella vita disordinata".
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