Riscoperti otto gioielli musicali
Maurizio Schiavo al violino nella Biblioteca Teresina dell'università di Pavia (cr. Pierino Sacchi)
Il “Demetrio” svela un Tartini quasi sconosciuto
Tutto è cominciato con una tesi di dottorato di ricerca. Grazie al lavoro di uno studioso dell’università di Padova, Juan Mariano Porta, è stato possibile riportare alla luce alcuni capolavori musicali prossimi a essere dimenticati. Si tratta delle triosonate di Giuseppe Tartini, artista del Settecento che porta la musica a chiudere l’epoca barocca e che ha avuto il violino come strumento principe, per il quale ha composto un brano passato alla storia, il Trillo del Diavolo, riservato ai virtuosi dell’archetto. Con le triosonate siamo in un mondo del tutto diverso; ci troviamo nel campo della musica da camera, pensata anche per esecuzioni domestiche.
"The sense of hearing" di Philippe Mercier sul frontespizio del Cd del Demetrio (Yale center for British art Wikimedia commons)
Il lavoro di ricerca di Porta ha trovato adesso espressione pubblica con la registrazione di otto di queste sonate a tre da parte del Demetrio, il gruppo musicale fondato dal violinista, violista e direttore d’orchestra Maurizio Schiavo, specializzato nelle esecuzioni con strumenti originali. Il cd uscito di recente è stato pubblicato da Brilliant. Accanto a Schiavo hanno suonato Ayako Matsunaga quale secondo violino, Antonio Papetti al violoncello e Danilo Costantini al clavicembalo.
Maestro Schiavo, com’è avvenuto l’incontro con Juan Mariano Porta, il ricercatore che ha curato l’edizione critica di queste sonate di Tartini?
Ci siamo conosciuti qualche anno fa a Padova durante la presentazione di un mio precedente Cd tartiniano. E’ stato un incontro fortunato: proprio le minuziose e appassionate ricerche di Porta, all’epoca non ancora note perché frutto recente della sua tesi di dottorato, hanno fatto chiarezza per la prima volta su queste composizioni. Bisogna tenere presente che le sonate, già nel ‘700, circolavano in edizioni “pirata” che ne avevano alterato profondamente il testo e, essendo rimaste sino ad oggi le principali fonti note di queste musiche, ne avevano impedito un’adeguata comprensione critica.
Ma è lecito parlare di capolavori ritrovati?
Direi di sì. Lavorare sull’edizione critica ci ha permesso innanzitutto di riscoprire le intenzioni autentiche di Tartini. D’altro canto queste sonate a tre si sono rivelate assai diverse, da un punto di vista stilistico, rispetto ai lavori per violino solo più noti al grande pubblico e agli studiosi: per me e i miei colleghi è stata una piacevole sorpresa scoprire un Tartini nuovo, ormai lontano dal barocco e vicino invece alla chiarezza e alla semplicità dello stile galante. Sono davvero felice, con la mia registrazione, di aver portato questa musica così particolare e piacevolissima all’attenzione degli appassionati.
Il maestro Schiavo durante una registrazione con il contralto Sara Mingardo (cr. Pierino Sacchi)
Quali difficoltà ha comportato l’esecuzione di questi brani?
Quando si tratta di Tartini di solito si pensa al virtuosismo trascendentale del “Trillo del Diavolo”, la sua composizione più nota. In realtà, dal punto di vista tecnico le sonate a tre non presentano difficoltà particolari, a parte le tipiche, e scomode, successioni di trilli che caratterizzano abitualmente la sua scrittura violinistica. Il lavoro più impegnativo è stato invece quello sull’interpretazione, proprio perché si tratta di musiche che escono dai tratti tipici dello stile tartiniano.
Il Demetrio proseguirà nella riscoperta del repertorio barocco?
Sicuramente. Intanto c’è l’intenzione di proseguire con la registrazione delle Sonate a tre di Tartini, di cui mi piacerebbe proporre poco per volta l’integrale. Un’altra area di ricerca su cui sto lavorando da un po’ di tempo è quella dell’oratorio della seconda metà del ‘600 tra Modena, Bologna e Ferrara, che è ancora ricca di autentici capolavori inediti che attendono solo di essere ascoltati.
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