Supereroi, missionari e “cuccatori”

Supereroi, missionari e “cuccatori”

La custodia di "Grand prix", incisa da Rino Martinez con i Superobots

Da Sanremo la parabola di Rino e Mimmo  

C'è chi in Sanremo ci credeva, c'è chi ci ha provato, c'è chi sperava di avere una svolta nella propria carriera artistica, c'è chi dal mondo della canzone non è stato emarginato ma ha voluto andarsene con le proprie gambe. Alcune delle storie narrate sono storie amare, alcune sono drammatiche, forse addirittura tragiche, altre sono storie normali, forse addirittura belle.

A differenza delle esibizioni di molti cantanti del passato, delle quali non disponiamo di immagini, il video della performance di Gaspare, in arte “Rino”, Martinez il 29 gennaio 1982 (giorno del suo ventinovesimo compleanno) sul palcoscenico del Teatro Ariston di Sanremo è a disposizione di chiunque ne voglia godere.

La visione mette i brividi nella schiena: Martinez indossa un abito di raso azzurrino a metà tra la tuta spaziale e la divisa da principe cadetto, cintura e stivaletti (provvisti di leggero tacco) bianchi. Il capello ricorda le chiome leonine dei calciatori sudamericani e non mancano i baffi, piuttosto in voga nel periodo. “I manager della Ricordi – racconta a distanza di tempo Rino – mi dissero che il vestito era costato due milioni di lire”.

Il principe pop

La canzone è un pop orecchiabile e la voce di Martinez si adatta bene alla freschezza del pezzo, decisamente anni Ottanta, con il testo vagamente nonsense e un ritmo facile, che il cantante segue con movenze un po’ meccaniche.

Gli autori del brano sono lo stesso Martinez per quanto riguarda la musica e un paroliere del calibro di Paolo Dossena, personaggio di riferimento della potente casa discografica Ricordi e a sua volta produttore ed editore, al quale si devono numerose canzoni per Dalida, Sylvie Vartan e Patty Pravo (una su tutte, Pazza idea).

A vincere l’edizione numero 32 di un Festival in netta fase di ripresa, condotto da Claudio Cecchetto e con il debutto di Vasco Rossi e Zucchero, è l’ex Pooh Riccardo Fogli, con Storie di tutti i giorni.

La carriera musicale di Martinez si snoda tra Palermo (la città dove nasce nel 1953) e Roma, con un passaggio a Rieti.

Rino inizia a suonare la chitarra a 14 anni con il complesso pop-melodico Il Teorema di Pitagora, con cui incide due 45 giri. Successivamente fa parte del gruppo dei Superobots, specializzato in sigle di cartoni animati; con loro incide nel febbraio 1981 il singolo Grand Prix e il campionissimo (lato B Daltanious). Poco dopo Martinez entra a far parte del Gruppo Aperto, la pattuglia di giovani artisti che riempie gli spazi musicali della trasmissione Domenica In condotta da Pippo Baudo.

Nell'estate del 1981 partecipa al Festivalbar, con la canzone, scritta sempre in coppia con Dossena, Caramella, dove non mancano iterazioni, anadiplosi e rime baciate (canta, canta, canta primavera/c’è chi aspetta e aspetta questa sera/l’ansia è forte, canta la mia sorte/lei sarà vestita di ginestre/e farà girare tante teste).

La svolta

Anche per Martinez il passaggio al Festival segna una svolta, ma in questo caso, almeno sotto il profilo umano, positiva.

L’anno successivo pubblicherà un nuovo singolo, Masticando (scritto con il maestro Aldo Tamborrelli), per poi dedicarsi, anima e corpo, all'impegno sociale e al volontariato, attività che si riflettono anche nel suo percorso musicale.


Martinez in uno dei suoi viaggi missionari in Africa (dal profilo Facebook)

Così, nelle pagine del suo sito, Rino racconta come è nato il suo amore per l’Africa, bimbo di nove anni, triste e infreddolito nel Collegio San Rocco di Palermo.

"Fu un periodo ricco di emozioni e di nuove significative conoscenze, tra queste due fratellini africani, provenienti dall'Etiopia - paese martoriato da atroci guerre e dalla miseria più nera. L'avere vissuto e condiviso insieme a loro un periodo della vita così intenso mi ha certamente aiutato a leggere il mondo, nelle sue diversità, con profondo amore e rispetto".

In realtà Martinez non abbandona completamente l’attività musicale: lascia una strada facile e commerciale per saldare la musica alla sua vocazione sociale e umanitaria.

Voce antimafia

Nel 1988 scrive e canta, insieme ai giocatori del Palermo Calcio, Fratello di strada, canzone dal messaggio anti-mafia e a favore dei ragazzi disagiati. Nel 1996 incide l'album Da qui al cielo, la cui canzone principale è dedicata a Paolo Borsellino ed è stata scritta in coppia con la sorella del magistrato, Rita Borsellino. Nel 2002 pubblica, insieme a Jovanotti, Ricordare Giovanni Falcone, prodotto dalla Fondazione Falcone, in occasione del decennale della scomparsa del giudice assassinato dalla mafia a Capaci.

Ma è nell’impegno attivo e concreto verso le popolazioni africane e i bambini in situazione di difficoltà che Martinez trova la sua nuova dimensione di missionario laico: fonda l'Associazione Missionaria Interculturale "Ali per volare" e fonda e promuove la "Giornata mondiale contro lo sfruttamento minorile", venendo anche nominato messaggero di pace Unicef.

Oggi Rino Martinez, temprato anche dall’aver sconfitto una grave malattia, prosegue nello sforzo di sostegno dei deboli, organizzando iniziative di raccolta di fondi come "Africa: missione possibile" e "Africa: Missione Cuore per la Vita", per finanziare progetti umanitari – in particolare medico-sanitari – destinati ai bambini della foresta equatoriale congolese.

Folletto danzante

Ha lasciato la terra troppo presto, Domenico detto Mimmo Mattia. Se ne è andato nel 2008, a cinquant’anni, a Milano, la città in cui era arrivato a pochi anni di età, seguendo la sua famiglia da Bitonto.

Aveva inciso il suo ultimo disco venti anni prima, per dedicarsi poi a tempo pieno all’attività di agente immobiliare.

Ma la sera del 6 febbraio 1981, seconda serata della XXXI edizione del Festival di Sanremo, Domenico Mattia ci dà dentro alla grande: prima ferma l’orchestra, lamentando problemi alla base musicale e costringendo Claudio Cecchetto ad una nuova presentazione, poi danzando scatenato sulle note del suo pezzo.


Uno spavaldo Mimmo Mattia per il 45 giri "Ma... perché io non becco"

E’ una edizione importante, quella del 1981, da molti considerato l’anno della svolta, il punto di partenza della rinascita del Festival, dopo l’appannamento del decennio precedente. Vince Carla Bissi, in arte Alice, con il brano Per Elisa, scritto da lei insieme a Franco Battiato e al maestro Giusto Pio, seguita da Loretta Goggi con Maledetta primavera e da Dario Baldan Bembo, interprete di Tu cosa fai stasera?

A portare al Festival Domenico è Renato Brioschi, più noto come Renato de I Profeti. Brioschi dopo una bella carriera sviluppata tra la  seconda metà degli anni Sessanta e la prima dei Settanta, prima con il gruppo de I Profeti (ricordiamo Ho difeso il mio amore, cover di Nights in White Satin dei Moody Blues, incisa anche da I Nomadi e Dalida e Gli occhi verdi dell’amore) e poi da solista (Lady Barbara, titolo anche di un musicarello), si è dedicato alla composizione e alla produzione, contribuendo anche alla scoperta e al lancio di Eros Ramazzotti, con il quale, insieme ad Alberto Minellono, scrive Terra promessa, il brano con cui il cantante romano vince a Sanremo nel 1984 la sezione Nuove proposte.

La canzone si intitola Tulilemble e a confezionarla sono Massimo Chiodi e lo stesso Renato Brioschi, già autore del singolo di esordio di Mattia, nel 1980, Ma… perché io non becco (dallo slang milanese “beccare”, sinonimo di “cuccare”, ossia avere successo con l’altro sesso). La casa discografica è la Polydor, ultima etichetta di Brioschi, sotto la cui ala, in quegli anni, incidono Angelo Branduardi, i Krisma e Umberto Balsamo.

Guascone sempre

Domenico pubblicherà un singolo nel 1987, Apriluscion, e un album, Gaffe, nel 1988, per la Carosello. Le copertine dei tre 45 giri rappresentano bene il carattere “casual” e guascone del ragazzo: nella prima, look alla Kevin Kline di Un pesce di nome Wanda, nella seconda compare con occhiali da sole, sigaretta in bocca, giacca a quadri gialli, pantalone bianco, mocassino nero senza calze; nella terza l’espressione è più assorta, abito tutto bianco e ancora sigaretta tra le dita. Costante delle tre immagini la mano sinistra infilata nella tasca dei pantaloni.

E’ la Milano degli anni Settanta, la città in cui cresce Mattia, la Milano dell’impegno politico e degli anni di piombo, ma lui è forse più in sintonia con lo spirito del decennio successivo, certamente più “leggero” ed edonista.

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