Bhopal, una tragedia mai conclusa

Bhopal, una tragedia mai conclusa

Una bambina nel perimetro della Union Carbide a tanti anni dalla tragedia (cr. Yann Wikimedia commons)

Ancora oggi in India gli effetti della catastrofe industriale

Fra le sostanze chimiche utilizzate in campo industriale, gli “isocianati” si distinguono per essere molto reattivi (e quindi molto efficaci), il che li rende però anche molto pericolosi per l’uomo: per questo l’Unione europea impone oggi forti limitazioni al loro uso.

Particolarmente tossico è l’isocianato di metile (che si indica con la sigla MIC), un solvente dal caratteristico odore di cavolo cotto utilizzato nella produzione di prodotti fitosanitari per la sua estrema volatilità. E’ una sostanza semplice, primordiale: nel 2015 la sonda europea Philae ne ha individuate, sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, alcune molecole.


Evidenziata la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (cr. ESO Wikimedia commons)


Ma la notte del 3 dicembre 1984, a Bhopal, in India, nei serbatoi della Union Carbide, di isocianato di metile ce n’erano 42 tonnellate. Una grande fabbrica, impiantata da una multinazionale americana già nel 1969, per la produzione dell’insetticida Carbaryl. Dava lavoro a tantissime persone tanto che con l’elasticità urbanistica tipica dei paesi in via di sviluppo non tardò a formarsi intorno ad essa un nuovo quartiere, una nuova baraccopoli.

Fra i ruderi della Union Carbide (cr. Julian Nyca Wikimedia commons) 

Alla fine del 1984 la fabbrica stava sospendendo le lavorazioni per scarsa redditività, ma tutti erano al corrente del pericolo costituito dal serbatoio di solvente, che doveva essere sorvegliato e mantenuto costantemente a basse temperature per evitare fuoriuscite.

La sera del 2 dicembre 1984 verso le 22 gli operai in turno si accorsero di un aumento di pressione del serbatoio, liquidato come malfunzionamento. Dopo circa un’ora avvertirono però bruciore agli occhi e alla gola, indice della presenza di una perdita come più volte era capitato. Alle 23.45 la perdita venne individuata e gli operai si riunirono intorno a un tè, come erano soliti fare, per decidere le modalità di intervento.

Lo stabilimento visto dall'esterno (cr. Frediani Luca Wikimedia commons)

Gli eventi precipitarono però velocemente: il fattore scatenante, si dimostrò poi, fu un guasto che aveva portato acqua nel serbatoio. In questa particolare condizione l’isocianato di metile scatena una violenta reazione con produzione di calore e conseguente aumento improvviso di pressione.

In poche decine di minuti termometri e manometri dell’impianto andarono fuori scala, gli operai videro una lastra di cemento rompersi, attivarono l’allarme e lasciarono l’edificio: la concentrazione in aria era diventata intollerabile.


I soccorsi agli intossicati (dalla pagina Fb The Bhopal saga)

Ricostruzioni scientificamente attendibili parlano della fuoriuscita di una gigantesca nube ascendente, direzionata dal vento verso una zona densamente popolata della città (da tutti oggi chiamata “spianata nera”) e depositatasi poi a livello del terreno (il Mic è più pesante dell’aria) a partire dai 400 metri di distanza dall’impianto. Chi abitava nelle vicinanze dell’impianto fu infatti meno colpito e in generale furono purtroppo i bambini, per la loro bassa statura, a respirare le concentrazioni più elevate. Inoltre molte case erano poco più che baracche e le pareti non costituirono una barriera efficiente.

Le immagini delle ore successive, reperibili in rete, forse giustamente, per non dimenticare e perché non succeda ancora, mostrano distese di cadaveri allineati, e medici e infermieri che cercano di assistere per quanto possibile uomini, donne e bambini con lesioni oculari e gravi difficoltà respiratorie: l’esposizione acuta a elevate concentrazioni di isocianato di metile provoca la “polmonite chimica”, che evolve in edema polmonare e grave insufficienza respiratoria portando rapidamente alla morte se non trattata.

I ruderi della Union Carbide (Wikimedia commons)

Le parole di Aziza: “...si sentivano grida di aiuto, in una nebbia impenetrabile”.

Quelle di Khaleed: “...alle 2.30 fui svegliato dalle sirene, scesi in strada, mi bruciavano gli occhi e la gola; ebbi l’idea di ripararmi la bocca con un panno bagnato: così potevo camminare, mentre chi intorno a me correva inalava tutto il veleno e moriva immediatamente”.

Satinah ha ancora stampati nella sua mente gli ammassi di persone che urlavano dal dolore e non sapevano cosa fare.

Rashida fu svegliata dal marito: “… aperti gli occhi sentii un bruciore violento e non riuscivo a respirare; aprii la finestra e sentivo urla disperate; le strade erano tappezzate di corpi calpestati da gente in preda al panico che correva in ogni direzione”.

Manifestazione per ottenere giustizia sul caso Bhopal (cr. Yann Wikimedia commons)

Il balletto delle cifre non si è mai fermato da allora, confuso da indagini non approfondite, dati sanitari non omogenei e interpretazioni allarmistiche e politicamente orientate che attribuiscono ancora oggi qualunque tipo di malattia o danno all’incidente di allora.

Dati scientifici ci dicono oggi che almeno un quarto degli 800.000 abitanti della città fu esposto a concentrazioni dannose di MIC, in alcuni casi 25 volte superiori al limite di tossicità. I morti delle prime ore furono circa 3.000, altri 8.000 si aggiunsero nei giorni successivi. Impossibile determinare con certezza il numero di persone ancora oggi in vita con danni permanenti (sicuramente molte migliaia) o morte da allora ad oggi (si pensa oltre 8.000).


Manifesto contro Warren Anderson (cr. Khaydock Wikimedia commons)

Bhopal è il più grave disastro industriale di sempre. Le indagini portarono a riconoscere come principale responsabile della strage l’amministratore delegato Warren Anderson, cui fu permesso di rimpatriare e per il quale non fu più concessa in seguito l’estradizione. Lo stato indiano ottenne dalla Union Carbide un risarcimento di 470 milioni di dollari per le vittime, contro una richiesta di 3 miliardi. Gran parte del denaro non giunse ai veri destinatari.


Proteste contro la Dow Chemical (cr. Yann Wikimedia commons)

Nel paese fu chiaro fin da subito che sarebbe stato necessario migliorare gli standard di sicurezza, uniformandoli a quelli dei paesi più industrializzati. Un percorso complesso e tutt’oggi ben lontano dall’essere portato a compimento in un paese gigantesco.

Ancora oggi nella notte fra il 2 e il 3 dicembre di ogni anno migliaia di abitanti di Bhopal sfilano in una fiaccolata mostrando le foto dei loro parenti che non ci sono più, e manifestando per ottenere giustizia e assistenza sanitaria e sociale ai sopravvissuti.


Il memoriale per le vittime di Bhopal (Wikimedia commons)


Il governo ha stanziato recentemente fondi per la costruzione di un grande cenotafio come quello di Hiroshima. Le analogie ci sono. Ma basta il memoriale costruito proprio accanto al muro della fabbrica nel primo anniversario della tragedia. Una statua in bronzo di una madre che porta in braccio il suo bambino. Il suo bambino che non respira più.

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