L'utopia dell'orto botanico di Aldrovandi

L'utopia dell'orto botanico di Aldrovandi

Ulisse Aldrovandi nel ritratto di Agostino Carracci, 1584 (Wikimedia commons)

Voleva raccogliere a Bologna tutte le specie del mondo  

Gli orti botanici, presenti in tutta Europa a partire dal XVI secolo, hanno sempre esercitato un forte fascino e attrazione, luoghi di mistero e meraviglia, dove si intrecciavano, studi scientifici, leggende, medicamenti prodigiosi, Wunderkammer della botanica.


Uno stagno nell'orto botanico di Bologna (cr. Patafisik Wikimedia commons)


Erano principalmente spazi in cui si custodivano con amore le piante, dove venivano catalogate, studiate, raccolte in collezioni scientifiche, con il sogno, l’utopia di poter raccogliere tutte le specie del mondo e possederne le storie e i segreti. Sono luoghi di grande bellezza e suggestione, esito di avventurose vicende della storia e di misteriose narrazioni.

In Italia

Gli orti botanici italiani sono tra i più antichi del mondo, tra questi ricordiamo quello di Pisa, fondato da Luca Ghini, fuggito dall’Università di Bologna, l’orto botanico di Firenze voluto da Cosimo I de Medici, e di Padova, oltre a quello di Bologna su cui ci soffermeremo.


La serra delle piante carnivore (cr. E. Tartaglione Wikimedia commons)


All’inizio della loro storia, la funzione principale era di raccogliere piante con un valore e un utilizzo medicinale: sono gli orti dei semplici o orti officinali, dove le piante vengono coltivate proprio in funzione del loro utilizzo a carattere curativo, oltre che per l’insegnamento presso le università.

I prefetti (così sono chiamati i direttori degli orti botanici) reggevano delle vere e proprie istituzioni scientifiche e accademiche, erano medici, farmacisti, botanici con pure il compito di istruire gli studenti di medicina dell’università, anche con l’obiettivo di contrastare i tanti truffatori in giro per le città del Cinquecento, che vendevano intrugli di ogni tipo spacciandoli per miracolosi prodotto curativi.


A. Roslin, "Ritratto di Linneo" (Wikimedia commons) 

Lo sviluppo degli orti botanici nei secoli successivi si affiancherà al rinnovamento delle scienze naturali, in particolare a partire dal secolo XVIII con gli studi di Carlo Linneo e del Conte Buffon, affermandosi sempre più chiaramente come scienza autonoma e superando gli utilizzi esclusivamente medici. L'orto botanico di Bologna, tra i più importanti d’Europa, viene fondato nella seconda metà del Cinquecento dal naturalista Ulisse Aldrovandi (1522-1605), che lo ha diretto per trentotto anni. Tra i direttori dell’orto botanico di Bologna ricordiamo il reggiano Filippo Re, che nei primi anni dell’Ottocento istituì inoltre un orto agrario.


Immagine colorata di Filippo Re tratta da una stampa (Wikimedia commons)


Anche in questo caso la storia inizia con l’istituzione dell’orto dei semplici, legato a funzioni farmacologiche, situato prima nel cortile del Palazzo Pubblico di Piazza Maggiore, nell’area attualmente occupata dalla Biblioteca di Sala Borsa, per poi essere spostato ai primi dell’Ottocento nella sede attuale in via Irnerio.

Ulisse Aldrovandi fu un illustre ed erudito scienziato, possiamo dire il fondatore della Storia naturale moderna, ma anche un visionario con il sogno di ricreare il mondo botanico di ogni parte della terra, di costruire un “sistema della natura”, riuscendo ad inventariare oltre 18.000 “diversità di cose naturali”, che raccoglie in erbari 7.000 piante essiccate, in una fase storica dove le scoperte geografiche si aprivano ad un mondo sempre più vasto e nuove, curiose e straordinarie essenze provenivano dalle tutte le parti della terra.

L’eredità

Grazie all’istituzione dell’orto botanico e del suo museo naturalistico, Aldrovandi fu in grado di innovare la ricerca scientifica, accompagnando la teoria sempre con l’osservazione diretta, con la ricerca empirica sul campo. Aldrovandi dispose nel suo testamento che l’intero patrimonio scientifico raccolto nel corso della sua vita fosse conferito all’università di Bologna, testimonianza della dimensione pubblica che sempre aveva dato ai suoi studi e alle sue ricerche.


Immagine di Aldrovandi sul primo volume di ornitologia, 1599 (Wikimedia commons)

Oltre all’orto botanico, legò il suo nome a una vasta collezione di naturalia, il suo museo di storia naturale e sempre con quella aspirazione di catalogare tutta la realtà naturale della terra, mise insieme pietre, fossili, coccodrilli e pesci imbalsamati che riuscì a raccogliere, pur viaggiando prevalentemente solo in Italia, grazie alla sua immensa rete di contatti nel mondo, in particolare con i missionari gesuiti giunti in Asia e nel nuovo mondo.



Le cere anatomiche nel museo di Palazzo Poggi (cr. Palickap Wikimedia commons)


Oggi l’orto botanico di Bologna è aperto al pubblico e al suo interno si trova ricostruito scientificamente il giardino dei semplici, suddiviso nelle originali sezioni farmacologiche, ispirato proprio alla mappa di quello originale di Ulisse Aldrovandi e ospita inoltre circa 5.000 esemplari di 1.200 specie diverse. Il Teatro della natura, così viene chiamata la sua collezione personale, si può visitare, grazie anche ad un nuovo allestimento dei Musei Universitari di Bologna, presso le sale di Palazzo Poggi.

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