Nello spazio profondo cinquant'anni dopo
La postazione di controllo della missione Artemis (cr. Nasa Wikimedia commons)
La missione Artemis sulla Luna, guardando Marte
La faccia bianca, troppo bianca, gli zigomi incavati e una chiazza di ombretto, David Bowie canta/incarna Ziggy Stardust cercando i ragni da Marte. In Vietnam, Nixon prosegue il graduale ritiro di un esercito stanco e demoralizzato con la speranza di essere rieletto.
Soldati americani in Vietnam (cr. Dipartimento della Difesa Wikimedia commons)
In Italia, si spara e si canta, con Nicola di Bari che vince il suo secondo Festival di Sanremo consecutivo con “I giorni dell’arcobaleno”: è un mezzo scandalo, una canzone troppo spinta per l’epoca. E’ il 1972, e lontano da tutti, Eugene Cernan e Harrison Schmitt, incellofanati in due tute sviluppate per lo spazio profondo, atterrano sulla Luna e ripartono nel giro di tre giorni. Il programma dell’agenzia spaziale nazionale statunitense (la Nasa) Apollo 17 ha portato sul nostro satellite, e di nuovo a casa, due astronauti per l’ultima volta. Per più di cinquant’anni nessun altro essere umano ha più messo piede sulla Luna. Avanti tutta. Il mondo globale, globalizzato, i social network, l’AI, la trap, il Trump. Non sappiamo come sarà il 2028.

Il panorama lunare fotografato da Apollo 17 (cr. Cernan Schmitt Wikimedia commons)
Nel 2022 la Nasa vara la prima delle cinque missioni del programma Artemis. Con questa serie di esplorazioni prevede di spedire nello spazio una serie di missioni di difficoltà crescente con l’obiettivo di proseguire l’esplorazione lunare. Se da un lato le scoperte scientifiche e la loro profittabilità costituiscono un beneficio immediato di queste missioni, è l’agenzia stessa a precisare che tali sforzi sono da considerarsi come preparatori in vista di uno sbarco umano su Marte.
La missione Orion (cr. Nasa Wikimedia commons)
Nel 2022 la navicella Orion dà inizio alla missione Artemis I, la prima del programma omonimo. Il primo volo, senza equipaggio, completa il tragitto nel giro di meno di un mese, dal 16 novembre 2022 all’11 dicembre dello stesso anno. Due milioni duecentoquarantamila chilometri e spiccioli in 25 giorni, decollo da Houston (Texas) ed atterraggio ("splashdown") nel Pacifico al largo di San Diego (California).

L'equipaggio di Artemis II: Koch, Glover, Hansen, Wiseman (cr. Nasa Wikimedia commons)
Si trattava di una prova generale prima che Artemis II, poche settimane fa, portasse per la prima volta dal 1972 un equipaggio umano oltre l’orbita terrestre bassa dopo Apollo 17, l’ultima missione del programma Apollo. Vari i temi scientifici studiati a bordo della navicella Orion: una parte consistente degli studi è volta a sviluppare una panoramica dettagliata, con tecniche all’avanguardia, di come il viaggio spaziale si rifletta sul corpo umano. _Nasa_Kennedy_space_center-wdtr.jpg)
Il sollevamento del razzo vettore di Artemis II (cr. Nasa Wikimedia commons)
Ad esempio, il progetto ARCHeR (Artemis Research for Crew Health and Readiness) si è concentrato sullo studio dei parametri vitali, attività, cicli del sonno ed interazioni fra gli astronauti durante il volo nello spazio profondo. Il progetto AVATAR (A Virtual Astronaut Tissue Analog Response) ha invece sviluppato dei dispositivi contenenti cellule umane dei membri dell’equipaggio per studiare la loro risposta alle radiazioni che permeano lo spazio profondo e alla microgravità.
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L'arrivo del razzo vettore alla base di lancio (cr. Nasa Wikimedia commons)
Un altro progetto ancora investiga come il viaggio spaziale possa cambiare aspetti cruciali della fisiologia dell’equipaggio, come il sistema immunitario. Proprio per questo campioni di saliva e sangue sono stati prelevati ed analizzati per testare come gli ormoni dello stress, virus e cellule abbiano comportamenti diversi rispetto a quando gli astronauti si trovavano sulla Terra.
Questo solo per menzionare alcuni dei progetti finalizzati a preparare le future missioni Artemis, che prevedono con Artemis IV di riportare l’umanità sul Polo Sud lunare entro il 2028, e di costruirvi una base stabile con Artemis V.

Il rientro di Artemis II nell'Oceano Pacifico (cr. Nasa Wikimedia commons)
Poi? L’idea di fondo è che lo sviluppo di tecnologie e competenze necessarie per il progetto Artemis possa risultare utile in vista del più ambizioso obiettivo di uno sbarco umano su Marte, il vero pallino dell’esplorazione spaziale degli ultimi sessant’anni. Se, da un lato, la colonizzazione di Marte e la ricerca di bio-marcatori, tracce biologiche che testimonino la presenza di vita (passata o presente) appare davvero fantascientifica oggi, il programma di esplorazione - anche umana - ventennale di Marte (2024-2044) da parte della NASA è già in corso.

Una ricostruzione di come potrebbe apparire una base su Marte (cr. Nasa Wikimedia commons)
Inutile dire che non sappiamo se, e come, si svolgeranno le prossime missioni, e se mai davvero l’umanità camminerà o addirittura vivrà in pianta più o meno stabile sul Pianeta Rosso. Certo non ci stupiremmo se, a qualche punto, Gianni Togni tornasse di moda.
“Per te ho progetti più importanti, Luna
Luna, non essere arrabbiata, dai non fare la scema
Il mondo è piccolo se visto da un’altalena”.
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