Ragazzi, pornografia e adulti assenti
Il telefono cellulare è il costante compagno di vita della maggioranza dei giovani (cr. M. Chernov Wikimedia commons)
Inutile censurare, occorre essere con i giovani
Negli ultimi anni la pornografia è diventata una presenza silenziosa ma costante nella vita di molti adolescenti. Non si tratta più di un contenuto marginale o difficile da reperire: oggi è un elemento integrato nell’ecosistema digitale che i ragazzi abitano quotidianamente. Per chi lavora nel campo della salute mentale infantile, questo fenomeno non può essere ignorato. Non perché la pornografia sia di per sé un “nemico”, ma perché rappresenta un linguaggio potente che rischia di sostituirsi all’educazione affettiva e sessuale, soprattutto quando gli adulti non presidiano il campo.

Un bambino solo davanti al computer (cr. R.N. Bradshaw Wikimedia commons)
La maggior parte dei ragazzi entra in contatto con contenuti pornografici molto prima di quanto gli adulti immaginino. Studi recenti confermano che l’esposizione può iniziare già tra i 10 e i 12 anni, spesso in modo accidentale.

La psicologa Alvarez-Segura (dal profilo su Institut de recerca Sant Joan de Deu)
Una mini-review pubblicata su Frontiers in Child and Adolescent Psychiatry (Alvarez-Segura e altri, 2025) sottolinea come la pornografia costituisca oggi una delle prime fonti di informazione sessuale per molti adolescenti, con un impatto significativo sulla costruzione dell’immaginario erotico.
Impatto psicologico
È importante evitare allarmismi: la curiosità verso la sessualità è fisiologica. Il problema nasce quando la pornografia diventa l’unica fonte informativa. Una meta-analisi pubblicata su European Child & Adolescent Psychiatry (Di Caro, Cavallo, Marchese e altri, 2025) evidenzia una correlazione tra consumo frequente di pornografia e sintomi come ansia, ritiro sociale, difficoltà relazionali e distorsioni dell’immagine corporea.

Gli psicologi Mestre-Bach e Di Caro (dai rispettivi profili Linkedin)
Un’altra revisione, firmata da Mestre-Bach e Potenza (2025), mette in luce come l’uso problematico della pornografia in adolescenza sia spesso associato a strategie di regolazione emotiva immature, con un rischio maggiore di comportamenti compulsivi.
Winnicott
Winnicott ci offre una chiave preziosa per comprendere perché alcuni adolescenti ricorrano alla pornografia come regolatore emotivo. Quando l’ambiente non è sufficientemente contenitivo, il ragazzo può cercare oggetti che attenuino l’angoscia o riempiano un vuoto interno.
Lo psicologo pediatrico Donald Winnicott (da X Freud museum London)
La pornografia, in questo senso, può funzionare come un oggetto transizionale impoverito: offre eccitazione immediata, ma non relazione, non reciprocità, non un vero incontro con l’altro.
Recalcati
Recalcati descrive l’adolescenza contemporanea come un territorio segnato dall’indebolimento delle funzioni simboliche. In un contesto in cui le parole degli adulti faticano a orientare, la pornografia diventa un linguaggio alternativo, semplice, immediato, iper-visivo. In questa prospettiva, l’uso della pornografia può essere letto come una risposta al vuoto del desiderio: un tentativo di colmare con immagini ciò che non trova spazio nel discorso familiare e sociale.
Lo psicologo e scrittore Massimo Recalcati (cr. M. Caria Wikimedia commons)
Molti genitori evitano l’argomento per imbarazzo o paura di anticipare temi delicati. In realtà, il silenzio non protegge: lascia i ragazzi soli davanti a un contenuto che richiederebbe invece strumenti critici.
Il ruolo degli adulti
Se c’è un elemento che emerge con forza dalle ricerche e dall’esperienza clinica, è che gli adolescenti non hanno bisogno di più controlli, ma di più adulti. Genitori, insegnanti, educatori: sono loro a costituire il primo contesto simbolico in cui i ragazzi imparano a dare senso alle immagini, alle emozioni e ai desideri.

Cellulare e caffè, oggetti di uso quotidiano (Wikimedia commons)
In un tempo in cui la pornografia offre risposte immediate e semplificate, la presenza adulta diventa ancora più decisiva. Alcuni punti chiave:
Rendere possibile il dialogo Non si tratta di “fare la lezione”, ma di creare uno spazio in cui i ragazzi possano portare dubbi, curiosità e paure senza sentirsi giudicati. La disponibilità dell’adulto è già di per sé un fattore protettivo.
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Un gruppo di giovanissimi in Finlandia, 1973 (cr. Raudaskoski Wikimedia commons)
Offrire un’educazione affettiva e sessuale che includa emozioni, confini e rispetto La pornografia mostra corpi, atti, performance. Gli adulti possono restituire invece la dimensione relazionale: il consenso, la reciprocità, la vulnerabilità, il desiderio come incontro e non come prestazione.
Aiutare a sviluppare pensiero critico Non per demonizzare la pornografia, ma per permettere ai ragazzi di riconoscere la differenza tra rappresentazione e realtà, tra fantasia e relazione. È un lavoro di alfabetizzazione emotiva e simbolica.

"Love is green" (cr. Rafael Ferrari Wikimedia commons)
Sostenere i genitori nel trovare parole possibili Molti adulti si sentono impreparati o imbarazzati. Accompagnarli significa legittimare le loro difficoltà e offrire strumenti per affrontare il tema senza paura di fare danni.
Riconoscere la complessità delle esperienze individuali Ogni adolescente ha una storia diversa, un diverso rapporto con il corpo, con il desiderio, con la tecnologia. Gli adulti possono accogliere questa complessità senza ridurla a categorie o giudizi.

Il romantico abbraccio di una giovane coppia nell'Ohio (cr. K. Boone Wikimedia commons)
In fondo, il compito degli adulti non è proteggere i ragazzi dal mondo, ma stare con loro mentre lo attraversano, offrendo parole, limiti, ascolto e presenza. È questo che permette di trasformare l’esposizione alla pornografia da esperienza solitaria e confusa a occasione di crescita e consapevolezza.
Conclusione: riportare la sessualità nel campo delle relazioni
La pornografia non scomparirà, e non è realistico pensare di eliminarla dalla vita dei ragazzi. Ciò che possiamo fare, come professionisti e come adulti, è restituire alla sessualità la sua dimensione relazionale, emotiva e affettiva. Offrire alternative narrative, spazi di confronto, parole che aiutino a dare senso.
Perché il vero antidoto non è la censura, ma la presenza.
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