Scienza e misticismo, è il Tao della fisica
Fritjof Capra a colloquio con gli studenti (St. Gallen Symphosium Wikimedia commons)
Il libro di Capra stupisce anche dopo 50 anni
La poesia "Altrove" che trovate al termine dell'articolo è dello stesso autore, Stefano Iotti.
Cinquant'anni fa uscì Il Tao della fisica (titolo originale: The Tao of Physics: An Exploration of the Parallels Between Modern Physics and Eastern Mysticism) il primo libro del fisico austro-americano, Fritjof Capra pubblicato nel 1975. Un bestseller negli Stati Uniti, tradotto in 23 lingue.
Io lo lessi a metà degli anni 80 su consiglio di amici e fu una rivelazione. Stavo ultimando gli studi universitari di chimica e da poco avevo sostenuto gli esami di Chimica Fisica con tutta la parte di meccanica quantistica, materia complessa e affascinante soprattutto per i paradossi logici e concettuali che la caratterizzano, che sfidano il senso comune.

Lo scienziato Fritjof Capra (cr. Festa della scienza di Genova Wikimedia commons)
Il successo del Tao della fisica è stato favorito certamente dal clima culturale New Age che si è diffuso negli anni 70-80 del XX secolo. Questo clima che ha favorito il successo del libro è paradossalmente (a proposito di paradossi) un elemento limitante che può ostacolare una corretta comprensione del valore epistemologico dei temi che l'autore affronta. Del resto nella stessa prefazione della prima edizione Capra dichiara che si è impegnato a fondo per conciliare la fisica teorica e il misticismo orientale e ammette che all'inizio fu "aiutato nel mio cammino dalle piante allucinogene o sostanze psichedeliche, con la prima esperienza così travolgente che scoppiai a piangere, e nello stesso tempo, non diversamente da Castaneda, riversai le mie impressioni su un pezzo di carta".

Il frangersi delle onde sull'oceano (cr. Leena alqawasmi Wikimedia commons)
Questa forte emozione è descritta molto bene sempre nella prefazione quando Capra scrive:
“In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all'oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all'improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte a una gigantesca danza cosmica… Sedendo su quella spiaggia, le mie esperienze precedenti presero vita; «vidi» scendere dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si distruggevano particelle con ritmi pulsanti; «vidi» gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia; percepii il suo ritmo e ne «sentii» la musica; e in quel momento seppi che questa era la danza di Siva, il Dio dei Danzatori adorato dagli Indù".

Shiva che danza (cr. Don Christie Wikimedia commons)
Capra ha riassunto così la sua motivazione per scrivere il libro: “La scienza non ha bisogno del misticismo e il misticismo non ha bisogno della scienza. Ma l'uomo ha bisogno di entrambi”.
Il libro inizia esplorando la difficoltà di descrivere sia il misticismo orientale che la fisica moderna con il linguaggio della logica, a causa della presenza di paradossi e contraddizioni in entrambi.
Lo scopo dichiarato del libro di Capra è quindi di dimostrare che esiste una sostanziale armonia tra lo spirito della saggezza orientale e le concezioni più recenti della scienza occidentale, la tesi centrale del libro è infatti che la fisica moderna e le filosofie mistiche orientali condividono una visione unitaria e interconnessa della realtà.

Conferenza di Solvay del 1927, Heisenberg è il terzo da destra in ultima fila (Wikimedia commons)
Ci sono degli aspetti di contorno del libro che, ho scoperto successivamente, meritano di essere approfonditi, che evidenziano il rigore scientifico dell'approccio smontando la critica semplicistica di essere un libro che si inserisce nella moda culturale New Age.
Nel 1972 Capra discusse le sue idee con Werner Heisenberg (premio Nobel per la fisica nel 1932 per la creazione della meccanica quantistica), come ha affermato nel seguente estratto di una intervista a Renee Weber nel libro The Holographic Paradigm:
“Ho avuto diverse discussioni con Heisenberg. A quel tempo vivevo in Inghilterra (circa nel 1972, nda), e gli feci visita diverse volte a Monaco, mostrandogli l'intero manoscritto capitolo per capitolo. Era molto interessato e molto aperto, e mi disse qualcosa che credo non sia noto al pubblico perché non lo pubblicò mai. Disse di essere ben consapevole di questi parallelismi. Mentre lavorava alla teoria quantistica, andò in India per tenere delle conferenze e fu ospite di Tagore. Parlò molto con Tagore della filosofia indiana. Heisenberg mi disse che queste conversazioni lo avevano aiutato molto nel suo lavoro in fisica, perché gli avevano mostrato che tutte queste nuove idee nella fisica quantistica non erano poi così folli. Si rese conto che esisteva, in effetti, un'intera cultura che condivideva idee molto simili. Heisenberg disse che questo gli fu di grande aiuto. Niels Bohr ebbe un'esperienza simile quando andò in Cina”.

Bohr con Einstein (Wikimedia commons)
Da notare che Bohr adottò il simbolo yin yang come parte del suo stemma quando fu nominato cavaliere nel 1947; come raccontato nel libro di Aaeserud "A Complementary Relationship: Niels Bohr and China" dove si sostiene che ciò fosse il risultato di influenze orientaliste.
E' molto interessante sottolineare che Niels Bohr, premio Nobel per la fisica nel 1922, definito l'architetto dell'atomo per la sua teorizzazione del modello atomico a orbite quantizzate pubblicato nel 1913, abbia successivamente scritto nel 1934 in “Atomic Theory and the description of Nature”: “Particelle materiali isolate sono astrazioni, le loro proprietà definibili ed osservabili soltanto attraverso le loro interazioni con altri sistemi”.
Cioè il “padre dell'atomo” afferma la inconsistenza materiale dell'atomo in quanto tale e la sua realtà fenomenologica è data dalle interconnessioni con altre entità, “e il naufragar m'è dolce in questo mare”.
Altrove
Mulinelli nell'aria
mentre i fiori,
sbocciano in silenzio
e le musiche
che mai ascolteremo,
nascono e muoiono
nei pensieri altrui.
Giri di vento
tra i capelli
di chissà chi,
mentre gli echi
di mondi lontani
si rincorrono leggeri
nei nostri sogni.
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