Brigitte, la donna selvaggia

Brigitte, la donna selvaggia

Brigitte Bardot con De Sica e Gloria Swanson in "Mio figlio Nerone" di Steno, 1956 (cr. Vabbè Wikimedia commons)

Cosa BB ha rappresentato in un mondo di dive mai giovani  

Chiedendo a un amico che vive in Francia da molti anni quali reazioni ha suscitato la scomparsa di Brigitte Bardot , mi ha riferito che sono state più o meno le stesse che abbiamo visto succedersi in Italia: dopo la celebrazione del mito di BB, della sua carriera di attrice e cantante, di personaggio  immagine della liberazione femminile, si è poi passati a ricordare il suo ruolo di precorritrice nelle campagne in  difesa degli animali maltrattati per terminare con il rimarcare la sua vicinanza alla destra estrema, che ne fa oggi – maldestramente, dal mio punto di vista - un suo simbolo.

“Un personaggio multiforme senza dubbio, anche per i francesi: ognuno commemora la parte che preferisce”, ha concluso il mio amico d’oltralpe.


Brigitte sulla copertina della rivista Screenland, 1959 (Wikimedia commons)

Per me, ex ragazza degli anni 70, nata negli anni 60, “la Bardot” - come la si chiamava – era ancora un’immagine di bellezza provocante e sfacciata, di libertà di espressione, di azione e di comportamento soprattutto. Non so bene quanto tutto ciò facesse parte della costruzione della sua immagine, ma credo che la ragazza fosse proprio così: desiderosa di liberarsi dai vincoli e dai ceppi di una morale borghese che vestiva le donne come delle educande e le voleva un po’ Lolite, bambine, ma ammiccanti, con quella smorfia sulla bocca, quello sguardo imbronciato che sfidava le convenzioni.


Sophia Loren con Sordi e Charlton Heston nel 1961 (Wikimedia commons)

E con questo ruolo sicuramente BB ha giocato molto, proponendo per la prima volta l’idea di una vera ragazza moderna. Le dive a lei contemporanee non lo sono mai veramente state e benché giovanissime dovevano comportarsi come donne: penso a Marilyn Monroe, a Sophia Loren, le bellezze a lei coeve che non sono mai state in realtà “giovani”, vale a dire che non sono mai state nei loro ruoli e nella loro vita uno specchio reale delle ragazze contemporanee.  Anche sul piano corporeo, la fisicità di Marilyn e di Sophia è una fisicità matura, quasi materna, prorompente ma rassicurante, quella di BB più acerba, più sfacciata e più selvaggia.


Marilyn Monroe con Clark Gable in "Gli spostati", 1961, di John Huston (cr. Macfadden publication Wikimedia commons)

Sto leggendo in questi giorni un complesso testo di antropologia di Clarissa Pinkola Estès, che a suo tempo pare sia stato un libro di culto delle femministe, Donne che corrono coi lupi. Ecco, incredibilmente (ma le coincidenze non sono mai tali, a mio modo di vedere), io ritrovo in BB proprio quella componente della Donna Selvaggia che la scrittrice descrive così bene: “Come tante donne prima e dopo di me, ho vissuto la mia vita come una creatura travestita, mi sono pavoneggiata barcollando sui tacchi a spillo e ho indossato l’abito buono e il cappello per andare in chiesa. Ma la mia favolosa coda spuntava spesso sotto l’orlo”.


Con Gunter Sachs in Italia nel 1968 (cr. Gamma legends Wikimedia commons)

La Donna Selvaggia rappresenterebbe in psicanalisi la componente istintuale, potente e creatrice, che ogni donna ha in sé come retaggio ancestrale e che andrebbe ascoltata e liberata. Credo che BB lo abbia fatto. Anche visivamente la ricollego alle scene più volte riprodotte in questi giorni in cui lei, bellissima con i lunghi capelli sciolti e disordinati, balla una danza selvaggia con le cosce nude e si accarezza facendo scorrere le mani su tutto il proprio corpo: una scena che non trovo provocatoria o provocante, ma liberatoria, gioiosa.


A Roma nel 1968 (cr. Imago zuma Wikimedia commons) 

La sua giovinezza e la sua vitalità la ricollego anche al film La ragazza del peccato, l’unico film che ricordo di avere visto da ragazzina, benché fosse di diversi anni prima (ma negli anni 60 la televisione proiettava molti film degli anni 50 e io me li vedevo tutti). Un film che mi colpì molto, soprattutto per il contrasto fra la sua incredibile freschezza, sfacciata e sensuale, e la serietà e compostezza del meraviglioso Jean Gabin, l’anziano avvocato che si innamora di lei e per questo “si perde”: ma questo contrasto era proprio fra generazioni, fra due mondi, uno in ascesa, l’altro al tramonto.


Circondata dai fotografi a Venezia (cr. Mario de Biasi Wikimedia commons)

Da ragazza BB è stata davvero l’incarnazione della libertà femminile, non certo nella maniera in cui siamo abituati a considerarla, cioè attraverso azioni politiche o dichiarazioni, ma nei suoi comportamenti e nelle sue azioni, tutte ispirate a scelte che potremmo definire di una affermazione di libertà totale, con la spregiudicatezza di chi non ritiene di dover dare spiegazioni.

I molteplici amori con celebri libertini del tempo li interpreto anch’essi come espressione di questa ragazza e poi donna che ha lasciato che la sua ombra selvaggia e il suo istinto libero si esprimessero senza freni. Negli anni in cui visse tutto ciò dovette sembrare sicuramente dirompente, se non rivoluzionario.


Il monumento a Brigitte a Buzios in Brasile (cr. Marcelo Romeo Wikimedia commons)

Forse nella fase matura della sua vita, dopo la scelta di ritirarsi dalle scene (anche questa però una scelta sicuramente coraggiosa, non certo conformista), certe sue posizioni possono avere disturbato, possono essere anche sembrate dissonanti rispetto a quello che lei stessa aveva rappresentato per tanto tempo. O forse ciò è proprio la conferma del contrario, come anche la decisione di rinunciare quasi al genere umano che – diceva – “l’aveva delusa”, per rifugiarsi presso gli esseri a lei più vicini per indole e carattere, cioè gli animali. Come ti capisco, splendida Brigitte.

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