C'č bisogno di donne che fanno rumore
Ragazza di Gibuti (cr. K.R. Salvador Us air national guard Wikimedia commons)
Molte sono al potere ma non ci ascoltano più
Quando a metà degli anni ‘70 sfilavo insieme ad altre ragazze nei cortei femministi, con le mimose fra i capelli e gridando gli slogan dell’epoca, mi sentivo parte di un movimento che veniva da lontano e che aveva fatto molti passi avanti; ero consapevole che la parte più dura e difficile della strada l’avevano fatta le donne della generazione che ci aveva preceduto, fra cui anche le nostre madri e sorelle maggiori, ma ero convinta che quelle manifestazioni fossero comunque importanti, perché le conquiste non sono mai eterne: la Storia ci ha insegnato che si possono anche fare passi indietro.
Donne indiane a una festa hindu (cr. Chakraborty5 Wikimedia commons)
Il ‘78 - ad esempio - era stato l’anno della legge 194 che regolamentava l’interruzione di gravidanza, ma pochi anni dopo, nel 1981- con incredibile tempismo - vi fu il referendum per la sua abrogazione, in cui i cittadini salvarono però la normativa in vigore. Ricordo il clima molto teso dei mesi precedenti, le discussioni ovunque, anche a scuola, i cortei, gli spettacoli musicali e teatrali organizzati per sostenere la validità della legge, che rendeva l’Italia finalmente un paese più moderno e civile.
Donne al lavoro in una casa spagnola (cr. Wikimaribarre Wikimedia commons)
Ma il clima rovente e le polemiche di quei mesi dimostravano che l’incapacità di comprendere le donne e i loro drammi, la chiusura mentale di chi riteneva e ritiene ancora oggi di avere il diritto di decidere sempre per loro era ancora molto radicata e che non sarebbe bastata questa legge a cambiare una mentalità antica di secoli.
Manifestazione femminile in Nigeria (cr. istifanus Wikimedia commons)
Ciò che negli ultimi anni e in questi giorni sta avvenendo sulla scena mondiale non è foriero di buone notizie per la condizione delle donne di tutto il pianeta, non solo perché la guerra non è mai la soluzione di nulla, benché vogliano farci credere il contrario e sostengano “che solo uno stato che si fa temere è uno stato libero”, ma perché questo ritorno in grande stile all’uso della forza al posto del diritto e della diplomazia è l’espressione di un potere cieco e sordo a qualunque voce che non sia quella dell’accrescimento di se stesso.
Bambina di Rafah fra le macerie della sua casa (cr. RaphaKid Kid Wikimedia commons)
Che vantaggio potranno trarre le donne ucraine, gazawe, iraniane da una politica estera aggressiva, mossa esclusivamente da interessi economici, che – in modo indiscriminato - ha come scopo unicamente la distruzione, in certi casi anche l’eliminazione di interi territori dalla cartina geografica? Pensiamo davvero che le donne iraniane trarranno qualche vantaggio dall’attacco militare degli Stati Uniti, che non riuscirà a cambiare il regime vigente, il quale si sta già riorganizzando, benché pesantemente colpito?
Donne ucraine a Lysychansk, in zona di guerra (Wikimedia commons)
Vogliono davvero farci credere che il popolo e in particolare le donne che da un regime autoritario sono più pesantemente colpite trarranno qualche opportunità per liberarsi dalla oppressione? Crediamo ancora che sia possibile esportare la democrazia, quando già nel V secolo avanti Cristo si dimostrò che era impossibile? Allorché Atene la volle imporre alle altre città, queste rifiutarono l’offerta, perché in cambio la “democratica” Atene chiedeva di fatto la loro sottomissione.
Giovani donne a viso coperto (cr. Carmen Fiano Wikimedia commons)
Sono state solo le donne, le partigiane e le donne che sono riuscite ad entrare nell’organizzazione politica dei partiti - dall’Ottocento in avanti - ad incidere sui cambiamenti, costruendo le basi dall’interno e faticosamente – data l’ostilità, spesso, anche dei loro colleghi di partito - per poi intervenire sul tessuto politico, sociale ed economico.
"Unsplash" (cr. Chad Madden Wikimedia commons)
Non credo proprio che i triumviri Trump, Netanyahu e Putin abbiano a cuore la causa delle donne. Nei regimi totalitari la loro condizione è terribile, ma anche negli stati democratici attuali non si è compiutamente realizzato quel mutamento che possa realmente aiutare altre donne che si trovano in condizioni peggiori di quelle che vivono in regimi democratici, che le possa convincere di poter contare davvero su quel sostegno necessario per conquistare con le proprie mani la libertà a cui hanno diritto.
"Estatic woman" (cr. digboston Wikimedia commons)
Fino a poco tempo fa ho creduto che il problema che maggiormente ostacolava il raggiungimento di una piena uguaglianza fra uomini e donne, sia nel mondo occidentale sia nel mondo orientale, fosse anche il fatto che il potere era in gran parte in mano a uomini. Da un po’ di tempo a questa parte molte donne ricoprono ruoli politici di grande rilievo e anche di comando. Tuttavia questa grande opportunità non mi sembra abbia cambiato qualcosa a livello globale, per quanto riguarda la questione femminile.
Paesi baschi, "Ricordando le donne assassinate" (cr. Wikimaribarre Wikimedia commons)
Essere donna dovrebbe significare davvero possedere una visione diversa da quella secolare che gli uomini ci hanno imposto. Perché in uno stato governato da una donna non si riesce ad approvare una legge seria e veramente inclusiva sulla educazione sessuale nelle scuole ma si ritiene questo tema ancora di fatto un tabù, nonostante sia sotto gli occhi di tutti che le relazioni affettive fra adolescenti oggi siano molto complesse e delicate e possano sfociare anche nei comportamenti violenti di cui sentiamo parlare ogni giorno?
"Revelation" (cr. Daisy Close Wikimedia commons)
E perché nella recente legge contro lo stupro, proprio una donna ha voluto cambiare l’espressione “consenso” con “dissenso”, come se le vittime dovessero anche dimostrare il mancato consenso mentre si trovano sotto la morsa di uno stupratore e non bastasse semplicemente l’assenza di consenso? A che cosa serve avere così tante donne ai vertici del potere in Europa e nel mondo, se queste non sono riuscite a “contare” e a fare qualcosa per il genere a cui appartengono?

Studiosa indonesiana in abito accademico (cr. A. Widiatmo Wikimedia commons)
I poeti tragici greci affermavano che la grandezza del vero uomo di potere consiste nel saper governare e nel saper essere governato, di ascoltare sempre il popolo: questa è la differenza fra l’uomo di governo e il tiranno. Malauguratamente non vediamo uomini di questo tipo oggi, neppure – e mi costa molto affermarlo – fra le donne di potere, che più degli uomini dovrebbero ascoltare la popolazione femminile di cui sono parte e che sanno essere in condizioni di debolezza e inferiorità da molti, troppi secoli.
Ragazza vietnamita (Wikimedia commons)
Le donne comuni, che lavorano, che studiano, che si impegnano nel sociale e nelle cause per la difesa delle donne, quelle che fanno rumore, quelle sì, hanno capito e hanno le idee chiare: lo so e lo constato ogni giorno, nella mia esperienza lavorativa e in ciò che leggo e vedo. Io conto su di loro e mi aspetto che siano loro - in futuro - a prendere il posto di quegli uomini e anche di quelle donne che attualmente non le rappresentano affatto.
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