L'8 marzo di noi giovani donne
Manifestazione contro la violenza sulle donne a Montevideo (cr. bettttt Wikimedia commons)
L’esperienza di una ragazza occidentale e di una islamica
Alla vigilia dell'8 marzo, iosonospartaco pubblica la testimonianza di due fra le più giovani autrici della testata, Noemi Ferrauto e Safa El Mefeddel, una occidentale e un'italiana di seconda generazione di origini marocchine. Due visioni originali che non hanno nulla a che spartire con retorica, politica e luoghi comuni.
LE EREDITA' INVISIBILI E QUEL LIEVE PIANO INCLINATO
C’è una strana sensazione nel crescere oggi come donna: quella di abitare uno spazio che qualcun’altra ha già iniziato a liberare per noi. Non lo vediamo sempre, ma c’è. È il lavoro silenzioso delle generazioni che ci hanno precedute, delle loro battaglie, delle parole che hanno saputo pronunciare quando ancora sembrava non spettare loro. Noi siamo arrivate dopo, in una stanza un po’ più aperta.

Manifestazione per i diritti delle donne a Montevideo (cr. bettttt Wikimedia commons)
Ci è stato detto spesso che molto era già stato conquistato. In parte è vero. Possiamo studiare, scegliere, immaginare vite che non siano già scritte in anticipo. Ma crescendo ci si accorge che le conquiste non sono mai definitive: restano equilibri delicati, che vanno continuamente custoditi.

Striscione alla festa della donna (cr. Bettttt Wikimedia commons)
Le disuguaglianze più evidenti sono facili da riconoscere. Più sottili sono quelle che si insinuano nei linguaggi, nelle aspettative, nei piccoli gesti con cui ancora oggi lo spazio delle donne viene talvolta misurato. Non mi sento ogni giorno discriminata, e sarebbe troppo semplice dirlo. Ma mi è capitato di percepire quella lieve inclinazione del terreno che talvolta costringe le donne a spiegarsi un po’ di più, a dimostrare con maggiore pazienza di meritare il posto che occupano.

Una donna soldato all'ingresso del Quirinale l'8 marzo (cr. Quirinale Wikimedia commons)
Dal futuro non mi aspetto un mondo perfetto. Mi aspetto qualcosa di più concreto: che una donna possa abitare lo spazio che sceglie — nella cultura, nel lavoro, nella vita pubblica — senza che questo venga ancora percepito come un’eccezione. Forse è proprio questo il senso dell’8 marzo per la nostra generazione: ricordarci che i diritti non sono un punto fermo nella storia, ma una frase che ogni epoca è chiamata a continuare.
Noemi Ferrauto
Parma, corteo per la libertà delle donne (cr. Città di Parma Wikimedia commons)
SONO MUSULMANA E LIBERA
Per me l’8 marzo non è una celebrazione scontata ma un ponte tra i miei due mondi. Sono una ragazza italiana di 22 anni orgogliosa delle mie radici marocchine e della mia fede musulmana. Spesso mi si chiede come queste identità possano convivere specialmente quando si parla di diritti delle donne. La verità è che per me non c’è conflitto, l’Islam non è il limite della mia libertà ma il luogo in cui ho scoperto che la mia indipendenza è un diritto sacro. 
Indonesia, studentesse con il velo nel giorno del diploma (cr. Zetchixy Wikimedia commons)
Quando penso alla "donna forte” la mia mente non va solo alle icone del femminismo europeo ma torna indietro nel tempo fino a Khadija, la prima moglie del Profeta. Lei non era solo una compagna, era una business woman, una donna autonoma che gestiva i propri affari e che scelse il proprio marito proponendosi a lui quando lei aveva circa 40 anni e lui ne aveva 25, ribaltando ogni schema dell'epoca e dimostrando che il valore di una donna non è legato alla giovinezza o alla sottomissione ad un uomo.
Studentesse con il velo durante una sessione di lavoro (cr. A. Monaem Wikimedia commons)
Da lei ho imparato che la carriera e l’indipendenza economica non sono conquiste moderne, ma valori intrinseci alla figura femminile fin dalle origini della mia cultura. Oggi, vivere l’8 marzo in Italia significa per me fare i conti con i pregiudizi. Troppo spesso il mondo esterno cerca di "liberarmi" da qualcosa che io vivo come una scelta. Festeggio questa giornata con una mimosa in mano, perché amo la tradizione italiana e il profumo della memoria di chi ha lottato prima di me. Ma porto quel fiore con la consapevolezza che la mia battaglia quotidiana è dimostrare che si può essere una donna musulmana ed essere libera.
Safa El Mefeddel
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