La falsa velocità dei nostri tempi
Tastiera con i simboli dei principali social network (cr. today testing Wikimedia commons)
L’insopportabile sensazione di essere in ritardo
Basta un semplice gesto quotidiano, come sbloccare il telefono per sentire la sensazione di essere in ritardo. I social media mostrano vite che sembrano già complete: lavori stabili, case acquistate, viaggi continui, obiettivi raggiunti. Di fronte a questo flusso costante di successi altrui, il confronto diventa quasi inevitabile.
Per molti giovani, osservare i traguardi dei propri coetanei non genera solo ammirazione, ma soprattutto dubbi. Non è invidia bensì la sensazione di non essere abbastanza avanti, di aver sbagliato strada o di procedere troppo lentamente rispetto agli altri. In pochi secondi, uno schermo può mettere in discussione il valore personale.

Il disegno rappresenta il ruolo e la presenza dei social media (cr. Giulia Forsythe Wikimedia commons)
Il punto centrale è che i social non raccontano la vita nella sua interezza, sono una vetrina, mostrano il risultato finale, mai il percorso che lo ha preceduto. Restano invisibili le rinunce, i fallimenti, le notti insonni e le attese, così come i contesti familiari ed economici che spesso rendono possibile un successo precoce. Quella che appare come una vita perfetta è, in realtà, una selezione accurata di momenti costruiti per essere condivisi.
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Giovani con lo smartphone al Night summit 2019 (cr. web summit Wikimedia commons)
Dietro quel post celebrativo potrebbe esserci una persona che sta lottando contro l'ansia, o qualcuno che ha dovuto sacrificare affetti e tempo libero in modo estremo. Ma tutto questo l’algoritmo non lo dice. Questa distorsione non riguarda solo le nuove generazioni. Anche un pubblico adulto può riconoscere il meccanismo del confronto sociale, oggi amplificato in modo esponenziale. Se un tempo il paragone avveniva con poche persone vicine, il compagno di banco, il vicino di casa, il collega, oggi si misura la propria vita con quella di migliaia di sconosciuti che vivono in contesti totalmente diversi dal nostro.
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Una ragazza con lo smartphone in mano (cr. Graham Crumb Wikimedia commons)
È una sfida impari, confrontiamo la nostra scena tagliata e i nostri momenti di crisi con il meglio del meglio degli altri. Il rischio è confondere una rappresentazione filtrata con la realtà quotidiana, fatta di studio, lavoro instabile, responsabilità crescenti e scelte incerte. In questo modo, la realtà perde valore rispetto alla sua rappresentazione digitale. Essere all’inizio del proprio percorso, specialmente intorno ai vent'anni, significa vivere una fase di costruzione, fatta di tentativi, cambi di direzione e domande aperte. È il tempo dei lavori in corso, un periodo prezioso in cui è normale non avere tutte le risposte. Eppure, questo tempo viene spesso percepito come un ritardo, anziché come una base necessaria per il futuro.

Giovani con lo smartphone (cr. upraising man Wikimedia commons)
Il confronto continuo rischia di trasformare la crescita in frustrazione e di legare il valore personale esclusivamente alla velocità con cui si raggiungono determinati traguardi standardizzati. Dobbiamo ricordarci che la vita non è una gara di velocità, ma un percorso di resistenza e scoperta. Ogni tappa che vediamo bruciata dai nostri coetanei ha un costo che non conosciamo e, spesso, non coincide nemmeno con la loro reale felicità. Ricordare che ciò che vediamo online non è la vita vera è un atto di consapevolezza necessario per proteggere la nostra salute mentale.

Sulle strade di Città del Messico (Alexey Komarov Wikimedia commons)
Ogni percorso segue tempi diversi e non può essere giudicato sulla base dei traguardi esibiti da altri. Forse il vero successo, oggi, non è collezionare like o certificati da esibire, ma imparare a guardare i social senza usarli come metro di giudizio. Il coraggio sta nel concedersi il diritto di crescere senza fretta, di sbagliare e di cambiare idea, restando focalizzati sulla propria strada, anche quando il mondo digitale sembra correre a una velocità che non ci appartiene. La vita reale è quella che accade fuori dallo schermo, ed è l'unica che merita davvero di essere vissuta appieno.
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