Spettri e fantasmi, una storia da paura
Eugenio Agneni "Le ombre dei grandi uomini fiorentini protestano contro il dominio straniero" (Wikimedia commons)
Sempre presenti in letteratura, teologia, filosofia e leggende
"Lei crede ai fantasmi?". "No, ma ne ho paura" (Madame de Stael, baronessa, scrittrice di opere critiche e letterarie che hanno segnato il romanticismo europeo)
Alzi la mano, per modo di dire s'intende, chi di noi da bambino non abbia cercato di esorcizzare la paura dei fantasmi, raccontando la barzelletta del fantasma formaggino. Il cui sviluppo son sincero non ricordo ma il cui epilogo m'è rimasto impresso a chiare lettere, per evidenti motivi liberatori: finiva spalmato sul panino.

Albert Asadullin, sir Simon de Canterville nel musical "Il fantasma di Canterville" (cr. Okras Wikimedia commons)
Un Fantasma di Canterville (racconto fantastico umoristico di un giovane Oscar Wilde, foriero di infinite trascrizioni fumettistiche e radiotelevisive) post-litteram, assai post per la verità. Sì perché l'argomento spettrale - mutatis mutandis di sensibilità e gusto culturali, religioni e morali più o meno imperanti, e dipendentemente dalle latitudini - attraversa (ecco perché siamo passati d'un colpo dalla battuta bambinesca alla citazione colta) l'intero arco della storia umana interessando al contempo un numero impressionante di branche scientifiche. Mamma che paroloni.

Falsa foto di uno spettro con la tecnica della doppia esposizione (The National archives Uk)
Insomma fantasmi, apparizioni, larve, spettri, ombre, parvenze, simulacri, evanescenze, chiamateli come vi pare, fanno la loro capatina dagli albori antropologici dell'umanità e ancor oggi "animano" è il caso di dirlo, i nostri incubi notturni o sogni diurni e solleticano la nostra fantasia e pure la nostra brama di sapere. Incarnano in sostanza la domanda delle domande: quid post mortem? Ehi dell'aldilà, c'è nessuno?
"C'era ad Atene una casa... malfamata e funesta. Nel silenzio della notte si levava un rumore di ferraglia e... uno stridore di catene..." (Plinio il Giovane, Epistole, VII)
Ora, fare la storia dei fantasmi, non dunque raccontare una storia di fantasmi che capite è ben diverso, occuperebbe le nostre letture nei prossimi mesi e noi di tempo ne abbiamo poco. Così come di spazio. Per dar vita ad un breve excursus, diciamo iconografico, ecco che l'idea di fantasma con le sembianze del defunto è già presente nelle tradizioni mesopotamiche, così come nella cultura dell'Estremo Oriente e pure nella Bibbia (episodio della strega di Endor nel Primo Libro di Samuele).

B. West "Saul e la strega di Endor", 1777 (Wikimedia commons)
Su un piano invece più teologico, le concezioni della vita d'oltretomba si fondono sulle dottrine orfiche, platoniche, sulle religioni dei misteri ed elementi tratti dall'ebraismo farisaico. Il vero fondatore però della dottrina cristiana a proposito di spettri ed affini fu Sant'Agostino vescovo di Ippona.

Sant'Agostino di Ippona (Wikimedia commons)
L'armamentario così com'è, tutto il pacchetto confezionato con tanto di creazione ex novo del Purgatorio, ci arriva però bel bello direttamente da un periodo che in fatto di orrori e compagnia brutta, non è mai stato secondo a nessuno: il Medioevo. Ciò detto, in estremissima sintesi, mancherebbe tutta la parte, col senno di poi imprescindibile per capire la visione che ha l'uomo contemporaneo della spettralità tutta, che riguarda, dal '700 in poi, illuminismo e scientismo, razionalismo e antropocentrismo, che hanno dato una mano, non risolutiva però, nel ficcare fantasmi e compagnia “buante” (onomatopeismo dalla brividosa emissione fantasmatica) nella soffitta delle paure fanciullesche e delle credulonerie dei sempliciotti.
“Ci sono certe case che esigono di essere abitate dai fantasmi” (Robert Luis Stevenson, A gossip on Romance)
Certamente il “trick or treat” (Dolcetto o scherzetto) di halloweeniana memoria, tornato assai in auge anche nel vecchio continente non anglofono, ha riportato in auge una impressionante mole di letteratura fantastica per ragazzi a specifico tema fantasmagorico. D'altronde, non a caso, tutti o quasi i più grandi scrittori dell'800 europeo, si sono cimentati con case infestate, castelli abbandonati, ruderi di chiese di campagne, brughiere ai confini del mondo, nebbie dell'aldilà e simili amenità larvali.

Halloween, fantasmi a Sutri (cr. albarubescens Wikimedia commons)
Perché? Perché, non escludiamo per reazione istintiva e tradizionalista alla soverchiante linea culturale che si andava fissando; è proprio a cavallo tra il 700 e l'800 che la letteratura si impregna di ombre e spiritelli, araldi dall'oltretomba e tedofori disincarnati, scheletri danzanti ed orrori vari ed eventuali.

Il castello di Eilean Donan ha fama di essere il più infestato della Scozia (cr. Eusebius Wikimedia commons)
La moda della nuova terminologia dei fantasmi dilaga addirittura con la nascita dello spiritismo e di quelle (oggi diremmo) pseudo-scienze che fanno ancora i conti col passato ma anelano ad ambiti e scaturigini (solo) empirici. Ne è attraversato pure il nostro Risorgimento e financo il materialissimo manifesto del partito comunista di Marx ed Engels: Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del Comunismo”. Quello sì, come si capirà in seguito, particolarmente inquietante.
“Un fantasma è qualcuno che non si rassegna all'idea di essere morto” (Elias Canetti)
Oltre che essere un topos letterario e un archetipo junghiano, abbiamo capito, è un po' la tesi di questa semplice introduzione all'argomento, che il fantasma ed il suo evanescente armamentario funge un po' da controriforma della cultura. Nei periodi più esposti a materialismo ed empirismo, fiammelle fluorescenti e fuochi fatui occupano gli interstizi lasciati liberi dal pensiero comune e si espandono fluttuando.

Carla Gravina nella prima puntata de "Il segno del comando", 1971 (fotogramma dallo sceneggiato di Daniele D'Anza)
Prendiamo gli anni '70: orbene in quel periodo la Rai diede vita ad una serie di sceneggiati televisivi la cui complessità e profondità resta ancor oggi imbattuta. Tutti o quasi sul tema del paranormale. “Il segno del comando”, trasmesso in 5 puntate la domenica nel 1971, su tutti, è divenuto uno sceneggiato di culto che raduna ancor oggi schiere di appassionati e dietrologi, estimatori e cultori riuniti in gruppi social e giornate a tema.
Il perfetto intreccio di esoterismo, spiritismo, reincarnazione, occultismo, massoneria e letteratura, tra antichi manoscritti, oscuri orafi musicisti del '700 e poeti dell'800 tenne incollati milioni di italiani manco fosse Sanremo. Milioni di italiani che, come oggi, non credevano e non credono ai fantasmi. Ma ne hanno paura.
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