Campione, tutto per merito dell'arte

Campione, tutto per merito dell'arte

Gian Paolo Lusetti con la riproduzione della Dama con ermellino di Leonardo (cr. Paolo Boccaccini iosonospartaco)

Il ventenne che sconfisse il mito Inardi

Di recente è stato dato alle stampe e presentato un libro dedicato ad Antonio Allegri, il pittore conosciuto come il “Correggio”, fra i grandi del tardo rinascimento italiano. Più che all’artista, il libro curato da Claudio Franzoni ed edito da Corsiero è dedicato a una tragedia, un’opera in prosa scritta dal poeta danese Adam Oehlenschlager attorno alla figura del pittore, e alle due traduzioni in italiano, un volume del quale si è occupato anche iosonospartaco. Leggendo attentamente l’apparato delle note, si scopre un particolare interessante: un ringraziamento a una persona che si chiama Gian Paolo Lusetti.


Una delle immagini legate al libro sulla tragedia "Correggio" (cr. Corsiero editore)

A chi ha la memoria buona e un’età adeguata questo nome apre uno squarcio su un periodo particolare della storia dello spettacolo e, possiamo dirlo, anche della cultura italiana. Gian Paolo Lusetti, che oggi ha 74 anni, è l’uomo che, appena ventenne, diventò una celebrità nazionale come campione di “Rischiatutto” – il più famoso gioco a quiz di sempre – battendo il campione dei campioni, il dottor Massimo Inardi. L’evento rese popolare in Italia non solo lui ma tutta Correggio. Nella trasmissione di Mike Bongiorno ogni concorrente doveva presentarsi come esperto di una materia e il giovane Lusetti scelse due secoli di storia dell’arte rinascimentale italiana; materia nella quale rivelò una competenza assoluta e che lo ha accompagnato nei successivi 50 anni e oltre.

Gian Paolo Lusetti in cabina al Rischiatutto (riproduzione Paolo Boccaccini)

Lusetti vive – oggi come allora – a Correggio in una casa in cui ogni cassetto è riempito da libri d’arte. Ad alcuni ha dato lui stesso un contributo, e mostra con piacere le fotocopie del “Giornale dell’arte” con un articolo su una importante scoperta circa un affresco di Luca Signorelli. Ci tiene ad essere fotografato con la riproduzione della Dama con ermellino di Leonardo da Vinci, opera che ritiene molto superiore alla Gioconda.

“Io e Franzoni, presidente della Fondazione Il Correggio, ci conosciamo da anni e quando ho saputo che lavorava al libro mi sono ricordato di avere letto un racconto di Hoffman, lo scrittore romantico tedesco, in cui si parlava proprio di questa tragedia. E’ stato il mio contributo; fra noi appassionati d’arte funziona così, ci scambiamo favori”.

Lusetti è conosciuto per la sua riservatezza. Non si è mai sposato, non ha il cellulare, non ha internet e non vuole averli.

Come può essere che una persona come lei si ritrovi in televisione in un gioco a quiz?

Era il 1972 e c’erano solo due canali televisivi, o guardavi una cosa o guardavi l’altra. Immagini una puntata in cui tutti e tre i concorrenti sbagliavano le risposte finali mentre magari io le sapevo, fossi stato io il concorrente avrei vinto. Avrei anche guadagnato un po’ di soldi che non fanno mai male. Mi sono iscritto e primo ho dovuto sottopormi alla selezione regionale nella sede della Rai di Bologna, poi a quella nazionale a Milano. Le ho passate entrambe e mi hanno preso.

I giornali dell’epoca raccontano che lei fece anche la riserva per una puntata.

Dovevano farla tutti. Per una puntata restavi a disposizione, subentravi se un concorrente titolare aveva un problema di salute, oppure un impedimento improvviso. Una puntata sono rimasto dietro le quinte, poi è toccato a me.


Mike Bongiorno e Sabina Ciuffini al termine di una puntata di Rischiatutto (cr. Olycom Wikimedia commons)


E’ passato alla storia del quiz come l’uomo che eliminò Inardi, il supercampione. Ma come c’è riuscito?

Sono partito con un errore sbagliando una domanda-rischio su un fiume tedesco, poi ho rincorso Inardi tutta la partita arrivando dietro a lui ma di poco. Nelle domande finali però Inardi, che era un esperto di musica classica, si confuse sul Requiem di Mozart, si corresse subito ma il famoso Signor No, Ludovico Peregrini, non accettò la seconda risposta. Era il 27 gennaio e mi ritrovai campione. Poi vinsi sempre fino al 2 marzo.

Si trovò catapultato in un vortice di popolarità che andò oltre le attese. Quasi tutti i giorni i quotidiani avevano un titolo su di lei. Come visse quelle settimane?

Prima di me si parlava di Correggio per la saponificatrice, la Canciulli; con le mie vittorie al Rischiatutto le cose cambiarono, tanto che il sindaco di allora, Renzo Testi, mi diede una medaglia al merito cittadino. L’ondata di popolarità durò fino all’estate; dove andavo mi riconoscevano. Però devo dire che non mi è mai venuta l’idea di tornare in televisione.



Lusetti con il manifesto di una sua conferenza dedicata al Correggio (cr. Paolo Boccaccini per iosonospartaco)


Come si è trovato nell’ambiente televisivo? Mike Bongiorno era famoso per strapazzare i concorrenti, soprattutto quelli che sbagliavano molto.

Sono stati tutti correttissimi e gentilissimi. Il vero Mike era quello che conoscevi dietro le quinte, nelle prove, un uomo molto più colto di quanto voleva far vedere. Era famoso per le gaffe, per gli errori di lettura, ma era tutto studiato a tavolino. Anche Sabina Ciuffini, la valletta, è stata gentilissima. Dopo la sconfitta Inardi non ha perso la sua simpatia. Era un medico del lavoro per le Ferrovie dello Stato, l’ho rivisto varie volte alla stazione. Per i rapporti umani sono stati giorni belli. E’ vero che Mike Bongiorno punzecchiava i concorrenti e qualcuno ci cascava. Ricordo che alla selezione c’era uno molto preparato che si presentava come esperto sulla storia del fascismo; arrivarono Mike e il regista Piero Turchetti chiedendogli di trovare una materia alternativa, perché quella era troppo scottante. C’erano materie tabù.


L'errore del dottor Inardi che consegna la vittoria a Lusetti (riproduzione Paolo Boccaccini)

Ma come prese la fine dell’avventura?

Dopo diverse puntate fui sconfitto da una concorrente eccezionale, Marilena Buttafarro, esperta di favole. Partecipai alle finalissime e ritrovai Inardi che mi eliminò. La vita ritornò quella di prima. Tempo dopo mi arrivarono i quasi sette milioni che avevo vinto, in gettoni d’oro dentro una cassetta di legno spedita alle Poste, con un carabiniere a vigilare. Non erano pochi soldi, nel 1972 con 500.000 lire si comprava una Fiat 500.

Lei era soprannominato il Goffredo Mameli di Correggio perché con barba e capelli assomigliava all’eroe risorgimentale. Ma come nacque il soprannome?

In quegli anni i personaggi storici erano più conosciuti, quasi popolari. Eppure pensi che una volta tre concorrenti non seppero dire chi era Silvio Pellico. Ed erano tre laureati.  

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