Le Corbusier contro Art Déco

Il monumento di Jurgen Goertz a Le Corbusier, collocato a Bietigheim, Germania (Wikimedia commons)
Il blitz all’Esposizione di Parigi del 1925 con Esprit Nouveau
Inizia oggi una serie di articoli di Giordano Gasparini dedicati a personaggi o eventi che hanno fatto la storia dell'architettura internazionale.
Il 28 aprile 1925 viene inaugurata a Parigi, nella zona de Les Invalides, l’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne. E’ il trionfo dell’Art Déco, che vuole esprimere la voglia di dimenticare gli orrori della guerra e comunicare una nuova idea del vivere, soprattutto della nuova borghesia emergente, inondata da un eccesso di decorazioni, lacche e vetri smaltati, affascinata dal mondo esotico, dalle antiche civiltà egizie e africane.
In particolare è visibile nelle arti decorative, oggetti, arredi, abiti, per poi ampliarsi all’arte e all’architettura.
Parigi è in quegli anni al centro del mondo: arriva Josephine Baker con la sua “Revue Negre”, nascono i Balletti Russi di Sergej Pavlovič Djagilev, con cui collaborano musicisti quali Debussy, Prokof'ev, Ravel, Satie e Stravinskij e artisti quali Picasso, Braque, Matisse e De Chirico.
Josephine Baker con il gonnellino di banane, 1927 (cr. Lucien Walery Wikimedia commons)
I surrealisti guidati da Andre Breton nel 1925 aprono la loro prima esposizione e Coco Chanel reinventa l’immagine della donna moderna, pettinata alla garconne, la musica jazz inonda i locali e le strade cittadine.
L’Expo 1925, poi chiamata pure Stile 1925, voleva essere l’espressione di questo mondo frivolo, mondano e lussureggiante e alle diverse presenze all’interno dell’immensa fiera si chiedeva proprio di rappresentare questo stile di vita.
Padiglioni
Le Esposizioni internazionali rappresentano momenti importanti per la vita, l’immaginario dei cittadini, come pure opportunità rilevanti per il mondo dell’industria e dell’artigianato e le attrazioni principali sono i padiglioni nazionali, fin dalla prima esposizione nel 1851 a Londra con il famoso Crystal Palace realizzato da Joseph Paxton. Sono manifestazioni svolte con regolarità ogni cinque anni fino ai nostri giorni, alla recente di Osaka e alla prossima prevista nel 2030 a Riad.
Tutte queste “bagatteles, petit meubles, futilites de art decoratif, importuns et indiscrets” non erano certo gradite a Le Corbusier, che presenta invece nel suo padiglione una cellula d’abitazione denominata Esprit Nouveau (riferita al titolo della sua rivista) ideata e progettata insieme a Pierre Jeanneret. Proprio per questo in un primo momento Le Corbusier viene escluso dall’esposizione con il pretesto di mancanza di posto disponibile.
Il trucco
Solo con un sotterfugio, riesce in una notte ad occupare una zona libera in un’area periferica e con mezzi e materiali di fortuna, insieme ad alcuni fidati collaboratori, a costruire il suo Esprit Nouveau, che già aveva presentato ai Salon d’Automne parigini del 1922 e 1923. Nasce così in questo modo rocambolesco un’opera che resterà tra i fatti più rilevanti dell’architettura del secolo.
Il Pavillon l'Esprit Nouveau all'Expo di Parigi 1925 (Wikimedia commons)
L’Esprit Nouveau diventa un manifesto, il nemico delle futili arti decorative, dove Le Corbusier mostra la sua preoccupazione per le forti trasformazioni di una società che da rurale stava diventando industriale e propone una soluzione al problema della casa.
Il padiglione è costituito da una cellula tipo, un prototipo di unità abitativa, composta da elementi prodotti in serie, con all’interno un diorama, dove veniva presentato il “Plain Voisin”, un progetto che prevedeva l’abbattimento di vecchie abitazioni nel centro di Parigi, per far posto a nuovi grattacieli, il visionario progetto per la “città per tre milioni di abitanti”.
Le forme
Il punto di partenza del padiglione, fortemente evocativo, è la combinazione di quadrato, cerchio, cubo e cilindro, forme capaci di condurre il visitatore all’immagine familiare e consueta della casa da una parte e dello spazio domestico dall’altra e si sviluppa attorno ad un nodo centrale che non è più il tradizionale focolare, né il living-room, ma il giardino sospeso, uno spazio all’interno della casa che contiene un’altra casa, all’aperto.
Saranno pochi i padiglioni che cercheranno di superare la moda Déco per avvicinarci alla nuova architettura, tra questi il padiglione russo di Melnikov, insieme all’Esprit Nouveau la più vivace e spregiudicata proposta della nuova architettura, della Danimarca di Kay Fisker e di Tony Garnier e non passò inosservato il padiglione dell’Austria di Josef Hoffmann, di cui Le Corbusier era stato un tempo discepolo a Vienna.
Il padiglione Italia all'Expo di Parigi del 1925 (cr. Auguste Leon Wikimedia commons)
Sul versante più tradizionale e conformista primeggiava quello dell’Italia di Armando Brasini, che però ospitava alcune interessanti sezioni: una organizzata da Marinetti con l’esposizione delle opere di importanti artisti quali Enrico Prampolini, Giacomo Balla e Fortunato Depero, l’altra la sezione delle Seterie Piatti di Como (una delle prime industrie in Italia ad avvalersi della collaborazione di importanti artisti) che espone una serie di scialli eseguiti da quattro eccellenti artisti - Sergio Tofano, Marcello Nizzoli, Diego Santambrogio, Enzo Guarnieri - oltre alla presenza di artisti quali Adolfo Wildt, Guido Ravasi, Galileo Chini, Aleardo Terzi.
Al termine dell’Expo, come era consuetudine, tutti i padiglioni venivano demoliti e nulla è rimasto di quelle affascinati storie.
Per quanto riguarda l’Esprit Nouveau non tutto di quella vicenda è andato perduto. Nel 1977 a Bologna, grazie ad un gruppo di “lecorbuseriani” - Giuliano e Glauco Gresleri e Josè Obrerie - e grazie alla disponibilità della Fondazione Le Corbusier di Parigi, il padiglione dell’Esprit Nouveau è stato ricostruito filologicamente nel piazzale antistante la Fiera di Bologna e oggi, dopo un attento restauro, è visitabile e ospita mostre e progetti culturali della città.
L'architetto Glauco Gresleri (cr. Antonio Masotti Wikimedia commons su concessione di archivio Masotti)
Nell’ambito delle manifestazioni di Bologna 2000 Città Europea della Cultura sono stati invitati importanti architetti internazionali ad allestire una mostra all’interno dell’Esprit Nouveau sul tema dell’abitare. Hanno presentato i loro progetti Mario Botta, Adolfo Natalini, Oriol Bohigas, Massimiliano Fuksas, Eduardo Souto de Moura e Vittorio Gregotti. Questa ricostruzione è stata possibile perché Le Corbusier ha conservato tutti i documenti relativi al padiglione, appunti, ritagli, foto, schizzi, oggi conservati dalla Fondazione Le Corbusier di Parigi ospitata presso la Maison La Roche, realizzata da Le Corbusier nel 1925.
Le Corbusier ha sempre mantenuto un rapporto importante con l’Italia, con i suoi frequenti viaggi di formazione, con le relazioni con colleghi del nostro Paese, insieme alla sua profonda conoscenza della tradizione architettonica italiana. Nel secondo dopoguerra ha ricevuto anche importanti incarichi, come per il Centro Calcolo Olivetti a Rho e per il nuovo ospedale di Venezia, progetti che però non vennero realizzati.
Il Chrysler Building e l'Empire State Building (cr. Jorge Royan e Chris Light Wikimedia commons)
Dunque l’Esprit Nouveau ricostruito è la sola occasione per conoscere una sua importante opera in Italia.
L’Art Déco protagonista nel corso degli anni Venti nella vita delle principali città europee, da Vienna a Parigi, da Praga a Milano, raggiunge proprio il suo apice all’Expo parigino per poi iniziare un lento declino. Successivamente il gusto Déco arriva negli Stati Uniti, rappresentato dalle sue due opere architettoniche più iconiche e conosciute, il Chrysler Building (1928) e L’Empire State Building (1931).
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