Giordano Bruno, la statua della sfida
La statua di Giordano Bruno con il viso rivolto verso il Vaticano (cr. Maurizio Martella Wikimedia commons)
In Campo de' Fiori contro il volere della Chiesa
Nel 1885 un gruppo di studenti universitari romani formò un comitato internazionale per la costruzione di un monumento al frate domenicano e filosofo Filippo Bruno da Nola, universalmente conosciuto come Giordano Bruno.

Foto colorate di Giosuè Carducci e Victor Hugo (cr. E. Carjat per Hugo Wikimedia commons)
Vi aderirono le maggiori personalità dell’epoca: Victor Hugo, Bakunin, Ibsen, Spenser, per citarne solo alcuni. Fra gli italiani Bovio, Carducci, Ardigò, Lombroso e Villari, oltre a politici di varia provenienza. Si trattò in sostanza del precursore dell’Associazione nazionale del Libero pensiero “Giordano Bruno”.

I triumviri Mazzini, Saffi e Armellini (cr. Pramzan Wikimedia commons)
Nella Roma papalina, capitale d’Italia da appena 15 anni, quel progetto rappresentò un vero e proprio affronto alla Chiesa e al papa. Una prima statua era stata eretta già nel 1849 durante la Repubblica Romana, retta dal triumvirato Mazzini, Saffi e Armellini, ma venne abbattuta con il ritorno di papa Pio IX, dopo la restaurazione del potere temporale. Con la presa di Roma del 1870 il tema si ripropose con forza.

Immagine in bianco e nero di Campo de' Fiori (cr. F. Tamburini 75 Wikimedia commons)
Ora l’idea era quella di costruire il monumento proprio in Campo de’ Fiori, nello stesso luogo dove l’eretico frate, il 17 febbraio del 1600, venne condannato al rogo dal Sant’Uffizio per non aver abiurato alle sue tesi. La sottoscrizione promossa dal Comitato raccolse però scarsi consensi da parte del corpo insegnante universitario. Fecero eccezione Bertrando Spaventa, Antonio Labriola e pochi altri. La stessa giunta comunale di Roma, guidata dai clerico-moderati e capeggiata dal sindaco Leopoldo Torlonia fece di tutto per ostacolare o rallentare la concessione del terreno per il monumento.

Foto colorate di Spaventa e Labriola (cr. Rieras e dalla pagina X Midwestern Marx)
La questione spaccò il Paese in due. Il Papa considerò la statua una ingiuria alla Chiesa, mentre naturalmente per i promotori si trattò di uno schiaffo laico alle prepotenze vecchie e recenti del Vaticano. D’altra parte le convinzioni di Bruno di un universo infinito, senza un centro e una periferia, con la valorizzazione delle teorie copernicane, rappresentavano una rottura irreparabile con la visione aristotelico-tolemaica, che non poteva essere tollerata dalla Chiesa.

Bruno in un disegno del 1900 (cr. Aquarell_1990 Wikimedia commons)
Inevitabilmente si ebbero manifestazioni di piazza, proteste nelle sedi universitarie e violenti scontri con la polizia. Non ci furono morti, ma la situazione divenne incandescente. Il primo ministro Crispi, esponente della sinistra storica e massone, ordinò che la statua venisse comunque fusa e che la sua realizzazione fosse assegnata allo scultore massone Ettore Ferrari, che nel 1904 venne nominato Gran Maestro della Massoneria.

Foto colorate di Crispi e dello scultore Ferrari (Wikimedia commons)
Giunti a quel punto papa Leone XIII minacciò di lasciare Roma e di accettare l’ospitalità di un altro paese, si parlò dell’Austria, più rispettoso del cattolicesimo. Ma si trattò solo dell’ultima minaccia vaticana. Dopo diverse animate e inutili sedute del Consiglio comunale, il 5 dicembre 1888 la Giunta decise di concedere l’area e il 10 dicembre il Consiglio Comunale approvò a maggioranza la proposta. Seguì una manifestazione in Campo de’ Fiori, da dove partì un festoso corteo che percorse la città.

Santino con l'immagine di Papa Leone XIII (cr. O'Really Bernard Wikimedia commons)
Il 9 giugno 1889 la statua del filosofo eretico, in bronzo e granito di Baveno e fusa nella fonderia Crescenzi di Roma, prese posto in Campo de’ Fiori alla presenza dei deputati del collegio di Roma. Bruno venne raffigurato raccolto in sé stesso, con le mani incrociate sul suo libro chiuso e con lo sguardo dritto davanti a sé in direzione del Vaticano.

Le bancarelle attorno alla statua di Giordano Bruno (cr. Myrabella Wikimedia commons)
Sul basamento furono posti otto medaglioni raffiguranti liberi pensatori e i tre episodi più importanti della sua vita. La mattina della inaugurazione giunsero alla stazione manifestanti da tutto il paese. Il corteo vide alla testa i reduci garibaldini, docenti universitari de “La Sapienza” e di altre università d’Italia, i rappresentanti del Comune di Nola, le delegazioni di 80 logge massoniche e laiche.

La firma dei Patti Lateranensi (cr. Archivio Luce Wikimedia commons)
Gli ambienti e la stampa clericale reagirono pubblicando un appello a tutti i cattolici perché protestassero contro l’inaugurazione del monumento. In moltissime chiese si tennero cerimonie di riparazione contro il sacrilegio compiuto. Durante le trattative per il Concordato, il Vaticano chiese ancora una volta a Mussolini di abbattere l’offensivo monumento. Mussolini, ricordando probabilmente il suo passato di vecchio mangiapreti, rispose di no, fissando inoltre la sua residenza romana proprio a Villa Torlonia.
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