Gli spari di Tejero e la Spagna coraggiosa
Antonio Tejero in una immagine di pochi anni fa (cr. Efe El Confidencial)
Dal fallito golpe del 1981 alla transizione dopo Franco
Lo scorso 23 febbraio gli spagnoli hanno celebrato la democrazia, come fanno ogni anno in occasione della ricorrenza del fallito golpe del 1981. Il protagonista del golpe fu il tenente colonnello della Guardia Civil Antonio Tejero e se uno sceneggiatore avesse voluto immaginare come concluderne l’esistenza, lo avrebbe fatto morire solitario e reietto proprio quel giorno dell’anno in cui nel suo Paese il suo nome viene rievocato da tutti i giornali e dai social come sinonimo di tradimento e vergogna.
E’ andata quasi così, lo scorso 25 febbraio, mentre in Spagna si parlava ancora del golpe e proprio nel giorno in cui Sanchez desecretava le carte del golpe Tejero è morto veramente e con lui la sua inquietante eredità storica. Tra l’altro dalle carte non più segrete sono emersi alcuni fatti nuovi, tra questi che la moglie di Tejero si rammaricava al telefono che il marito fosse stato un “tonto” a fidarsi dei suoi colleghi, tenendo presente che la traduzione di tonto dallo spagnolo occupa uno spettro di significato più ampio del tonto italiano, allargandosi verso la definizione di coglione.
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Francisco Franco con l'allora principe Juan Carlos (cr. Anefo Wikimedia commons)
Il tenente colonnello della Guardia Civil non era al suo primo tentativo di golpe, già nel 78 aveva cospirato con altri militari nella Operacion Galaxia, termine evocativo di una trama stellare, in realtà nome di una caffetteria di Madrid. Un piano golpista per cui si era già fatto sette mesi di carcere, inoltre era già stato arrestato altre tre volte per insubordinazioni minori. Insomma un autentico pezzo di fascista, allergico alla democrazia, che proprio per questa sua attitudine è diventato il simbolo vivente dell’atteggiamento di una parte della società spagnola in occasione della transizione democratica.

La caffetteria Galaxia a Madrid (cr. Melopez 21 Wikimedia commons)
Quel 23 febbraio 1981 era arrivato fino in fondo e pensava di avercela fatta. Era entrato nell’aula del parlamento spagnolo con un manipolo di militari sequestrando tutti i parlamentari e i membri del Governo, in attuazione di un piano organizzato assieme ad altri. Lui ne divenne il simbolo. Una telecamera che riprendeva i lavori rimasta accesa ha registrato tutto, consegnando alla storia quelle immagini, il suo volto, la pistola alzata, i colpi sparati e soprattutto quel “sientanse, conjo! - si sieda, cazzo” (la traduzione letterale sarebbe leggermente diversa) rivolto ai presenti.

Tejero armato nell'aula de Las Cortes (cr. Efe Wikimedia commons)
Il golpe prevedeva alcuni interventi contestuali, ma alla fine solo tre azioni vengono messe in pratica, la presa della Tv, l’uscita in strada dei militari a Valencia e appunto la presa del parlamento spagnolo.
Non dobbiamo però farci ingannare, l’immagine grottesca del militare con baffetti e tricorno lucido, che con la pistola in mano sale sul pulpito degli oratori de las Cortes sparando come un folle non deve farci pensare a un golpe militare in stile greco o cileno, con militari infedeli e tetragoni contro una società civile democratica inerme.

I fori sul soffitto de Las Cortes lasciati dagli spari dei golpisti (cr. B.N. Gonzalez Wikimedia commons)
Quella spagnola doveva essere una operazione più politica, finalizzata all’insediamento di un governo di larga coalizione, con a capo un militare molto vicino al Re, il generale Alfonso Armada. Il tutto all’interno di un contesto di democrazia controllata, che con un colpo di timone doveva correggere la rotta che stava prendendo la nascente democrazia, in particolare l’ammissione dei comunisti nel consesso democratico e l’autonomia a Catalogna e Paesi Baschi.

Il generale Alfonso Armada (cr. Efe Wikimedia commons)
Non è un caso che l’operazione militare scatti con tutti i parlamentari e ministri in aula, mentre si votava l’elezione del nuovo Presidente del Governo e che gli unici due politici che non si buttano a terra quando i militi sparano in aria sono Santiago Carrillo, segretario generale del partito comunista, Pce, e Adolfo Suarez, primo ministro uscente e segretario dimissionario dell’Udc, il partito centrista di maggioranza. Al fianco di Suarez c'è un’altra persona che non si piega fisicamente all’arroganza dei militari ed è uno di loro, il vice presidente del Consiglio dei ministri uscente, già Capo di Stato Maggiore dell’esercito, il generale Gutierrez Mellado, come Suarez ex franchista, ma suo grande alleato nella transizione democratica e riformatore dell’esercito stesso.

Carrillo e Suarez (cr. Atlas e Ministerio de la Presidencia Wikimedia commons)
Il generale si alzò in piedi intimando ai militari di consegnare le armi e fu lo stesso Tejero a tentare di buttarlo a terra fisicamente, peraltro senza riuscirci. Fu in quel momento che i militari persero il controllo per un attimo iniziando a sparare all’impazzata verso l’alto.
I protagonisti della vicenda politica che porta al tentato golpe sono Carrillo e Suarez. La forza dei comunisti in Italia negli anni 70 spaventava il potere franchista e Carrillo da segretario del Pce rappresentava assieme a Dolores Ibarruri la continuità con la classe dirigente che aveva perso la guerra civile. La riammissione dei comunisti era doppiamente invisa ai nostalgici del regime, in quanto anticomunisti ma anche in quanto palese ammissione di sconfitta storica.

La pasionaria Dolores Ibarruri, 1936 (cr. ag. Meurisse Wikimedia commons)
I socialisti offrivano la possibilità di un passo avanti a tutti, si presentavano con una classe dirigente giovane, che viveva in Spagna, aliena alla guerra civile e in parte già tollerata, i comunisti invece avrebbero rappresentato una resa dei conti. Carrillo era consapevole della portata storica della transizione e accettò un patto segreto, il riconoscimento della monarchia in cambio della legalizzazione del Pce, ma anche una postura tutto sommato accomodante verso un governo di transizione composto da ex franchisti.
Da youtube l'irruzione dei golpisti nel parlamento spagnolo
Quando i golpisti spararono tutti si buttarono sotto i banchi per ripararsi e una compagna di Carrillo lo esortò a farlo. La sua risposta fu “no me sale de los cojones”, la traduzione credo non serva. L’altro obiettivo di Tejero era il presidente del Consiglio dei ministri uscente, il “traditore” Adolfo Suarez.
Suarez era una sconosciuta giovane promessa franchista a cui il Re e la parte più illuminata del regime affidarono la presidenza del Consiglio dei ministri nel 1976 col preciso compito di governare la transizione verso la democrazia, compito che Suarez, a cui ora è dedicato l’aeroporto di Madrid, eseguì in modo esemplare. Per cinque anni, passo dopo passo, Adolfo Suarez ha accompagnato la Spagna alla democrazia e i franchisti alla porta, sempre con l’appoggio e la fiducia del Re.

Suarez con il ministro della Difesa, Mellado (cr. Ministerio de la Presidencia Wikimedia commons)
Già in uno dei suoi primi discorsi da ministro, ancora in pieno regime, Suarez citò Antonio Machado, il grande poeta andaluso morto in esilio. Era il segno che sarebbe stata la persona giusta al posto giusto. Nel 1980 la democrazia aveva fatto già i suoi passi più importanti, votato democraticamente due volte, approvata una costituzione democratica, rimpatriato gli esuli e riammesso alla vita democratica sia i socialisti che i comunisti.

Joaquin Sorolla, "Ritratto del poeta Antonio Machado" (Wikimedia commons)
Le cose però in Spagna non andavano bene, i militari non avevano mai perdonato a Suarez la legalizzazione del partito comunista, l’economia stagnava, i separatisti rialzavano la testa e non poteva mancare l’azione di gruppi fascisti, anche italiani, che alimentavano una strategia della tensione parallela alla nostra, con attentati tra cui la “matanza de Atocha” in cui furono uccisi cinque avvocati del partito e del sindacato comunista. Il fatto poi che il Re avesse recentemente scaricato Suarez rendendo necessaria l’elezione di un nuovo Presidente del Consiglio dei ministri, aveva dato il la per il golpe.

Il funerale delle vittime di Atocha (Wikimedia commons)
Il fallito golpe del 23 febbraio 1981 può considerarsi il punto finale della transizione democratica spagnola. La data d’inizio è più difficile da definirsi, ma direi che potrebbe essere il 20 dicembre 1973, il giorno in cui l’Eta fa saltare per aria, mai l’espressione si è potuta considerare più letterale di così, il capo del governo e delfino di Franco, l’ammiraglio Luis Carrero Blanco. Il dittatore era vecchio e debole, ma non meno sanguinario, e sarebbe morto nel novembre 1975. Nel 1977 ci sono le prime elezioni libere dal 1936, nel 1978 viene approvata la Costituzione. Il golpe del 1981 sarebbe stato il colpo di coda del regime, ma con l’esaltante vittoria di Felipe Gonzalez e del Psoe nel 1982 si suggella la fine della transizione e la nascita della nuova Spagna.
L'auto di Carrero Blanco volata sul balcone di un palazzo (Wikimedia commons)
Il dibattito su quanto la democratizzazione del regime sia stata l’esito di cattivi diventati buoni o della forza di volontà di un popolo oppresso è aperto. La transizione è stata certamente un processo asimmetrico, con gente compromessa col regime che rimodellava lo Stato e i veri democratici che costruivano la nuova società civile, ma la cosa ha funzionato e oggi non ci sono scuse per definire incompiuta o imperfetta la democrazia spagnola, almeno non più di quanto non lo siano le altre democrazie a partire dalla nostra.

Re Filippo VI di Spagna e la regina Letizia (cr. Daniel Virgili Wikimedia commons)
Quello che però non è ancora del tutto risolto è il tema della memoria, ancora troppo indulgente verso il regime e omissiva verso le sue vittime, tema che la sinistra ogni volta che torna al governo pone in termini sempre più avanzati. La democrazia è la figlia tanto desiderata, va protetta e amata, senza se e senza ma.

Almodovar fra Penelope Cruz e Antonio Banderas (cr. P. Pacheco Wikimedia commons)
Il protagonista di Carne Tremula, film di Pedro Almodovar, nel finale parla al figlio nella pancia della madre, mentre in macchina stanno andando all’ospedale per partorire e gli dice di non avere fretta di uscire, come invece capitò a lui che nacque sull'autobus in una Madrid deserta, il giorno in cui Franco impose lo stato di emergenza al Paese. Il padre dice al nascituro: so perfettamente come ti senti, perché io 26 anni fa mi trovavo nella tua stessa situazione, ma tu sei più fortunato di me brutto birbante, sapessi come sono cambiate le cose, guarda il marciapiede là fuori com’è pieno di gente, quando sono nato io non c’era un’anima per strada, la gente stava rintanata in casa e se la faceva sotto dalla paura, per fortuna figlio mio è da tanto tempo che in Spagna non abbiamo più paura. Questa è una storia recente della Spagna, della Spagna che non ha paura.
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