I greci e l'ospitalitą obbligatoria
Migrante soccorso sulla costa greca (cr. Ggia Wikimedia commons)
Stranieri e miserabili protetti da Zeus, povertà inaccettabile
“Ospiti e poveri vengono tutti da Zeus”: così dice Nausicàa alle sue ancelle, spaventate alla vista di Odisseo. “Di che cosa avete paura, fuggite alla vista di un uomo? Credete che sia un nemico? E’ solo un povero naufrago arrivato qua e noi ce ne dobbiamo prendere cura, è necessario anzi che lo facciamo e che lo facciamo adesso”.
Barbara Gregorini è Nausicaa nell'Odissea della Rai, 1968 (Wikimedia commons)
Sono le parole di una giovane ragazza greca del X, forse del IX o VIII secolo a.C., veramente sconcertanti per la loro naturalezza e la loro verità. E sono parole che - leggendole - mettono anche un po’ a disagio noi moderni che crediamo di essere così civili e che ci vantiamo del nostro progresso; gran parte di quei valori che affermiamo in teoria, che siamo consapevoli di avere ereditato dai greci, in realtà non li rispettiamo più e men che meno li mettiamo in pratica.

W.J.K. Zahn "L'incoronazione di Zeus", la casa dei Dioscuri (Wikimedia commons)
Vale la pena spiegare che il motivo per cui proprio Zeus è invocato come protettore degli ospiti e dei derelitti in generale è proprio perché il dio supremo stesso aveva sperimentato su di sé questa condizione, quando, sottratto dalla madre Rhea al padre Crono che lo avrebbe altrimenti divorato, fu nascosto a Creta, ospitato e allevato dai Cureti.
Il poeta ellenistico Callimaco scriverà molto tempo dopo un altro poemetto, tutto incentrato sul tema della xenìa, raccontando la storia dell’eroe Teseo che viene aiutato e accolto da un’umile vecchina, Ecale, a cui dedicherà successivamente un culto, quello appunto di Zeus Ecaleio. Non sia mai che per ragioni economiche un cittadino ateniese debba andarsene ed emigrare, è la sintesi del pensiero del politico e poeta Solone, che anche a questo scopo realizzò delle significative riforme.

A. Kauffman, "Belisario chiede la carità a Porta Pinciana", 1781 (Wikimedia commons)
Tuttavia, soprattutto in età arcaica, la possibilità di perdere tutto per varie ragioni e di essere dunque costretti a vivere una vita di esilio e di stenti era molto frequente, come mostrano spesso i poeti, che descrivono in vari testi la condizione del profugo, triste, incerta e per certi versi scandalosa, nel senso di inaccettabile per una società che, benché meno evoluta della nostra, cercava di evitare il più possibile condizioni di miseria, focolai di potenziali conflitti sociali.
Atene, visione notturna del Partenone (cr. Gossipil89 Wikimedia commons)
Tuttavia non era solo una norma religiosa, quella che rendeva un dovere il prendersi cura degli ospiti, ma anche un obbligo civico, in quanto gli abitanti delle comunità cittadine greche che saranno per secoli, almeno fino alla conquista romana del II secolo a.C., città-stato, cioè realtà autonome e indipendenti, avevano l’esigenza di instaurare relazioni di reciproca ospitalità con cittadini di altre comunità.
Operazione di salvataggio di migranti sulle coste greche (cr. AlMare Wikimedia commons)
Un abitante di una qualunque città greca era uno straniero in ogni altra zona della Grecia o delle colonie; infatti in greco il termine xènos è bivalente, perché significa sia ospite sia straniero. Ma in ragione della comunanza di lingua e di tradizioni era però possibile avere in ognuno di questi luoghi un punto di riferimento, un pròsseno (protettore degli stranieri), una famiglia su cui contare in caso di bisogno. Questo tipo di relazioni poteva avvenire anche con popoli non propriamente greci, o con altri sentiti però per certi aspetti vicini, in ragione della comune matrice indoeuropea, come i macedoni o i persiani, presso i quali tanti illustri rifugiati politici e intellettuali trovarono protezione e ospitalità: Temistocle, Alcibiade, Euripide, Senofonte.
Da sinistra Milziade, Temistocle e Aristide (cr. G.E. Koronai Wikimedia commons)
Il mondo greco, benché per molti aspetti chiuso nel suo particolarismo cittadino, era in realtà un mondo molto aperto e in continuo movimento, tanto che è difficile trovare nella sua storia uomini politici o di cultura che abbiano vissuto tutta la vita nello stesso luogo. La posizione geografica della Grecia al centro del Mediterraneo, dove si protende con le sue numerose penisole e isole, ha portato naturalmente la sua cultura a intrecciare relazioni con tutti i popoli affacciati su questo oceano minore e la povertà del suolo ellenico spinse i greci stessi nel corso di due grandi colonizzazioni, la prima nell’XI secolo a.C e la seconda nell’VIII a.C., a fondare colonie sia ad est, in Asia Minore e sul Mar Nero, sia ad ovest, nel sud Italia (Magna Grecia).
G. Wentzel, "Migranti", 1903 (Wikimedia commons)
Queste vere e proprie ondate migratorie, le prime spontanee, cioè effettuate per iniziativa di singoli gruppi, esattamente come avviene oggi, le seconde più organizzate e programmate dalle città stesse, ma non per questo meno avventurose e piene di incognite (migrazioni dovute in gran parte alla povertà o alla ricerca di zone più fertili e ricche economicamente) non erano molto diverse dai movimenti migratori di massa che osserviamo oggi e a cui assisteremo necessariamente - anche se non lo vorremmo – quando e se gli scriteriati conflitti che si stanno attualmente consumando, cesseranno.

Lionello Spada, "Enea e Anchise", 1615 (Wikimedia commons)
Come non vedere nella più nota leggenda del troiano Enea - che è costretto a partire dalla sua città, distrutta da una guerra terribile, portando con sé un intero popolo alla ricerca di una nuova terra promessagli dagli dei – l’esempio ideale di questo breve ragionamento sul concetto di ospitalità nel mondo antico e una prefigurazione di ciò che innumerevoli volte è successo e certamente succederà di nuovo?
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