Gli alberi che non possono pių parlarci

Gli alberi che non possono pių parlarci

Sullo sfondo il bosco del Ronco di Cortina (cr. Alessio Battistella Wikimedia commons)

Immolati nel nome di una pista da bob

E’ difficile essere in sintonia con le olimpiadi Milano-Cortina 2026 per diversi motivi. Uno di questi è l’impatto negativo con l’ambiente che queste provocano. Il male olimpico, lontano da qualsiasi idea di sostenibilità, è evidente se lo si osserva con spirito critico.

Nel Bosco di Ronco alle pendici delle Tofane, per creare la pista da bob, un serpentone di cemento e metallo, sono stati abbattuti 560 larici secolari (c’è chi afferma 2.000), insieme a 260 abeti e arbusti di vario tipo. Innsbruck aveva offerto una pista pronta e collaudata, ma l’italianità unita a un senso di irresponsabilità ha negato l’offerta. Fin dal ’900 questi erano territori dediti al pascolo, alle gite domenicali, al recupero del legname dagli alberi secchi; con tutte le piste costruite e ricostruite diverranno luoghi di un turismo disarmonico e si trasformeranno in discarica quando tutto avrà fine.

Parte degli alberi abbattuti (dalla pagina Fb Pista da Boh)

Il Bosco di Ronco ha avuto l’enorme fortuna di non essere stato colpito dalla tempesta Vaia nell’ottobre del 2018, ma violenza e interessi umani stanno provocando danni irreparabili. Dicono che ripianteranno alberi, ci vorranno generazioni perché questi crescano.

L'effetto della tempesta Vaia sull'altopiano dei sette comuni (cr. Nordavind Wikimedia commons)

Il parallelo è immediato con il Bosco che suona nei pressi di Predazzo, in val di Fiemme. Qui la tempesta Vaia con vento a 200 chilometri orari ha devastato 42.000 ettari di bosco e ha abbattuto 15 milioni di alberi. I cambiamenti climatici non avvengono improvvisamente. La violenza dell’uomo è presente, anno dopo anno, a determinare cataclismi spaventosi.

Il bosco che suona (dal sito Travel with the wind) 

Con il Bosco che suona i turisti avevano creato un dialogo. Adottavano spiritualmente un albero. Lo abbracciavano e ponevano l’orecchio sulla sua corteccia per ascoltare i suoni che lo attraversavano. Leggevano le targhe con i nomi dei musicisti che in questo luogo avevano tenuto concerti. Gli abeti rossi testimoniavano, fin dal 1600, la presenza di Antonio Stradivari. Da Cremona si recava personalmente a scegliere il legno giusto per creare violini. Insieme al suo maestro Nicola Amati.

Il violinista Uto Ughi con i presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera, Napolitano, Grasso e Boldrini (Wikimedia commons)

Tanti anni dopo Uto Ughi, Salvatore Accardo, Mario Brunello e Stefano Bollani tenevano concerti. La chiamano la foresta dei violini. Abeti svettanti verso l’alto che sapevano trasmettere voci attraverso i canali interni, vibranti come canne d’organo.


Salvatore Accardo e Mario Brunello (Wikimedia commons)

Il Bosco di Ronco si unisce al Bosco che suona per riaffermare il pensiero kantiano: Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Gli alberi creano un’empatia che mette in moto cuore, emozioni e sentimenti. L’intelligenza da sola è insufficiente se non si coniuga con un sentimento di unione con l’ambiente. Nei boschi dove larici e abeti sono secolari si percepisce la grandezza dell’universo. Gli alberi centenari raccontano storie di saggezza e incontri.

Il bob statunitense ai mondiali in Germania nel 2015 (cr. Groman123 Wikimedia commons)

Hannah Arendt nella Banalità del male, riferendosi ad un altro periodo storico e alle nefandezze naziste, afferma che certi atti atroci dipendono dallo smettere di pensare, rinunciando alla propria responsabilità morale e alla mancanza di capacità di giudizio. Possiamo connettere il suo pensiero anche alle violenze perpetuate nei confronti della natura? In quanto nell’umanità è compreso il genere umano e quello naturale.

L'abbattimento degli alberi a Cortina (dalla pagina Fb Mario Tozzi)

I larici centenari del Bosco di Ronco e gli abeti del Bosco che suona sono esseri viventi. Hanno ascoltato frasi, risate, parole sussurrate, perché gli alberi sanno ascoltare e nello stesso tempo ci parlano. Ci sono alberi che sembrano amici. I loro rami si piegano, l’uno verso l’altro. Ci sono alberi solitari che si innalzano verso l’alto, parlano con il cielo. Altri che si piegano, si intrecciano e formano arcate. Con gli alberi il dialogo è una conversazione con se stessi. Narrano i passaggi della vita.

Bob a 4 statunitense a Park City (cr. G. Meade affairs office Wikimedia commons)

Nelle scelte delle Olimpiadi Milano-Cortina è evidente un ego smisurato che non tiene conto della Terra. Con azioni che danneggiano il contesto in cui l’esistenza scorre. Non in armonia con un ecosistema molteplice. Ancora una volta per profitto e mania di grandezza si finge di non accorgersi dei legami, ciechi di fronte ai disastri naturali.

Monti e Alverà sulla vecchia pista di Cortina (cr. Gazzetta dello sport Wikimedia commons)

La natura è come il meccanismo a ingranaggi di un grande orologio. Ogni elemento segue un ordine preciso e si innesta nell’altro, ogni essere vivente ha il suo posto e la sua funzione.
Scrive Peter Wohlleben ne “La rete invisibile della natura”.

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