Olimpiadi, l'evoluzione delle cerimonie
Roma 1960, apertura dei giochi olimpici (cr. Alex Dawson Wikimedia commons)
Dal 1896 inaugurazioni fra folklore, tecnologia e arte
Il 6 Febbraio si svolgerà la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina; l'apertura è sempre un super evento in mondovisione il cui ricordo spesso è rimasto nella memoria collettiva più a lungo delle stesse gare. Non è stato però sempre così e, come è facile immaginare, è stato l'avvento della televisione a farlo diventare un autentico spettacolo globale. Ma andiamo con ordine.

Il manifesto ideato per le olimpiadi di Atene del 1896 (E. Gillieron Wikimedia commons)
Nella Grecia del 1896, un paese non propriamente all'avanguardia e che avrebbe combattuto negli anni seguenti altre due guerre con la Turchia per arrivare ai confini attuali, si svolsero i primi giochi olimpici moderni. L'organizzazione era tutta da inventare (vitto e alloggio a carico degli atleti ed esclusione delle donne) ma funzionò abbastanza bene.

Atene 1896, foto colorata della finale dei 100 metri (cr. Docpix Wikimedia commons)
Nonostante i costi notevoli, il pubblico greco era entusiasta per il ritorno sulla scena mondiale dopo molti secoli di declino e occupazione straniera. Ci fu la sfilata e l’inno olimpico (che poi scomparve e fu reintrodotto solo a Roma nel 1960), ma niente giuramento (che esordì ad Anversa nel 1920) né fiamma olimpica (che apparve ad Amsterdam nel 1928).
L’accensione del fuoco ad Olimpia e la staffetta fino alla sede dei giochi iniziarono nel 1936 e da diverse edizioni si conclude ora con un tedoforo la cui identità è tenuta nascosta sino all’ultimo. Poco alla volta si sono poi aggiunti, fino a diventare canonici, vari elementi, come l'ordine delle delegazioni (per prima sempre la Grecia e per ultima quella della nazione ospitante) o la liberazione delle colombe come segno di pace, che ora viene fatta solo dopo l'accensione della fiamma olimpica. A Seul infatti il braciere aveva arrostito in diretta tv un po’ di volatili che, ignari dell’imminente accensione, vi si erano posati.
L'accensione della fiamma olimpica a Seoul, 1988 (cr. K. Hackman Wikimedia commons)
Le edizioni del 1900 (Parigi) e del 1904 (Saint Louis) si svolsero in contemporanea con le rispettive esposizioni universali generando più confusione che spettacolo. In particolare Saint Louis si rivelò un'enorme fiera in cui lo sport cedette il campo a veri e propri fenomeni da baraccone.

Anversa, 1920, la Svezia vincitrice del tiro alla fune (cr. J. Beau Wikimedia commons)
Furono addirittura organizzate le “Giornate antropologiche,” conosciute anche come “Giochi tribali”, in cui si confrontavano atleti di varie razze (nativi americani, africani e asiatici). Un esperimento di antropologia fisica e sociale frutto del clima dell’epoca, ma che scandalizzò ugualmente molti contemporanei. I giochi olimpici sopravvissero a stento a tale caos e già dal 1908 (Londra) l’organizzazione fu radicalmente modificata.

Saint Louis, 1904, lavori per lo stadio Olimpico (Wikimedia commons)
Dal 1924 iniziarono a disputarsi anche le Olimpiadi invernali, che però svolgendosi spesso in località montane più piccole non disponevano di stadi adatti a grandi cerimonie, cosa che poi sarebbe cambiata.
Nel 1932 a Los Angeles comparve la prima mascotte, il cane Smoky, che però era un animale vero, vivo e vegeto. Dal 1968 (Grenoble) è diventata una presenza costante e solitamente si tratta di un animale più o meno caratteristico o simbolico del paese ospitante. Qui inizia anche l’avventura dell’oggettistica olimpica. Tra le mascotte più note come non ricordare, in epoca di guerra fredda, l’orso Misha (Mosca 1980) e Sam the Eagle (Los Angeles 1984).

Berlino, 1936, Hitler allo stadio Olimpico (Wikimedia commons)
Le olimpiadi del 1936 a Berlino furono un momento cruciale per la propaganda del regime nazista. Ne rimane traccia nell’impressionante “Olympia”, il film-documentario che Leni Riefenstahl girò sui giochi, avendo a disposizione mezzi tecnici pressoché illimitati. Lo potete tranquillamente trovare in rete e la cerimonia d’apertura è impressionante (uscì comunque due anni dopo).

Berlino, 1936, Leni Riefenstahl durante le riprese di Olympia (Wikimedia commons)
Nel dopoguerra, dopo l’austerità di Londra 1948 dove i generi alimentari erano ancora razionati, le olimpiadi si concentrano sull’aspetto sportivo e organizzativo con l'aumento costante di nuove discipline e di nuove nazioni partecipanti.
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Londra 1948, prime olimpiadi del dopoguerra (cr. Nat. media museum Wikimedia commons)
Le cerimonie d’apertura più o meno seguiranno lo stesso copione per trent’anni, con occasionali variazioni simboliche. Nel 1960 a Roma suonarono diverse bande militari e niente più (il presidente del comitato organizzatore era Giulio Andreotti, che ricopriva anche il ruolo di ministro della Difesa).

Roma, 1960, l'apertura delle olimpiadi (cr. A. Dawson Wikimedia commons)
A Tokio nel 1964 l'ultimo tedoforo era nato a Hiroshima il giorno dello sganciamento della prima bomba atomica. Nel 1968 a Città del Messico si raggiunsero, anche grazie all’altura, grandi risultati tecnici, ma non ci si ricorda invece che solo dieci giorni prima dell'inaugurazione furono uccisi centinaia di studenti che protestavano per lo spreco di risorse. Fu ferita anche la giornalista Oriana Fallaci.

Tokyo, 1964, l'ultimo tedoforo Yoshinori Sakai, nato nel giorno dell'atomica su Hiroshima (Wikimedia commons)
Nell'immaginario collettivo le Olimpiadi di Monaco del 1972 sono invece collegate all'attacco terroristico di Settembre Nero che colpì la delegazione israeliana. Montreal 1976 fu invece una tale catastrofe economica (non fu completata nemmeno la torre olimpica) che da allora l'attenzione ai bilanci diventò obbligatoria.

Monaco 1972, un terrorista palestinese nella palazzina dell'attentato (cr. K. Strumpf Wikimedia commons)
L'era moderna delle cerimonie spettacolari inizia sicuramente con Mosca 1980, le cui cinque ore di durata costituiscono un record e dove gli stessi spettatori, secondo la tradizione propagandistica dei regimi orientali, diventano attori in gigantesche coreografie colorate sugli spalti dello stadio. Il boicottaggio americano incentivò ulteriormente l'esibizione fluviale di musica e balletti.

Mosca 1980, l'orso Misha disegnato dal pubblico allo stadio (Wikimedia commons)
A Los Angeles 1984 il comitato organizzatore, che era sostanzialmente un soggetto privato, cercò di equilibrare il controllo dei costi con uno spettacolo efficace, utilizzando le professionalità di Hollywood. Il risultato fu un vero e proprio musical che celebrava la storia americana e di cui oggi si ricorda soprattutto l'esibizione del Rocket man, l'uomo con tuta da astronauta che volava e atterrava grazie ai razzi direzionali che aveva sulla schiena. Ormai la tv la fa da padrona e l'inaugurazione olimpica diventa sempre di più un'esibizione artistica e culturale con un filo conduttore condito da veri e propri messaggi.

Los Angeles, 1984, The Rocket man (dalla pagina Fb Derek Sweet)
Come non ricordare l'accensione della fiaccola olimpica a Barcellona nel 1992, tramite una freccia infuocata lanciata da un atleta paralimpico (era a 150 metri) e nella stessa occasione Montserrat Caballé cantò “Barcelona” che aveva lanciato con Freddie Mercury, morto l’anno prima.

L'arciere tedoforo di Barcellona, 1992
Le olimpiadi del 1996 si tennero ad Atlanta, grazie alla Coca Cola, e l’ultimo tedoforo fu un lento e sofferente, ma indimenticabile, Muhammad Ali. Nel 2000 a Sidney si esibì tutto l'orgoglio nazionale australiano, dagli aborigeni a Paul Hogan, l’allora popolarissimo Crocodile Dundee, con Olivia Newton-John e Kylie Minogue come cantanti principali.

Mohamed Alì, tedoforo ad Atlanta, 1996 (da X Cezmi Demirtas)
Ad Atene 2004 fu scelta la colonna sonora di Mikis Theodorakis snobbando invece Vangelis, che aveva vinto un Oscar proprio con il più bel film sulle olimpiadi, “Momenti di gloria”. Torino 2006 fu un grande spettacolo per il ritorno in Italia di Giochi olimpici dopo tanti anni. Due ore dedicate alla cultura e alla musica italiana, da Rossini a Nino Rota. Pechino 2008 fu invece un’apoteosi tecnologica, con uno spettacolo di droni sullo stadio e con la regia di Zhang Yimou.

Pechino, cerimonia firmata da Zhang Yimou (Wikimedia commons)
A Danny Boyle fu affidata invece la direzione della cerimonia di Londra 2012, che personalmente ritengo la migliore, che fuse mirabilmente storia, orgoglio e humour britannico: Peter Pan e Harry Potter, Mr. Bean e Mary Poppins e soprattutto Daniel Craig che scorta la regina Elisabetta e con lei si lancia con il paracadute (ovviamente controfigure). Il tutto con Mike Oldfield che suona Tubular Bells.

Londra 2012, Daniel Craig con Elisabetta II (dalla pagina Fb The Ritz London)
Rio 2016 fu all’insegna della sostenibilità e del risparmio, ma con la musica di Caetano Veloso e Gilberto Gil (e la sfilata di Gisele Bündchen). Tokio 2020 (in realtà 2021) fu azzerata dal Covid e si limitò a grandi fuochi d’artificio in uno stadio deserto con pochi invitati e cartoni sulle poltroncine.

L'apertura dei giochi del 2016 nello stadio di Rio (cr. M. Temer Wikimedia commons)
Parigi 2024 è stata invece l’apoteosi della cerimonia televisiva, poiché per la prima volta non c'era uno stadio che accoglieva tutti, ma una combinazione di scene tenute insieme solo dalla regia che affiancava la sfilata sulla Senna e la corsa di un tedoforo mascherato che toccava tutti i luoghi iconici della città, dalle catacombe al Louvre. Visivamente splendida, ma espressamente pensata per il telespettatore.

Pausini, Bocelli e Ghali si esibiranno a Milano (cr. Macaluso, The White House e Radio Bruno Wikimedia commons)
Ora tocca allo stadio di San Siro, luogo già iconico di per sé, il direttore dello spettacolo è Marco Balich che da molti anni è specializzato proprio in queste cose: inaugurazioni e grandi eventi. Per ora sappiamo solo che ci saranno, oltre a Mariah Carey, i cantanti italiani più noti al mondo (Laura Pausini e Andrea Bocelli), Ghali, l'attore più famoso (Pierfrancesco Favino) e una sorprendente Sabrina Impacciatore, che dopo tanti anni di onesta attività, ha trovato una grande popolarità negli Stati Uniti grazie alla seconda stagione di The White Lotus.
Non ci rimane che guardare.
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