David Riondino, le risate intelligenti
Un ritratto fotografico di David Riondino (dalla pagina Fb Sfatto quotidiano)
L’impegno politico, la satira, De Andrè, la Pfm, Maracaibo
I dieci anni che in gioventù David Riondino ha trascorso a lavorare presso la Biblioteca Nazionale di Firenze sono certamente l’origine del suo percorso artistico. Un personaggio colto, eclettico, poliedrico con una continua voglia di sperimentare, frequentando tutti i linguaggi artistici: dalla musica al teatro, dalla poesia al cinema, dalla televisione alla letteratura.

Riondino in uno spettacolo nel 2009 (cr. Andreas Carter Wikimedia commons)
Il suo era il piacere di narrare, di raccontare storie, di stupire e fare riflettere, con quello humor profondo e intelligente che ha portato in ogni luogo del nostro Paese, nei teatri, nei circoli, nelle piazze, nei programmi televisivi. Ricordiamo proprio una delle sue ultime apparizioni nel programma di Stefano Bollani, Via dei Matti n. 0, con una carrellata delle sue ironiche reinterpretazioni di brani di cantautori italiani come De Gregori, Battiato e Branduardi.

De Gregori con Dalla a Genova (cr. Gianky Wikimedia commons)
Con Bollani, anche insieme a Mirko Guerrini, Riondino aveva realizzato dal 2006 al 2012 la celebre trasmissione radiofonica Il Dottor Djembe, una esplosione di creatività ambientata nella sede immaginaria di Borai Borai. Comincia la sua storia artistica fondando il Collettivo Musicale Victor Jara, mostrando subito da che parte stare, si fa conoscere all’interno delle Case del Popolo fiorentine e sarà l’impegno politico ad affiancare il suo percorso artistico, sempre sul filo della satira, dell’ironia, dello sberleffo.
Con tutte una serie di canzoni, la più celebre Gigagigagiò ci ho un rapporto, ironizza sulla cultura alternativa degli anni Settanta.

Santiago, murale dedicato a Victor Jara (cr. Rec79 Wikimedia commons)
Un momento importante della sua carriera avviene nel 1979 quando Fabrizio De Andrè lo chiama ad aprire i suoi concerti insieme alla Premiata Forneria Marconi. “Fu un’esperienza splendida. Avevo appena realizzato il disco L’Ultima Spiaggia e, mentre lo registravo nel 79, negli stessi studi di Milano lavorava la Premiata Forneria Marconi, che allora faceva anche da gruppo di turnisti per la casa discografica. Così sul mio disco suonavano musicisti come Mussida, Di Cioccio, Premoli. Nella sala accanto, intanto, Fabrizio stava mixando Rimini”.

La Pfm al termine di un recente concerto a Roma (dalla Pagina Fb Pfm Premiata Forneria Marconi)
E Riondino non mancò di stupire e divertire anche in occasione di quei concerti.
“De Andrè mi volle perché pensava che il mio modo di presentarmi potesse introdurre il suo spettacolo in chiave teatrale. Io salivo sul palco fingendo di essere un presentatore che invitava il pubblico ad applaudire un giovane cantautore — cioè me stesso — e naturalmente la gente fischiava. Allora li rimproveravo bonariamente: «Bisogna incoraggiare i giovani», e a quel punto applaudivano. Io uscivo dalla scena poi rientravo con la chitarra e cominciavo a suonare. Era un gioco, una sorta di introduzione ironica e teatrale, che scaldava l’atmosfera e creava empatia con il pubblico”.

Fabrizio De André (cr. Perrant Wikimedia commons)
Una delle sue grandi passioni è stato il mondo e la cultura dell’America Latina, in particolare Cuba e il suo popolo orgoglioso e intriso di musica, dove va in diverse occasioni, a cui dedica il suo film Cuba libre. Velocipedi ai tropici, dove un giovane cineasta vuole girare un remake di Ladri di Biciclette.
Ricordiamo inoltre la sua presenza fissa al salotto di Maurizio Costanzo dove inventa il personaggio di Joao Mesquinho e il successo inaspettato del suo brano Maracaibo.
Maurizio Costanzo (cr. Birillo 253 Wikimedia commons)
Sarebbe troppo lungo elencare le tante e fortunate imprese culturali di Riondino, ricordiamo solo alcune delle più importanti, come il Festival di Tango a Montecchio, il festival Il giardino della poesia a San Mauro Pascoli, la residenza al Teatro di Longiano, la rappresentazione al Teatro Piccolo Orologio di Reggio Emilia di uno dei suoi spettacoli più fortunati Chiamatemi Kowalski, con gli amici di sempre Paolo Rossi, Gino & Michele, Gabriele Salvadores, senza dimenticarne altri come Sabina Guzzanti, Antonio Catania, Giuseppe Bertolucci, Dario Vergassola con cui ha condiviso i suoi progetti artistici.

La copertina di Maracaibo, suo grande successo
Proprio Paolo Rossi così ha ricordato Riondino al termine del suo spettacolo il giorno della sua scomparsa.
“Quando un comico se ne va non si fa retorica, non si fa un minuto di silenzio, perché sembra un vuoto di memoria, invece la memoria bisogna tenerla viva. Se un comico se ne va si canta si ride si balla, quindi dico anche a voi quando andate a casa mettete su Maracaibo e ballate e questo è il modo per ricordarlo”.
Riproduzione riservata