Romolo Valli, una testimonianza

Romolo Valli, una testimonianza

Romolo Valli interpreta "Prima del silenzio" (foto dall'archivio del teatro Municipale Valli)

7 febbraio 1925-2025 Cento anni fa la nascita del grande attore

Ho partecipato alle esequie di Romolo Valli, morto in un incidente stradale sull’Appia Antica il primo febbraio del 1980, in una gremitissima basilica dei Santi XII Apostoli di Roma. Per delega del sindaco di Reggio Emilia, Ugo Benassi, ho avuto l’onore di rappresentare in quella circostanza il Comune, presente con il suo gonfalone, retto da due vigili urbani in uniforme. Posso affermare, senza retorica, per quello che potei constatare quel giorno, che affollavano la basilica i più alti esponenti del mondo della cultura italiana, colpiti ed emozionati per la scomparsa improvvisa di Romolo Valli.

In quegli anni, Romolo Valli era stato il direttore artistico di memorabili edizioni del Festival dei Due Mondi di Spoleto, aveva iniziato a dirigere il Teatro Eliseo e il Piccolo Eliseo, e continuava ad essere protagonista di rappresentazioni teatrali e di produzioni cinematografiche di straordinaria rilevanza internazionale, e per i meriti acquisiti in tutte le sue attività era stato sfiorato da diverse voci che lo avrebbero voluto a capo del Ministero dei Beni culturali, da poco costituito.

Si parlava di lui come ministro

Al rientro da Roma, dopo avere riferito del rito funebre romano e delle impressioni che ne avevo ricavato al sindaco, avviai con lui e con il senatore Renzo Bonazzi, legato da un rapporto di lunga amicizia con Romolo Valli, una riflessione sulla necessità di elaborare alcune proposte sulle iniziative da assumere perché Reggio Emilia onorasse al meglio l’operato di uno dei suoi figli migliori. Fra le persone che ebbi modo di consultare, quella che, più delle altre, appoggiò l’orientamento a sostenere con decisione una sola scelta, quella di intitolare il Teatro Municipale a Romolo Valli, fu senza dubbio Guido Zannoni, all’epoca direttore del teatro. Con Guido Zannoni prendemmo la decisione di non indugiare e di rendere pubblica quella proposta, sottoscrivendo un comunicato stampa in tal senso, che fu immediatamente pubblicato dai quotidiani locali. Non ci furono contrarietà alla nostra proposta. Soltanto alcune perplessità furono espresse da chi riteneva che un teatro di tradizione potesse essere intitolato piuttosto a un artista legato al mondo dell’opera lirica che a un attore di prosa. Tutti convennero, in ogni caso, sul riconoscimento dedicato non solo all’attore, ma all’organizzatore di cultura Romolo Valli.

Così gli intitolammo il teatro

Dal 1980, dunque, il Teatro Municipale “Romolo Valli” si fregia di una intitolazione che fu pubblicamente sancita, davanti a più di mille persone, da Paolo Grassi. Le ragioni dell’intitolazione erano e sono solidissime. Protagonista fin da ragazzo della vita culturale della città, Romolo Valli già frequentando il liceo classico aveva cominciato a farsi luce con i suoi interventi nei tre numeri della rivista Temperamento, prodotta, fra il 1942 e il 1943, con il ciclostile, da un piccolo gruppo di studenti di cui facevano parte, fra gli altri, Renzo Bonazzi, futuro sindaco di Reggio Emilia, e Vittorio Cavicchioni,  destinato ad essere uno degli artisti di maggior peso delle esperienze delle arti figurative in ambito nazionale nei decenni successivi. Anche negli anni immediatamente successivi alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo, Romolo Valli partecipò attivamente alla rinascita dell’attività culturale in città, prima di imboccare la strada del teatro, con Fantasio Piccoli e, assai presto, con Giorgio Strehler, e di percorrere una strepitosa carriera artistica, inanellando un successo dopo l’altro, anche sul piano internazionale, nel teatro e nel cinema.



Romolo Valli ne "Il giuoco delle parti" (foto dall'archivio del Teatro Municipale Valli)

Una dimensione caratterizzante dell’operato di Romolo Valli restò sempre quella della organizzazione culturale, non esclusivamente legata alla sua attività d’attore. Quella dimensione, saldamente ancorata alla convinzione che la cultura sia uno dei fondamenti dello sviluppo e della crescita civile e sociale della comunità, si esercitò con continuità anche su Reggio Emilia, direttamente connessa con la sua ininterrotta collaborazione con gli amici della sua giovinezza. Fu certamente fra i massimi fautori del percorso che riportò finalmente, nel 1957, alla riassunzione, da parte del Comune, della diretta gestione del Teatro Municipale, fortemente perseguita dal sindaco Campioli e dall’assessore Renzo Bonazzi. Da quel momento, decisivo per rimettere in circolazione uno dei fattori fondamentali della vita culturale di Reggio Emilia, Romolo Valli non esitò a incoraggiare, anche con la sua presenza, lo sviluppo delle attività teatrali, un processo che non ha mai avuto pause e che è ancora in pieno corso.

L’idea della mostra su Visconti

Ne sono stato testimone, a partire dal momento in cui lo conobbi, quando, nel 1965, visitai insieme a lui la Quadriennale di Roma alla quale era stato invitato, per la seconda volta, a presentare le sue opere Vittorio Cavicchioni. Fra i suggeritori del recupero della storia del teatro a Reggio Emilia, Romolo Valli salutò con grande soddisfazione le ricerche e gli studi che portarono alla pubblicazione, nel 1972, del volume Il Teatro Municipale di Reggio Emilia, di Anna Maria Parmeggiani e Giannino Degani, e al fondamentale lavoro di Sergio Romagnoli ed Elvira Garbero sul Teatro a Reggio Emilia (1980). A Romolo Valli si deve anche l’idea di realizzare a Reggio Emilia, nel Teatro Municipale, la grande mostra dedicata, a poco più di un anno dalla sua scomparsa, a Luchino Visconti, fra il novembre 1977 e il febbraio 1978. Annunciata nell’ottobre del 1977 con una partecipatissima conferenza stampa romana di Romolo Valli nella prestigiosa sede della Regione Emilia-Romagna in via del Tritone, curata con rigore e passione da Caterina d’Amico de Carvalho, la mostra registrò una notevole affluenza di pubblico, anche per il bellissimo allestimento e la felice ambientazione nelle sale del Ridotto del teatro. Frutto della collaborazione fra il Comune di Reggio Emilia e il Comune di Modena, l’evento permise di redigere una prima, ricca e completa sintesi dell’attività di Luchino Visconti in ambito teatrale e cinematografico (per quest’ultimo con il prezioso lavoro di Adelio Ferrero). Romolo Valli, che era stato felice di inaugurarla, tornò a Reggio Emilia in diverse occasioni per accompagnare nella visita, una volta anche insieme a Umberto Tirelli che aveva generosamente contribuito alla realizzazione della mostra, molte personalità della cultura e dell’arte. Fino a qualche giorno prima della sua repentina scomparsa, Romolo Valli non esitò a dispensare saggi consigli a chi aveva responsabilità nella costruzione e gestione delle istituzioni culturali pubbliche, presidi di primaria rilevanza per l’acquisizione di consapevolezza del proprio ruolo da parte dei cittadini.

 

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