Mobilità, in gioco la qualità della vita
Decine di taxi in attesa all'aeroporto Kennedy di New York (cr. Joiseyshowaa Wikimedia commons)
Dalle scelte future dipenderanno le relazioni umane
Quando si parla di mobilità delle città si fa molta confusione e si scade spesso in luoghi comuni e assunzioni categoriche da bar o da social come è più opportuno dire oggi. Per capire qual è la mobilità urbana del futuro occorre quindi fare un paio di premesse semplici.
India, traffico bloccato a Delhi (cr. NOMAD Wikimedia commons)
La prima è quella di distinguere tra la mobilità urbana e quella extraurbana, perché sono due cose completamente diverse. Per semplificare si può dire che in città prevalgono i temi della quantità e della qualità degli spostamenti, mentre sull’extraurbano, soprattutto nelle grandi distanze, prevale il tema del tempo di percorrenza.

Coda di camion in India (cr. Yann Wikimedia commons)
L’altra premessa fondamentale è quella di distinguere quando si parla di mobilità di persone da quella delle merci. In questo secondo caso credo che la differenza sia chiara da subito, ma non c’è da stupirsi che una certa disciplina in passato abbia trattato le persone come merci. Da questo punto di vista anche il lessico ci racconta il cambiamento. Una volta la disciplina si definiva trasporti, o nei casi più retrivi addirittura traffico, oggi si chiama mobilità e anche in questo caso se parliamo di persone la differenza è chiara.
Un Etr 500 Frecciarossa a Milano centrale (cr. Stuporesmundi Wikimedia commons)
Trasporti significa immaginare le persone come fossero oggetti da trasportare passivamente, mentre mobilità evoca il ruolo attivo di noi esseri viventi, che ci spostiamo ma lo facciamo come fosse una delle tante attività che ci riempiono il tempo, possibilmente al meglio e con piacere. Gli spostamenti sono parte della nostra vita e non frazioni di esistenza sospesa tra un luogo e l’altro. Qualsiasi mezzo si usi per muoversi la qualità dello spostamento è un punto importante della visione del futuro, per il singolo, per la collettività e per l’ambiente.
Un modello di air taxi (cr. APK Wikimedia commons)
Parlando quindi di mobilità urbana, perciò nelle città, e di mobilità delle persone, quando si cerca di capire verso quale direzione ci porterà il futuro vediamo subito di fronte a noi un bivio concettuale. Da un lato quando c’è in ballo il futuro scatta subito la suggestione dell’innovazione tecnologica e visto che il suolo è grossomodo tutto intasato questa visione ci porta verso un immaginario di veicoli che volano e si incrociano sfrecciando nelle tre dimensioni, all’interno di una città che a sua volta è cresciuta verso l’alto.
Harrison Ford in "Blade runner" di Ridley Scott (cr. Danyele Wikimedia commons)
Le visioni più narrativamente pregnanti ci hanno poi fatto vedere anche la declinazione socio ambientale di questa visione, con la parte bassa delle città, in cui vivono masse reiette, oscura e uggiosa e più si sale più ci stanno i ricchi e si vede il sole. Blade Runner per tutti ha definito questa immagine del futuro, ma non è stato certo il primo e le varianti sono infinite.
Panorama notturno dei grattacieli di Chicago (cr. Franck Michel Wikimedia commons)
In realtà sappiamo che le città sono cresciute in verticale per una ragione molto più prosaica, i soldi, in forma di rendita fondiaria, per cui più vale il terreno più alti sono gli edifici e da quando questo è successo a Chicago all’inizio del ‘900 gli uomini e i loro veicoli sono rimasti ben piantati a terra e a parte qualche super ricco l’unica maniera per andare in alto rimane un ascensore con un cavo che lo solleva su e giù.

Foto colorata del presidente Segni che inaugura l'ultimo tratto dell'autostrada del Sole (cr. ligabo Wikimedia commons)
Questa visione tecnologica del futuro si è quindi concentrata sui veicoli immaginandoli appunto in grado di sfidare la gravità con energie misteriose che evidentemente nei film e nei romanzi distopici non costano tanto, visto che se un pieno di benzina ci dura una settimana per rotolare sull’asfalto possiamo immaginare finirebbe in un pomeriggio se dovessimo alzarci in volo verticale.

Bici e passeggini all'Aja (cr. J.P. Ferreira Wikimedia commons)
Possiamo quindi dire che la visione del futuro basata solo sulla tecnologia in quanto tale non ha prodotto nessun modello di città e non può essere raccontata nel concreto, se non per un paio di aspetti molto interessanti: la guida autonoma e i droni volanti che portano piccoli pesi. Per il resto la mobilità urbana è destinata a funzionare per molto tempo ancora sui nostri piedi, sulle biciclette o aggeggi simili, sulle moto, sulle automobili usate in varie forme e mosse da diverse forme di energie, e i trasporti collettivi, dai microbus fino alle metropolitane.
Tram della linea 1 a Firenze (cr. Doricono Wikimedia commons)
Stando quindi con i piedi per terra e mettendo l’innovazione tecnologica al servizio del nostro benessere ecco che nel bivio si scorge una strada diversa, quella che vede il futuro della mobilità delle persone nelle città da un punto di vista della qualità della vita in cui il tempo è importante al pari del benessere personale e delle relazioni sociali. La mobilità urbana è per molti cittadini una parte importante del proprio tempo ed è quella in cui maggiormente si entra in relazione con gli altri cittadini.

La metropolitana di Brescia (cr. Luca F. Wikimedia commons)
Questo succede a tutti a prescindere dal mezzo utilizzato, succede andando in auto in cui si entra in rapporto con gli altri automobilisti attraverso la mediazione del veicolo, che non a caso per molti è l’estensione del proprio io. Lo si fa in bici o a piedi o nel trasporto pubblico attraverso una relazione diretta, anche se condizionata del mezzo e dal contesto.

Coda di ciclisti in Danimarca (cr. Mikael Colville-Andersen Wikimedia commons)
Questo complesso di relazioni che si generano nella città quando ci si muove è la vera linfa vitale della comunità cittadina, è il modo in cui ci relazioniamo con gli altri concittadini o vicini, che non abbiamo previsto di incontrare nella nostra fitta agenda di impegni domestici o lavorativi. Questo aspetto delle comunità cittadine era molto comune una volta e ora è quasi completamente perduto.

Giovani e meno giovani in bicicletta e monopattino (Wikimedia commons)
La vera sfida della mobilità del futuro è quindi quella che saprà alzare al massimo la qualità della nostra esistenza durante le migliaia di ore che ogni anno usiamo per muoverci in città, anni nel calcolo di una vita. Al tempo stesso, mentre migliora il benessere personale del tempo di spostamento la mobilità del futuro deve fare migliorare il sistema delle relazioni tra le persone che erraticamente si incontrano mentre si muovono in città. In parole povere dobbiamo stare bene mentalmente e fisicamente mentre ci muoviamo, al pari di come cerchiamo il benessere lavorativo o quello casalingo o a maggior ragione quello del tempo libero, ma mentre ci muoviamo deve migliorare anche il benessere della comunità.
Una bicicletta per tre in Cina (cr. Stougard Wikimedia commons)
Non bisogna per forza voler bene a tutti o doversi relazionare con tutti, ognuno può gestire le relazioni come meglio ritiene, ma se la mobilità urbana a causa delle sue gravi inefficienze, come la congestione o gli incidenti, porta al tutti contro tutti, all’aggressività, a odiare chiunque in quel momento competa con te sulle strade, la società andrà presto in pezzi, anche perché le relazioni se oltre ad essere drogate da stress, aggressività e odio sono pure gestite in modo impersonale, la degenerazione è garantita, come vediamo sui social, dove l’anonimato e la distanza producono cattiveria e maleducazione allo stato puro.

Treno regionale di Trenord in Lombardia (cr. Remontees Wikimedia commons)
La mobilità del futuro è benessere e socialità, che ci porti dove dobbiamo andare e lo faccia costruendo tempo che vale per noi e per gli altri. Portare un bambino a scuola guardandolo con la coda dell’occhio e potendo comunque parlare con lui è una delle cose più belle che ti possono capitare nella vita, ma se in quel momento lo facciamo in modo stressato e affrettato avremo consumato per sempre quel nostro tempo.
Strade affollate per la maratona di Parigi (cr. Kyle Taylor Wikimedia commons)
Se costruiamo le nostre scelte per poterlo accompagnare, anche solo in parte a piedi tenendocelo per mano e parlandogli avremo costruito, con un pezzo della nostra mobilità, un tempo di qualità e soprattutto un patrimonio emotivo che ci rimarrà per sempre. Non sempre si riesce ma gran parte delle scelte di mobilità dipende da noi e solo noi possiamo dargli la qualità che costituisce la vera mobilità del futuro delle nostre città.
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