Altro che Residenz, è una reggia

Altro che Residenz, è una reggia

La Residenz di Wurzburg, lo scalone affrescato dal Tiepolo (cr. Paolo Gandolfi)

Un capolavoro che da solo vale il viaggio

Inizia la pubblicazione degli appunti di viaggio di Paolo Gandolfi attraverso la Germania per raggiungere Dresda

 

Wurzburg

A Wurzburg si viene per vedere la Residenz. Ero già venuto nel 1986 o giù di lì. Una gioventù da nerd, i coetanei in riviera a spassarsela e io a vedere la Residenz. So che la cultura dà un certo tono, ma se tornassi indietro andrei anche in Romagna. Il punto è che questo è uno degli edifici barocchi più belli d’Europa, tant'è che dopo oltre trent'anni mi è venuta voglia di tornarci. Wurzburg si trova in Baviera, a pochi meandri del Meno da Francoforte, nell’angolo del land più lontano dalla capitale, non è un caso che non se ne respiri per nulla l’aria zuccherosa e sofisticata.

Qui siamo alle porte della Renania verso cui scorre l’acqua nera del fiume. Sul ponte, simile al ponte Carlo di Praga, ci sono una dozzina di statue di santi, tra questi manca come sempre Paolo, ma c'è Chiliano. Un ponte su cui nel 1986 passavano le auto e che ora è dominio dei pedoni. Al tramonto si popola di gente dedita a chiacchiere e aperitivi, tutti statue comprese avvolti da nuvole di moscerini ma impassibili. Chiliano non deve essere un portento come protettore, infatti il 16 marzo 1945, un mese e mezzo prima della fine della guerra, gli angloamericani decidono di bombardare la città con bombe incendiarie. Era rimasta indenne fino a quel giorno, la mattina dopo nel centro città rimanevano in piedi 7 edifici. Viene sempre da pensare quante persone sarebbero sopravvissute se Hitler fosse crepato anche solo l'autunno precedente a Rastenburg.


Una veduta di Wurzburg dal castello (cr. Paolo Gandolfi)

Nonostante i circa 130.000 abitanti ci sono varie linee di tram. Le vetture hanno un taglio squadrato e casalingo, anche perché in Germania, a differenza della Francia e Italia, i tram li hanno tenuti, quindi oggi non sono nuovissimi come oltre Reno e ogni città si cura e tramanda i propri mezzi come i cubani le vecchie auto americane.

Ultima menzione per un gioiellino moderno, prima di dedicarmi alla Residenz. Un parcheggio multipiano che potrebbe essere degli anni 40 o 50, con solette sottilissime e piccoli pilastri circolari. Il tutto chiuso con una vetrata sostenuta da infissi metallici molto semplici. Ne viene fuori un oggetto così etereo da apparire fragile anche in mezzo ad edifici più antichi di lui, che di solito fanno la parte di coccio di fronte alla prepotenza del moderno, del cemento e dell'acciaio.

La Residenz di Wurzburg merita il viaggio, direbbe il Touring. È un capolavoro e ripaga ogni fatica a cui ti costringono le "vacanze intelligenti". Non so perché si chiami così modestamente “residenza” quando con tutta evidenza si tratta di una reggia, suppongo per il fatto che essendo il principe un vescovo, il palazzo era da intendersi quello vescovile, in cui immagino rimanessero solo le monache a smerigliare candelabri, mentre il clero risiedeva tra gli specchi.


L'imponenza della Residenz di Wurzburg (cr. Paolo Gandolfi)

Qui c'è lusso, potere e piacere, se Dio esiste in questo luogo si chiama Tiepolo. In effetti mi si conferma un'impressione nata anni fa. Il barocco ha apportato innovazioni più sorprendenti nelle architetture civili rispetto a quelle religiose. I palazzi rinascimentali sono belli, per carità, ma nulla in confronto alle chiese. Con i palazzi barocchi esplode la creatività anche nell’architettura civile. Il continuum spaziale tra portico, scalone e sale. Il rapporto visivo tra l’interno i giardini e il paesaggio garantito da una parata di porte finestre. L'enfilade di stanze passanti con la lunga prospettiva di porte e ogni tanto quello che oggi chiamano l'effetto wow davanti agli orgasmi decorativi di certe stanze. Il barocco in questo degenera, ma la Residenz è innovazione con gusto.

Lo scalone di Neumann è spaventosamente bello, se la gioca con Juvarra ed è superato solo da Vanvitelli a Caserta vent'anni dopo. Su tutto però la leggerezza di Tiepolo, con i colori tenui del cielo che contendono il vero alla luce naturale e soprattutto con la perfetta prospettiva delle anatomie di figure rare e sospese nel vuoto o appoggiate al perimetro, facendoti veramente sentire sprofondato in un buco ed escluso dal paradiso.

Una menzione speciale infine, prima di lasciare Wurzburg per la Turingia, va al giardino della Residenz, ricostruito con pazienza e oggi cornice degna del palazzo. Peccato che la piazza/corte sul fronte sia ancora in parte usata come parcheggio.

(1 – Continua)

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