L'anticristo e il rivoluzionario

Fluelen, approdo del viaggio in battello, in una cartolina del 1916 (cr. Wikimedia commons)
Il viaggio di Nietzsche e Mazzini verso l’Italia
A volte le strade della vita sono imprevedibili. Possono casualmente far incontrare persone e cose che poi le strade del pensiero e della storia dividono inesorabilmente. Quando questo accade e riguarda due straordinarie persone che più diverse non potrebbero essere, ma che nei rispettivi campi d’azione determinano il corso degli avvenimenti storici e lo sviluppo del pensiero filosofico, tutto ciò lascia un segno indelebile.
Nietzsche e Mazzini (foto elaborate da Wikimedia commons)
Accadde nel lontano febbraio 1871 in Svizzera, su un battello di linea in servizio sul lago di Lucerna. In quel freddo inverno due eccezionali personaggi si trovarono a condividere la traversata: Friedrich Nietzsche e Giuseppe Mazzini.
Il primo aveva 27 anni, era già considerato una delle menti più brillanti del mondo accademico tedesco e stava andando per cure in Italia, il secondo, ormai sessantaseienne, dopo oltre 25 anni d’esilio aveva definitivamente lasciato l’Inghilterra e intendeva raggiungere l’Italia per continuare, clandestinamente, la lotta contro i Savoia e riorganizzare le fila del Partito d’Azione.
L’incontro casuale
Roma era già stata liberata dal potere temporale del Papa, ma ora occorreva far capire agli italiani che solo la Repubblica avrebbe dato vera libertà e giustizia all’intero paese. Molti seguaci di un tempo erano morti, altri si erano persi per strada o l’avevano abbandonato, preferendo abbracciare la causa di casa Savoia e riciclarsi nel nuovo potere costituito. Lo stesso Garibaldi era stato eletto deputato e, pur tra mille distinguo e forzati esili, aveva accettato la supremazia dei Savoia.
La crisi economica nella quale si dibatteva il giovane Regno d’Italia colpiva i ceti più deboli della popolazione, accentuando la determinazione di Mazzini di rivitalizzare le tante associazioni di operai e di lavoratori sorte da tempo in ogni regione. Per realizzare il suo programma politico-sociale aveva già in mente il nome del nuovo quotidiano che avrebbe guidato le future lotte repubblicane: La Roma del Popolo. Il giornale in effetti uscirà dal primo marzo 1871 al 21 marzo 1872 e sarà l’ultimo foglio fondato dal rivoluzionario genovese.
Il viaggio per raggiungere il passo del Gottardo si prospettava lungo e faticoso, specie per due persone sofferenti e stanche. Il freddo invernale era pungente, penetrava nelle ossa e consigliava tutti di coprirsi con pesanti mantelli o pellicce. Nietzsche era stato consigliato dai medici di curare, con il clima mite del Sud Europa, le sue sempre più frequenti crisi nervose, aggravatesi in seguito alla partecipazione alla guerra franco-prussiana. Al momento la meta che si era proposto di raggiungere era Lugano, anche se già aveva deciso di andare successivamente in Liguria. Il professore, come spesso accadrà nel corso della sua vita, era accompagnato dalla amata sorella Elisabeth.
Il pensatore tedesco era già considerato un valente professore di filologia presso l’Università di Basilea, ma era ancora lontano dalla fama che la sua elaborazione filosofica gli avrebbe conferito anni dopo. Amico e frequentatore di casa Wagner, aveva iniziato in quegli anni alcuni studi che lo avrebbero portato di lì a poco a comporre una delle sue fondamentali opere: “La nascita della tragedia”. Fino ad allora non si era interessato di politica e non conosceva il pensiero e l’opera di Mazzini.
Quest’ultimo d’altra parte ignorava del tutto l’esistenza e il valore del giovane professore con il quale si trovava a condividere il viaggio. L’antidemocratico Nietzsche si dimostrerà un impareggiabile rivoluzionario in filosofia e morale, come il democratico Mazzini lo era in politica. Un fatto solo li avvicinava: entrambi erano estranei ed esuli rispetto ai poteri costituiti. Mazzini, ovvero Mr. George Brown, magro, pallido, con barba e capelli bianchi, avvolto in un mantello grigio, apparve a Nietzsche mentre disquisiva amabilmente con il suo accompagnatore sulla bellezza e la potenza delle opere di Goethe. Di quella conversazione poco o nulla si conosce, se non il fatto che fu udito ripetere all’amico la frase di Goethe “Distogliersi da ciò che sta a metà, e vivere risolutamente nella totalità, nel buono e nel bello”. Nietzsche rimase profondamente colpito da quelle parole tanto che riporterà la frase goethiana ne “La nascita della tragedia” e come motto sotto il proprio ritratto da spedire agli ammiratori.
Elisabeth mossa da curiosità chiese al comandante del battello notizie su quei due viaggiatori che si tenevano un po’ in disparte e discutevano a voce bassa. Non aveva la minima idea sulla loro identità, ma era sicura che fossero persone importanti. “Si tratta di Mazzini - rispose il comandante - un politico che le autorità italiane considerano molto pericoloso e che per questo si fa chiamare Brown. Ora torna clandestinamente nel suo paese, non si sa però per quali fini”. Quella confessione anziché placare la curiosità di Nietzsche e della sorella, finì per acuire il loro desiderio di avvicinarli e conoscerli.
Mazzini morente, opera di Silvestro Lega 1873 (cr. Wikimedia commons)
Finalmente il battello arrivò a Fluelen quando era già sera e i passeggeri presero alloggio alla stazione di posta, dove consumarono un pasto caldo e trovarono un letto per la notte. Solamente la mattina seguente, a colazione, i due ebbero modo di avvicinarsi, salutarsi e avviare una breve conversazione sui temi dell’amor patrio e della bellezza della natura. Il giovane professore guardava al vecchio rivoluzionario vittima di un rapimento estetico, quasi come si guarda e ci si rapporta ad un eroe classico.
Poi giunse il momento della partenza e i viaggiatori presero posto su due enormi carrozze postali fino alla stazione di Amsteg, dove, visto che la strada si era coperta di neve e si presentava impraticabile per quelle pesanti carrozze, furono fatti salire su piccole slitte. La meta tanto sospirata era il passo del Gottardo a quota 2.000 metri, completamente innevato. La giornata era limpida e il paesaggio che si presentava era splendido. Il percorso in slitta, intervallato da qualche tratto a piedi, era obbligato, anche perché il tragitto era ancora privo di ferrovia. A complicare l’avventura non mancò un incidente, per fortuna senza gravi conseguenze, a una terza slitta precipitata in un dirupo.
Compiuto dunque il tratto più impervio, risalirono sulle carrozze fino ad Airolo, dove, dopo tre giorni di viaggio, il 16 febbraio giunse l’ora del commiato. La meta di Nietzsche, come confessò a Mazzini la sorella, era Lugano, da molti considerata un paradiso. Mr Brown non svelò invece la sua destinazione, ma promise di rivedersi presto a Basilea o a Zurigo. Gli occhi di tutti si inumidirono mentre ripetevano in tre lingue “arrivederci”. Oggi sappiamo che in realtà uno andava a terminare la sua tormentata ed eroica esistenza in casa di amici, l’altro a incontrare il delirio e la pazzia, ingaggiando una sfida eterna alle istituzioni e alla fede religiosa bigotta e acritica, nella disperata ricerca della liberazione dell’uomo.
La stima
Mr. Brown morirà, infatti, ancora clandestino, un anno dopo (il 10 marzo 1872) a Pisa in casa Nathan-Rosselli circondato da pochi fedelissimi. Ignorando le sue volontà, e seguendo una tecnica sperimentale di mummificazione, la salma sarà “pietrificata” e trasportata a Genova, dopo un lungo e tormentato viaggio in treno attraverso la Toscana, l’Emilia e la Liguria. Da allora riposa nel cimitero di Staglieno nel mausoleo scavato nella roccia e a forma di piramide, appositamente pensato e costruito per tramandare la sua grandezza.
Nietzsche invece morirà il 25 agosto 1900 non prima d’essere ricoverato in diverse cliniche per malati di mente e aver regalato all’umanità opere fondamentali per lo sviluppo del pensiero filosofico occidentale come “Così parlò Zarathustra”, “Al di là del bene e del male”, “L’Anticristo”, “Ecce Homo”, “Umano troppo umano”, “La volontà di potenza”, “Genealogia della morale”.
Memore di quell’incontro tra le splendide montagne innevate della Svizzera, Nietzsche scriverà: “Secondo l’uso linguistico attuale, un grande uomo non ha bisogno di essere né buono né nobile - mi ricordo un solo esempio di un uomo di questo secolo che abbia ricevuto tutti e tre questi predicati, e perfino dai suoi nemici - Mazzini”.
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