Là dove Spartaco combatteva

Dal film "Spartacus", Kirk Douglas e Woody Strode (da Facebook Regency Kihei Cinemas)
A Capua lo schiavo è diventato leggenda
La “regina viarum”, dopo il primo tratto monumentale, prosegue sull'antico tracciato che collega Roma a Capua per poi proseguire fino a Brindisi. L'antica via Appia si confonde a causa delle successive urbanizzazioni avvenute nei secoli dopo la caduta del mondo latino. Il percorso più o meno è quello realizzato dagli antichi ingegneri romani testimoniato dalla comparsa improvvisa ed inaspettata, di un arco, o di rovine che tanto piacevano ai paesaggisti del Settecento che accompagnavano i viaggiatori del Gran Tour.
Giunti all'antica Capua, si alzano in uno spazio aperto all'interno del nucleo cittadino massi di pietra che richiamano l'attenzione.
Voltato l’angolo
Poi, avvicinandoci, voltato l’angolo si identifica la struttura di un'arena, il tutto recintato, per entrare si scende di qualche metro rispetto al piano attuale dell'abitato.L'anfiteatro visto dal lato dell'ingresso (cr. Maria Francesca Bello iosonospartaco)
Pagato il biglietto si va alla scoperta dell'Anfiteatro Campano, conosciuto come l'Anfiteatro di Spartaco, il secondo per grandezza del mondo antico ma non così ben conservato come il Colosseo in quanto dopo l'invasione dei Vandali che contribuirono ad una prima devastazione, subì, che è ancor peggio, spoliazioni continue per costruire nuovi edifici, per nuove finalità, in quanto i giochi circensi erano proibiti nella cristiana Europa.
Ciò che più colpisce sono i sotterranei, i carceres, dove si tenevano le gabbie con i grandi felini e tutta una serie di macchinari scenici che comparivano attraverso botole, per stupire ed animare gli spettacoli cruenti.
Perché Spartaco?
“In urbe Capua clarus gladiatorum ludus erat”, racconta Svetonio. Proprio qui nell'odierna Santa Maria Capua Vetere, c'era la prestigiosa scuola dei gladiatori dove si allenava e combatteva il mitico Spartaco. Le indicazioni biografiche dell'uomo, che morì lottando per conquistare la libertà, non sono precise, la storia si fonde con la leggenda e forse è quest'ultima che più interessa perché spesso è la tradizione popolare che crea il mito fondante di una civiltà.Le arcate dei carceres (cr. Maria Francesca Bello iosonospartaco)
Iniziamo dal nome, Spartacus, di origine greca. Varie sono le interpretazioni, cordaio, oppure derivato dalla città greca che per antonomasia è la città della guerra. Sappiamo che Spartaco, probabilmente era un soprannome, sappiamo che era originario della Tracia, e che fu sposato con una profetessa che era probabile gli avesse letto il suo destino di morte.
Alcuni storici sostengono che il gladiatore fosse stato un soldato dell'esercito latino, poi caduto in disgrazia, in quanto conosceva molto bene le tattiche belliche romane. Capeggiò la rivolta, trasformatasi nella terza guerra servile, rivolta che mosse i primi passi proprio da Capua. Inizialmente, l'ottantina di gladiatori comandati da Spartaco, ebbe la meglio risalendo la penisola fino a Modena prima di ritirarsi nel sud Italia. Al gruppo di gladiatori che lottavano per ottenere la libertà si unì una massa di contadini e di poveri che ambivano ad una vita migliore, lontana da soprusi ed angherie.I sotterranei dell'anfiteatro (cr. Maria Francesca Bello iosonospartaco)
La vicenda di Spartaco si concluse tragicamente. Alla fine l'esercito romano fu vittorioso, catturò i gladiatori ribelli e Spartaco, come i suoi compagni di lotta, finì la vita in croce lungo la via Appia. Di Spartaco rimane il mito. Il cinema lo ha immortalato nel film di Kubrick con il volto di Kirk Douglas; lo stesso nostro sito, iosonospartaco.it, si ispira alla figura dell’uomo che non si piegò al potere; anche noi come i seguaci di Spartaco vogliamo alzarci in piedi per difendere la cultura e la sua diffusione, anche noi, a modo nostro, vogliamo dire “io sono Spartaco”.
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