La straordinaria normalità del bello

Un'abitazione storica nel centro di Pisogne (cr.iosonospartaco)
Vite raccontate da case, acque e artisti
Può capitare di incontrare persone che non amano i laghi, soprattutto se sono nate e vivono al mare. Mondi diversi, in effetti, forse anche opposti. Uno spazio di cui non vedi la fine, il mare; un bacino che puoi abbracciare con gli occhi, il lago. C’è lago e lago, ma la dimensione umana è una caratteristica che ne accomuna molti. Pisogne è un paese sulla sponda bresciana del lago d’Iseo, il paese più a nord di tutti, poi si lascia l’acqua e ci si infila nella Val Camonica. Quattro passi tenendo il lago alla sinistra e godi di una tranquillità offerta quale dono gratuito, vissuta naturalmente, in un ambiente come questo. Le immagini che colpiscono non sono solo quelle dell’acqua e dei paesi sulle sponde vicine; ci sono anche angoli che raccontano vite vissute, importanti nella loro normalità. Vite passate e contemporanee, che non trasformano il paese in un museo a cielo aperto ma danno una dimensione veritiera di una realtà che ha fatto tesoro del passato, conservandolo, per proiettarsi al futuro.
Voltato l’angolo
Tutto molto bello, dal sapore vagamente manzoniano anche se non siamo su quel ramo del lago di Como. Poi, voltato l’angolo, ti si apre un mondo nel mondo. Ti trovi in una piazza sulla quale si gettano le strade cardine del paese antico e, sul fondo a ridosso della montagna, una chiesa imponente, con un sagrato sopraelevato rispetto all'asfalto. E’ la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta e nei giorni del Natale vi era proiettata una immagine della Natività.
La Natività proiettata sulla chiesa nei giorni natalizi (cr. iosonospartaco)
Tutto il bello che si incontra in Pisogne è spiegato nella monumentale opera di due studiosi – Araldo Bertolini e Gaetano Panazza – che nel loro “Arte in Val Camonica” hanno letteralmente raccontato ogni singolo oggetto conservato in chiese e luoghi di pregio.
Saliti i gradini, il sagrato della chiesa offre una panoramica privilegiata dell’intero paese antico fino alle acque dell’Iseo. L’interno è particolare per un altro motivo: contiene una quantità enorme di opere d’arte, alcune grandi altre minute, in numero non abituale rispetto a chiese di dimensioni e collocazione simili. Tutte le chiese cattoliche del mondo presentano le stazioni della Via Crucis, da seguire il Venerdì santo: dalla condanna a morte di Gesù alla deposizione nel sepolcro.
Due delle 14 stazioni della Via Crucis di Querena (elab. grafica iosonospartaco)
A volte le 14 stazioni sono indicate da un semplice numero, altre volte da piccole immagini o stampe antiche. Nella chiesa di Pisogne ognuna delle 14 stazioni è abbinata a un’opera d’arte, a un dipinto del pittore Lattanzio Querena, nato poco distante ma nella Bergamasca, specialista della pittura sacra formato alla fine del Settecento alla scuola veneziana.
Le 14 stazioni
Non un lavoro qualunque, 14 opere d’arte che accompagnano il fedele al Golgota e il visitatore profano in un mondo non conosciuto. Non siamo ai tempi di Giotto e dei suoi affreschi che raccontavano ai semplici il vangelo e le vite dei santi con la tecnica del fumetto, ma anche nel primo Ottocento la forza della pittura aveva una grande potenza di persuasione e proselitismo. Senza bisogno di evocare il cattolicesimo puro e diretto dei film di Ermanno Olmi – bergamasco come Querena – la Via Crucis di Pisogne rappresenta un esempio lampante di come la devozione popolare possa trasformarsi in arte; un catechismo per grandi e piccoli spiegato con il pennello.
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