La forza visionaria del Giardino dei tarocchi
"La scelta" dal Giardino dei tarocchi (cr. Jean-Pierre Delbéra Wikimedia commons)
A Capalbio il capolavoro di Niki de Saint Phalle
“L’umanità è nata in un giardino. Quasi tutto ciò che le è toccato, a partire dalle sue lontane origini, si può ricollegare ad una colpa commessa in un giardino. L’uomo continua a creare giardini per realizzare – in modo effimero o duraturo – la sua inappagata brama di un mondo negato”.

Rudolf Borchardt in Italia, 1909 (Wikimedia commons)
Questa riflessione di Rudolf Borchardt ci aiuta ad avvicinarci ad uno dei progetti artistici più arditi presenti nel nostro Paese: Il Giardino dei Tarocchi ideato e realizzato dall’artista francese Niki de Saint Phalle a Garavicchio, nei pressi di Capalbio. Un giardino affascinante e magico, popolato da creature-sculture fantastiche ricoperte da pietre di ogni colore, che sembrano sorgere dal terreno e si succedono senza una precisa logica, in modo che ogni visitatore possa scegliere autonomamente il proprio percorso, proprio come nel gioco dei tarocchi, dove la scelta delle carte avviene liberamente.

Niki de Saint Phalle (dalla pagina Fb Ellinor's House)
Ma chi era Niki de Saint Phalle (1930-2002), questa visionaria e anticonformista artista francese? Niki è prima di tutto una donna che persegue per tutta la vita un progetto artistico che parla di libertà e di diritti. Fin dagli anni Cinquanta è stata una guida per la difesa delle identità più emarginate ed escluse, per dare una voce a chi viene costretto al silenzio o emarginato dalla storia, producendo e mostrando opere artistiche comprensibili da tutte le classi e da tutte le generazioni. Le sue opere più note sono le Nanas, grandi sculture nere policrome, la prima realizzata nel 1966 per il museo di Stoccolma.
La nana-fontaine a Stoccolma (cr. Jssfrk Wikimedia commons)
“Quanti neri ho fatto? Centinaia? Perché io, una donna bianca, faccio dei neri? Io mi identifico in tutti quelli che sono emarginati, che sono stati perseguitati in un modo o nell’altro nella società”. Niki nasce in Francia ma cresce negli anni Sessanta a New York, in un periodo dove ancora permaneva una forte segregazione razziale e dedica alcune delle sue opere a Billie Holiday, a Rosa Parks, al discorso al Lincoln Memorial di Martin Luther King.

L'ingresso del Giardino dei tarocchi (cr. sailko Wikimedia commons)
Ma come arriva in Italia a Capalbio? Niki con il marito e artista Jean Tinguely, coppia appassionata, indomita e radicale, viaggia molto in tutto il mondo e in Italia si innamora della Toscana, dei pittori senesi, visita il parco di Bomarzo, e dopo molti anni torna in quei luoghi, di fronte al mare, in un’area periferica e selvatica dell’antica Toscana, per creare a Capalbio il suo Giardino dei Tarocchi. Occorreranno vent’anni per realizzarlo, finanziato integralmente dalla stessa Niki, dedicandosi così intensamente al progetto al punto da compromettere la sua salute mentale e fisica.

La scultura raffigurante la morte (cr. Trestina Wikimedia commons)
Nel 1998 apre il suo Giardino al pubblico. E non è solo, ma ha ottimi vicini di casa come il giardino letterario di Paolo Portoghesi a Calcata e la Scarzuola a Montegiove in provincia di Terni, realizzata negli anni Sessanta e Settanta da Marco Solari.
Il Giardino dei Tarocchi, denso di significati simbolici e esoterici, può essere considerato il compendio di tutto il suo percorso artistico, il sogno magico e spirituale della sua vita, popolato da imponenti sculture, immerse in un grande giardino, ispirate proprio agli Arcani Maggiori delle carte dei Tarocchi, in particolare il Mago, la Papessa, l’Imperatrice, il Matto, la Sfinge e l’Appeso, lungo un percorso labirintico rivestito da frammenti di specchi che riflettono all’infinito la luce e il paesaggio circostante, inventando un borgo fantastico di sculture surreali che non possono per alcuni aspetti rimandare al Bosco Sacro di Bomarzo.

Il bosco di Bomarzo (cr. Greymouser Wikimedia commons)
Niki stessa spiega la sua prima ispirazione per il Giardino: “Nel 1955 andai a Barcellona e vidi per la prima volta il meraviglioso Parco Guell di Gaudì. Capii che mi ero imbattuta nel mio maestro e nel mio destino. Tremavo in tutto il corpo. Sapevo che anch’io, un giorno, avrei costruito il mio Giardino della Gioia. Ventiquattro anni dopo mi sarei imbarcata nella più grande avventura della mia vita: il Giardino dei Tarocchi”.

L'interno dell'Imperatrice (cr. sailko Wikimedia commons)
Le sculture, figure grottesche per le proporzioni, per i materiali usati e per la forte carica simbolica, sono posizionate in modo apparentemente casuale all’interno del parco e concepiti da Niki insieme a Jean Tinguely, che ha in particolare realizzato, con la sua consueta tecnica di utilizzo di scarti industriali, le strutture portanti delle immense opere.
L’ingresso, caratterizzato da un grande portale circolare, è stato progettato dall’architetto Mario Botta e chi lo attraversa può avvertire la sensazione di stare entrando in un sogno, in un luogo immaginario e fantastico. La prima grande scultura che realizza è l’Imperatrice, una gigantesca figura femminile che riprende le celebri Nanas degli anni Sessanta, che diventerà la casa di Niki e luogo d’incontro di tutti coloro che lavoravano al progetto.

Nel Giardino dei tarocchi (cr. C. Maioglio Wikimedia commons)
“Qui mi riunivo con l’equipe dei lavoratori, mangiavo i miei pasti e lavoravo sui modelli delle altre carte. Immergermi totalmente nel luogo era l’unico modo per realizzare questo giardino”.
A progetto completato saranno ventidue le enormi sculture disseminate nel Parco, in acciaio e cemento ricoperte di vetri, specchi e ceramiche colorate, una visione fantastica, carica di simboli, che affonda nei miti e nella storia attraverso sorprendenti intrecci culturali. Oggi il Giardino dei Tarocchi è gestito dalla nipote di Niki, Bloum Cardenas, cresciuta adolescente insieme al Giardino, dove trascorreva lunghi periodi con la nonna. Così racconta un episodio che ci fa comprendere ancora meglio il mondo di Niki.
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Il Sole (cr. S. Ramella Wikimedia commons)
“La mano del Mago l’ha fatta contro la centrale nucleare che era in costruzione per dire… basta! Niki ha partecipato a manifestazioni contro il nucleare. Gli specchi sono arrivati come una soluzione. E la centrale non è mai divenuta nucleare. Lei ha fatto la sua magia. Nel giardino ci sono scritte in geroglifici egizi, in cinese, in giapponese, in ebraico. Siamo in un giardino che è nella tradizione italiana, che si vuole universale”.
Per tutta la sua vita Niki si è spesa e ha combattuto per la libertà sessuale, per i diritti della comunità afroamericana, per l’ambiente, contro i pregiudizi di classe e di genere. Il Giardino dei Tarocchi è il suo atto finale, la sintesi fantastica e imponente del suo pensiero, una visione universalistica del mondo e della società che continua ad affascinarci, a sorprenderci e a farci riflettere.
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