Porto, rinascita di una cittą

Porto, rinascita di una cittą

Panorama di Porto (Foto di Jason Rogers via Wikimedia Commons / CC BY 2.0)

La città ha colto il meglio dal cambiamento

Porto ha tre identità. Quella iberica della città appollaiata alla bocca del lungo fiume che viene dalla Castiglia e porta all’oceano. Fiume di vino più che d’acqua, raccolto sulle remote e soleggiate sponde del Ribera del Duero, uno dei più sottostimati vini d’Europa, fino a trasformarsi alla foce nel più famoso vino liquoroso del mondo, il Porto appunto. L'identità cosmopolita e liberale della città commerciale, che ha i suoi terminali in Inghilterra e nella Europa del nord. Infine un'identità gentile, poetica e marginale, più tipicamente lusitana, che si traduce nella mitezza, nell'elogio delle piccole cose, nel valore dell'imperfezione e della diversità.


Ribeira, storico quartiere sul fiume (Foto di Diego Delso, delso.photo, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons)

Porto non è una città ricca di monumenti o attrazioni indimenticabili o esotiche, ma affascina per varie ragioni, tra cui il vino, i panorami e i colori. La posizione scenografica sulla ripida riva nord del Douro genera scorci panoramici bellissimi, arricchiti dalla scenografica sequenza di ponti, tra cui il più vecchio, di Gustavo Eiffel, si è visto rubare la scena dieci anni dopo da una copia meglio posizionata che tutti fotografano. Sorprende piacevolmente la bellezza delle case, vecchie e nuove, ricche di dettagli e piastrelle di colori vivaci. Ricercatezza di dettagli presente anche nelle abitazioni minori.

La forma della città 

La città vecchia si colloca su due speroni avanzati verso il fiume, il Morro da Pena Ventosa, con la cattedrale e le fortificazioni, e il Morro da Vitoria. In mezzo la valle del Rio da Vila, un corso d'acqua ora scomparso nella cui valletta si è sviluppata la città bassa, la Ribera. Le due parti alte della città si guardano offrendosi a reciproci sguardi e mostrando l'avvilupparsi delle case e dei tetti lungo le pendenze. In questo, non si arrabbino i portuensi, Porto assomiglia un poco a Lisbona. Sulle colline salgono vicoli stretti e scalinate, che ogni tanto si aprono su un terrazzo e anche la casa più scalcinata sembra avere un ultimo piano o un'altana in cui scaldarsi al sole e vedere il tramonto.

Nella parte bassa c’è la vitalità della Ribera e sulla sommità delle colline ci sono due centri con le rispettive piazze e le torri, la cattedrale da un lato e il capolavoro barocco della torre dei Clerigos dall’altro, misurando la reciproca distanza. Un triangolo di polarità collegate da strade che solcano la città, come un fiume che con i suoi affluenti scava un canyon tra gli edifici. In epoche remote la città cresceva guardinga sui due colli, in epoca moderna il fondovalle ha vissuto la sua fase di splendore, sancita dalla costruzione della ferrovia, che, anche qui come a Lisbona, spunta da sotto la montagna per poter infilare la stazione nella parte bassa della città.

Altra similitudine con la capitale é la realizzazione di un nuovo impianto urbanistico a continuazione della baixa per sviluppare la città moderna. Si tratta dell'avenida dos Aliados, un enorme spazio pubblico, da cui slanciare i nuovi boulevard, su cui si allineano grandi edifici modernisti che prefiguravano uno sviluppo urbano da grande città.

Rinascita e turismo

La mia visita precedente risaliva a 25 anni fa, epoca in cui la città appariva cupa, ingrigita e decadente, soffocata dal traffico e schifata dai turisti. In alcune vie e scalinate del centro si vedevano ancora povere famiglie che mangiavano e svolgevano parte delle loro attività in strada, anche perché le casette in cui abitavano erano troppo piccole e misere. Oggi in quei vicoli sciamano turisti. Nelle vie principali del centro il commercio tradizionale agonizzava, oggi luccicano negozi di catene internazionali, ristoranti e caffè di tutti i gusti.


"Praça da Liberdade, Porto, Portugal.JPG"
, (Foto di Lusitana via Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0)

É una dinamica immobiliare rigenerativa, che nell'arco temporale di pochi decenni ha trasformato mote città del mediterraneo che furono grandi e poi decadenti. Alla fine degli anni '80 il centro storico, cuore dello sviluppo urbano per secoli, era decrepito, abitato solo dai più poveri, frequentato con inquietudine da pochi turisti. I luoghi centrali della città borghese ottocentesca, stazioni, grandi viali e piazze in piena decadenza e fase di abbandono, con facciate annerite dallo smog, negozi, locali e alberghi di gran classe nella fase terminale del loro ciclo di vita, con le livree bianche dei camerieri unte e trasandate, brutte insegne e banconi degli anni sessanta, già vecchie e sbiadite a loro volta, disperatamente installate qualche anno prima per inseguire la modernità.

Il rumore del traffico era insopportabile, lo spazio per i pedoni ridotto a sentieri accidentati e la frequentazione problematica. Così erano i luoghi acclamati dalle guide turistiche in tante città europee, così erano le avenide e le strade più belle di Porto, così erano i palazzi borghesi, con piastrelle che si staccavano, cespugli che crescevano sui cornicioni e balaustre arrugginite.

Vista panoramica di Porto e del Ponte Dom Luís I. (Foto di Olivier / Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0.)

Trenta anni fa i luoghi elettivi della società benestante, qui come altrove, erano quelli costruiti dopo gli anni ’60 ai margini della città ottocentesca, centri direzionali facili da raggiungere in auto, composti da volumi verticali di vetro e cemento sovrapposti a piastre commerciali. L'ulteriore mazzata alle città arrivò negli anni '80 con i grandi centri commerciali specializzati esterni, raccordati da autostrade urbane e tangenziali come una corona di spine sulla città morente.

La svolta

All’inizio degli anni ’90 le città europee erano a pezzi, chi le visitava raccoglieva cocci del passato. Poi le cose sono cambiate, il turismo di massa, oggi tanto deprecato, ha invertito la tendenza. Nei centri storici troviamo angoli di pace, scorci caratteristici, riproduzione in scala dal vero di tipicità e vernacolo, stanze in affitto e turisti. Nella città ottocentesca shopping, bar, ristoranti e alberghi. Oggi è la città del dopoguerra ad essere in crisi, l'ultimo moderno. Rifiutata ideologicamente e spesso disprezzata come la cucina in truciolare e formica comprata negli anni del boom dai genitori dopo le nozze.

Quartiere storico di Porto, sul fiume Douro durante le ore calde del tramonto. (Foto di Marianne Lariviere su Unsplash)

Abbandonata anche dai residenti, locali con affitti economici ma spese di mantenimento esorbitanti, l'inquietudine che uno spigolo di cemento si stacchi e ti caschi sul cranio o che un rivestimento si sfogli liberando amianto. Porto descrive bene questa transizione, senza eccessi e senza drammi, mantenendo comunque segni di romantica decadenza anche in centro. Certo è che la quantità di turisti nella parte centrale e sulla Ribera (la banchina lungo fiume) è impressionante e la gentrificazione in piena crescita, ma la città offre luoghi assolutamente affascinanti in cui la veracità si fa patina, unto, puzza, rumore, sporco e imperfezioni, in quantità e modi discreti, tanto da farti sentire a casa.


Il pittoresco quartiere della Ribera Foto di Manuel Cosentino su Unsplash (Licenza Unsplash)

La prima impressione della città dopo la light gentrification degli scorsi anni è positiva. La città è più bella. La seconda impressione è preoccupata, il turismo uccide la vita locale del centro. La terza impressione è forse quella giusta, si è forse persa un po' di autenticità, ma il centro sarebbe comunque morto da solo. Senza i turisti i locali storici avrebbero comunque chiuso, i più poveri sarebbero comunque andati via prima di vedersi crollare in testa le case, i palazzi ottocenteschi sarebbero stati abbandonati o sostituiti.

Fanno bene a Barcellona ad interrogarsi sui danni del turismo di massa, ma a metà degli anni settanta attraversare il barrio gotico era una avventura al pari di attraversare una favela di Rio e oggi anche il Raval sembra Rapallo. Barcellona come Porto negli ultimi decenni é migliorata. Da giovani e liberi la decadenza di luoghi densi e colti come Porto e Barcellona sono un brodo in cui si trova il meglio di sè e del mondo, poi si cambia o ci si perde. Il cambiamento arriva e può essere positivo o negativo. A Porto é toccato il primo.

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