La poesia nascosta di Marilyn Monroe, una donna

La poesia nascosta di Marilyn Monroe, una donna

Sam Shaw, ritratto fotografico di Marilyn Monroe" (Wikimedia commons)

Il mito di un’epoca, non soltanto un’attrice

E' imminente il centenario della nascita di Marilyn Monroe, non solo attrice ma simbolo di un'epoca e mito dell'immaginario maschile. Iosonospartaco offre questa visione inedita dell'artista firmata da Tullio Masoni.

…trentacinque anni
con i capelli tinti
trentacinque anni
con un fantoccio
Ma io non sono Marilyn
Io sono Norma Jean Baker
perché la mia anima
vi fa orrore
come gli occhi delle rane
sull’orlo dei fossi?


Materiale pubblicitario per Audrey Hepburn e Marilyn Monroe (cr. Nacho Wikimedia commons)

I versi sono stati attribuiti all’attrice – e non c’è motivo attendibile per dubitare – che li scrisse un anno prima della morte. Marilyn ne aveva lasciati su quaderni, notes, fogli volanti. Una scrittura frammentaria, ovviamente, nella quale esaltava l’angoscia verso la propria immagine divistica.

Questo aspetto del personaggio fu celebrato dal femminismo che negli anni settanta si sarebbe imposto anche nel senso comune, aggredendo l’egemonia maschile perdurata nel libertario sessantotto e subito dopo.


La stella dedicata a Marilyn su Hollywood boulevard (cr. Adam Jones Wikimedia commons)

…ma Marilyn si è uccisa per davvero / per ricordare a tutti non solo in bianco e nero / che vendersi non è poi naturale / che i miti finiranno tutti male…che la bellezza, un sorriso un seno / non servono nemmeno…

Una canzone di Gian Piero Alloisio, diffusa nel 1977 dall’Assemblea Musicale teatrale.

Che dire… Oggi qualcuno (ma anche allora, pochi), può rilevare la tentazione “dogmatica” che spesso prende i movimenti radicali, ai quali sfuggono, talvolta volontariamente, preziose ambiguità. Ad esempio sul mito – anche hollywoodiano – che secondo Cocteau parte dal falso e giunge al vero mentre la storia parte dal vero e giunge al falso; quanto alla “bellezza, al sorriso e al seno”, se il verbo è servire d’accordo, ma è difficile negare che nel modo giusto quei caratteri sono parte della rara felicità che tocca all’umana tribolazione.


Pier Paolo Pasolini negli anni sessanta (Wikimedia commons)

In un film di montaggio ancora oggi poco conosciuto o sottovalutato: La  rabbia, 1963, Pier Paolo Pasolini (in oggettiva opposizione  all’autore della parte che lo completava, Giovannino Guareschi) ritagliava in un composto di denuncia politico-ideologica della occidentale modernità – ossia della  minaccia atomica e del colonialismo – due momenti di cinepoesia: il primo, forse più elevato e originale, dedicato a Giovanni XXIII, il secondo di immediata presa e tuttavia bellissimo dedicato proprio a Marilyn Monroe.


Giorgio Bassani nel film "Le ragazze di Piazza di Spagna" (cr. L. Emmer Wikimedia commons)

Con la voce recitante di Giorgio Bassani e sulle note di Albinoni, Pasolini definisce povera sorellina minore l’attrice la cui elegiaca visione è alternata a spezzoni documentari di violenza: …sciocca come l’antichità, crudele come il futurosparì, come una bianca colomba d’oro…


Truman Capote (cr. Library of congress Wikimedia commons)

Altra memoria poetica, ma con qualche affinità, quella di Truman Capote: «…lei emise quella risatina tutta sua – un suono tentatore come le campanelle tintinnanti di un carretto di gelati…», che nei suoi Ritratti dialogati riporta le parole dell’attrice inglese Constance Collier: «…E’ una bellissima bambina. Non mi riferisco a ciò che è ovvio… forse troppo ovvio. Non credo affatto che sia un’attrice in senso tradizionale. Le qualità che ha – questa presenza, questa luminosità, questi sprazzi di intelligenza – non potrebbero mai emergere a teatro. Sono così fragili e sottili che solo l’obiettivo può coglierle. Come il volo di un colibrì: solo una cinepresa può fissarne la poesia». Il colibrì; un paragone, a proposito di Marylin, adottato nel titolo di un suo romanzo da Giovanna Grignaffini (Come il volo di un colibrì, Bompiani 2016).


"Quando la moglie è in vacanza" (Popular library Wikimedia commons)

Tornando alla concreta vicenda di Marilyn attrice e diva mi tocca il piacere di mettere in fila titoli che ho amato e nei quali essa ha potuto esprimere il meglio. Penso al superbo Billy Wilder: Quando la moglie è in vacanza (1955) e A qualcuno piace caldo (1959).


Con Tony Curtis in "A qualcuno piace caldo" (United artists Wikimedia commons)

Nel primo il regista esalta il colore attraverso la sensibilità dell’appassionato e collezionista d’arte, per cui la commedia è un gioiello di inventiva comica al femminile e grafica pop, nel secondo – capolavoro di androginia paradossale e provocatoria – oltre alla bravura di interprete Wilder valorizza quella che Marilyn poteva vantare come cantante di voce sussurrata e raffinatissima.



Marilyn e Jane Russell in materiale pubblicitario per "Gli uomini preferiscono le bionde" (Wikimedia commons)

Poi, sempre per rilievo musicale. vorrei ricordare Gli uomini preferiscono le bionde di Howard Hawks (1953) dove Marilyn si confronta in amicizia con l’esuberante Jane Russell, poi Fermata d’autobus di Joshua Logan (1956), una commedia strampalata che ci regala alcune delle più belle inquadrature dell’attrice.


In "Fermata d'autobus" di Logan (cr. Wax publications Wikimedia commons) 

Poi Niagara di Henry Hathaway (1953), film di medio valore che però, come nota Morandini: «Trasformò la Monroe in una star della Fox, e uno dei pochi in cui interpreta un personaggio totalmente negativo: divennero famosi l’abito scarlatto che indossa in una scena passionale; il sorriso che rivolge alla cinepresa quando, sbadigliando, presume che il marito sia morto; la sua camminata pelvica sull’orlo dell’autocaricatura».


Con Clark Gable ne "Gli spostati" (cr. Macfadden publications Wikimedia commons)

Infine Gli spostati di John Huston (1961), canto del cigno per lei, Clark Gable, Montgomery Clift – che comparve sullo schermo altre due volte ma in un solo lungometraggio – e per il matrimonio con Arthur Miller, scrittore e drammaturgo che collaborò alla sceneggiatura e seguì la moglie, cioè la crisi di coppia, nel corso della lavorazione.

Quando morì, Marilyn Monroe aveva solo trentasei anni.

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