Oggi le comiche, a tavola con le risate

Oggi le comiche, a tavola con le risate

Ben Turpin e Charlie Chaplin in "A night out", 1915 (fotogramma)

Un programma mitologico e attori clamorosi

Oggi può ancora capitare di sentire qualcuno, non più giovanissimo, che commenta un fatto grottesco o ridicolo, accaduto in politica o nella vita quotidiana, con la frase: "Sembra di vedere Oggi le comiche!".

Il riferimento è all’omonimo programma cult della Rai, trasmesso a partire dal 1968 e durato fino al 1977. Si trattava, appunto, di mezz'ora di comiche, cioè brevi cortometraggi risalenti almeno a 50 anni prima (dal 1910 al 1930 circa). Erano quindi praticamente tutti muti e di una qualità visiva ormai decisamente scarsa, ma erano anche la testimonianza della nascita (e prima età d’oro) del “cinema che faceva ridere”.


Ben Turpin (a destra) in Hide and Seek, 1918 (Wikimedia commons) 

Andava in onda il sabato alle 13 e, complice un'epoca in cui esistevano solo due canali che pur sommati trasmettevano in totale non più di quindici ore al giorno, fu un successo clamoroso. Si consolidò rapidamente un'abitudine che vedeva appassionati spettatori le famiglie durante il pranzo e soprattutto i bambini che ritornavano da scuola il più in fretta possibile per non perderne la visione.


Larry Semon (Ridolini) in "The bakery", 1921 (Wikimedia commons)

Sullo schermo si alternavano i volti di attori un tempo famosissimi ma poi dimenticati come Larry Semon (in Italia noto come Ridolini), Harry Langdon con il suo viso da eterno bambino, lo strabico Ben Turpin, l’italofrancese Romeo Bosetti (e chi se lo ricorda?), ma anche i grandi Charlie Chaplin, Buster Keaton e Harold Lloyd.


Laurel e Hardy in "Men of war", 1929 (Wikimedia commons)

I più amati e conosciuti erano senza dubbio Stan Laurel e Oliver Hardy (Stanlio e Ollio) che sarebbero stati gli unici, insieme a Chaplin, ad avere successo anche con l’avvento del sonoro. Era una comicità cosiddetta slapstick, molto fisica, spesso frenetica, a volte addirittura acrobatica, fatta di gag semplici ed efficaci, in cui il corpo e gli sguardi dovevano supplire alla mancanza della voce. Disavventure, incidenti, cadute e torte in faccia erano presenti in quantità industriali. Produttori e registi di gran parte dei filmati erano due geni del cinema e acerrimi nemici come Mack Sennett e Hal Roach. Il primo aveva lanciato Chaplin e il personaggio di Charlot, il secondo aveva creato la coppia Laurel & Hardy.


Mack Sennett e Hal Roach (cr. F. Hartsook per Sennet Wikimedia commons) 

Ogni attore aveva creato la sua maschera inconfondibile da cui però gli fu impossibile uscire (tranne Chaplin). Uno per tutti Buster Keaton, che non apparteneva a nessuna delle due scuderie rivali, dirigeva i suoi film caratterizzati da un viso volutamente imperturbabile e privo di qualunque espressione, mentre si cimentava da provetto stuntman in spericolate esibizioni.


Buster Keaton in "The general" (Wikimedia commons) 

Continuò a recitare proferendo solo qualche monosillabo per altri trent’anni, con brevi apparizioni in molte pellicole di serie B (perfino un film con Franco e Ciccio). Ricevette omaggi e riconoscimenti soltanto nei suoi ultimi anni di vita. Il suo capolavoro è probabilmente “Come vinsi la guerra”, film che si svolge durante la guerra civile, venerato da Orson Welles, che lo definì 100 volte migliore di “Via col vento”.


Harold Lloyd in "Safety last", 1923 (Wikimedia commons)

Dopo il successo del programma la Rai si convinse a trasmettere o ritrasmettere anche altri titoli leggendari del cinema comico muto come “Preferisco l’ascensore!” con Harold Lloyd o “La palla n° 13” sempre di Buster Keaton.


Alfred Hawthorne Hill nei panni di Benny Hill (fermo immagine dalla serie tv) 

Poi anche in Italia arrivarono quasi contemporaneamente la tv a colori, i cartoni animati giapponesi e una moltitudine di emittenti private. Le vecchie comiche del cinema muto e in bianco e nero scomparvero, ma qualcosa di alternativo fu trovato e per una ventina d’anni sui vari canali italiani passarono più e più volte una miriade di episodi del Benny Hill Show, con la sua iconica colonna sonora e gli innumerevoli sketch, con protagonista l’attore britannico che cercava in continuazione di abbordare qualche bella e giovane ragazza.


Rowan Atkinson, Mr. Bean (cr. A. Zugaldia Wikimedia commons)

Poi arrivò anche da noi una serie di ben altro livello come il Mr. Bean di Rowan Atkinson (non muto, ma borbottante) che proponeva una felice fusione tra la comicità fisica delle origini e l’humour britannico. Il programma Rai era però talmente rimasto nell’immaginario collettivo che nei primi anni ‘90 Neri Parenti diresse, con buon successo, ben tre film con Paolo Villaggio e Renato Pozzetto: Le comiche, Le comiche 2, Le nuove comiche.


Villaggio e Pozzetto in "Le nuove comiche" (Wikimedia commons)

Fu un tentativo di riproporre ai giorni nostri lo stesso modello degli albori: brevi episodi senza un attimo di respiro. Pozzetto in un’intervista di vent’anni dopo disse che un po’ se ne vergognava, ma oggettivamente erano sempre meglio dei cinepanettoni che da lì a poco avrebbero monopolizzato le sale.

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