11 settembre, la strada mai pių ritrovata  

11 settembre, la strada mai pių ritrovata  

L'attentato alle torri gemelle (cr. Robert Wikimedia commons)

Gli Stati Uniti da 25 anni nel terrore e nel rancore

American Graffiti é un film di George Lucas - quello di Guerre Stellari - che racconta la semplice storia della serata spensierata di un gruppo di giovani americani agli inizi degli anni '60, prima di separarsi per sempre. Il film è stato girato solo 10 anni dopo la vicenda narrata, ma sembrava passata un'epoca. L'America era cambiata. L'omicidio di Kennedy il 22 novembre 1963 aveva rotto l'incantesimo, quello intimo che il film racconta e quello del Paese. Con un singolo fatto si tengono insieme la fine della giovinezza spensierata di una generazione e la perdita dell'innocenza dell'intero Paese.


Il manifesto del film "American graffiti" di George Lucas (Universal picture)


Gli americani di quella generazione dicono tutti di ricordare dove si trovavano quando hanno ricevuto la notizia della morte di Kennedy, così è per tutti noi che abbiamo vissuto l'11 settembre 2001. Al di là della portata di un evento, ci sono alcuni fattori particolari che trasformano un singolo fatto in un punto di svolta emotivo ed esistenziale per un intero popolo o addirittura per una parte di mondo. Tra questi fattori c'è la presenza di elementi simbolici forti, come un giovane presidente che incarna la speranza o le torri del World Trader Center e New York che rappresentano il capitalismo.


Kennedy a Dallas poco prima di essere ucciso (cr. Walt Cisco Dallas Morning Wikimedia commons)


Serve poi catturare il fatto in immagini che generino il file di memoria collettiva che tutti conservano. Servono drammaticità e spettacolarità. Il fatto poi che l'evento avvenga negli Stati Uniti aiuta sempre a moltiplicarne la portata, almeno per il mondo occidentale. Fino al 1963 gli Stati Uniti erano stati un giovane, generoso e vigoroso Stato pronto a sacrificarsi per sconfiggere i malvagi nemici della democrazia e della libertà economica, esportando contestualmente il proprio modello di vita e il proprio interesse nazionale.


Le rovine delle torri (cr. FEMA Wikimedia commons) 


Dal 1963 in poi sono diventati adulti, ma anche più tristi e più prudenti. La democrazia e il progresso cominciavano a stancare e più che difendere la libertà economica da quel momento gli Stati Uniti cominciarono a difendere la loro libertà di fare quello che vogliono e il proprio interesse, senza più scrupoli ideali.

La devastazione nelle strade attorno alle torri (cr. G. Miller Wikimedia commons)

L'11 settembre 2001 è avvenuto un altro trauma collettivo che ha di nuovo cambiato tutto. Per l'America è iniziata un’epoca di declino, che quel Paese non ha ancora riconosciuto e a cui finora ha reagito con lo schema mentale della negazione. Come Scarface quando gli uccidono la sorella e si mette a sparare come un pazzo, scegliete voi se sia il personaggio di Al Pacino o di Paul Muni, comunque è la rabbia che va fuori controllo, la reazione che diventa scomposta e soprattutto scatta un delirio autodistruttivo di onnipotenza.

Parte del carrello di uno degli aerei utilizzati per la strage (cr. C. Marsh Wikimedia commons)

Prima del 63 gli Stati Uniti rappresentavano un mondo ideale, giusto o sbagliato che fosse, per cui valeva la pena di sacrificare 400.000 giovani per combattere nazifascisti e giapponesi. Dopo il 1963 gli americani erano i primi a non credere più alla propria missione civilizzatrice e si accontentavano di combattere a tutela dei propri interessi, ma per loro fortuna avevano ancora un nemico universale da combattere, il comunismo, che gli permetteva di ergersi a guida del mondo libero. Nel 2001 il nemico non c'era più, ad essere aggredita non era più la civiltà liberale e capitalistica di cui erano campioni, ad essere aggrediti era proprio loro, direttamente, brutalmente e sanguinosamente. Tra l'altro dal rampollo di una famiglia di turbocapitalisti, islamici, in affari con la famiglia del presidente Bush.

Osama bin Laden con un consigliere durante un'intervista (cr. Hamid Mir Wikimedia commons)

Un nemico anche poco hollywoodiano, uno smilzo barbuto, con una barba ascetica, una voce sottile, un sorriso dolce, vestito di stracci e nascosto dentro le caverne del paese più retrivo del mondo. Come puoi dare un senso alla lotta con un nemico simile, dopo che sei cresciuto nell'immaginario di Darth Vader e Blofeld?


Lo schianto sulla prima torre (cr. W. Stahele Wikimedia commons)


Dopo l'11 settembre gli americani si sono svegliati vulnerabili, odiati e soli, anche se soli non erano. Non dovevano più sacrificare giovani vite per salvare dai guai qualcuno o per estendere i propri interessi nel mondo, dovevano difendersi da un mondo che non capivano e non comandavano più. Da allora ogni guerra si è risolta in un casino, con avversari polverosi e sfuggenti, in Paesi di cui neppure i presidenti conoscevano il nome, per ragioni incomprensibili persino ai soldati stessi.

Il lavoro dei vigili del fuoco sotto le torri (cr. M. Goad Wikimedia commons) 

Dopo l'11 settembre gli Stati Uniti si sono persi nel loro triste declino, che di recente ha assunto il carattere di una senilità demente. Mentre i cinesi sembrano diventati maestri di pacatezza e conquistano posizioni verso la vetta, con la forza tranquilla di chi vede l'avversario impazzire giorno per giorno. Venticinque anni dopo quell'11 settembre i paesi europei, che hanno pianto con gli Stati Uniti e li hanno sostenuti in ogni azione vendicativa, vengono presi a sportellate in faccia proprio mentre cercano di riconfermare la propria sudditanza.

La devastazione portata al Pentagono (cr. Us department od Defense Wikimedia commons)

Un racconto inglese di fine '800, La Guerra dei Mondi, é stato più volte tradotto in film dagli americani. Nel 1953 come metafora della guerra al comunismo, ma nel 2005 Steven Spielberg, come Lucas un altro nerd progressista americano la cui innocenza è morta a Dallas il 22 novembre 1963, riprende il romanzo con gli alieni cattivissimi che vogliono annientarci. A suo modo voleva forse esorcizzare la demenziale teoria della guerra di civiltà emersa dopo l'11 settembre, ma un suo protagonista ci disvela una innocente verità. Quando il padre, Cruise, scappa portando in salvo i figli il maggiore dei due gli chiede chi siano questi invasori e da dove vengono e nel farlo gli dice: da dove vengono, dall'Europa?


Fiori in memoria di una delle vittime al Pentagono (cr. Us secretary of defense Wikimedia commons)


Ecco dopo l'11 settembre 2001 la civiltà statunitense vive nel terrore di tutto e nel rancore verso tutti. Qualcosa certamente succederà in meglio o in peggio, ma non credo che gli americani ritroveranno più la strada perduta l'11 settembre di 25 anni fa.

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