Invasione di Ceuta, le veritą possibili  

Invasione di Ceuta, le veritą possibili  

Un gruppo di migranti marocchini appena arrivato a Ceuta (da X El Mundo)

Geopolitica, residui coloniali, vendette israelo-americane

Ceuta e Melilla sono due città spagnole, ma sono in Africa. Si trovano sulla costa mediterranea, affacciate sul mare, ma circondate dal Marocco. In particolare Ceuta si trova di fronte a Gibilterra, quindi nelle giornate limpide l'Europa si vede a occhio nudo, ma in mezzo c'è un canale marino gelido, percorso da correnti feroci e controllato da mille occhi, spagnoli, inglesi e marocchini e chissà da chi altri dallo spazio.


I migranti sulla collina di Ceuta (da X Corriere economia)


La piccola città di Ceuta, di cui i più ignoravano l'esistenza, è diventata famosa per il tentativo d'ingresso illegale di circa 70.000 giovani marocchini, avvenuto il 30 luglio scorso. La vicenda ha avuto una visibilità altissima nei media internazionali, alimentando lo psicodramma collettivo europeo dell'immigrazione, anche se i numeri alla fine sono insignificanti. Una cosa simile era accaduta nel 2021, pure senza conseguenze tangibili, ma con molta meno attenzione.


Il porto di Ceuta (cr. HrAd Wikimedia commons)

 
Oggi come allora gli adulti sono rientrati quasi tutti in Marocco; i minori, circa un migliaio, sono a Ceuta e in ogni caso la città oltre che essere fisicamente separata dall'Europa lo é anche legalmente, in quanto pur essendo spagnola non è inclusa negli accordi di Schengen, quindi c'è sempre il controllo di frontiera tra Ceuta (e Melilla) e la Spagna, proprio perché sono l'unica frontiera terrestre tra Europa e Africa.

La cartina della regione di Ceuta (Wikimedia commons)

La ragione profonda dell'accaduto è vecchia come il genere umano. Le persone migrano, da sempre, così funziona lo sviluppo umano e così sarà sempre. In questo caso molti giovani marocchini desideravano venire a lavorare e vivere in Europa, per la semplice ragione che ci sono più opportunità, si guadagna di più e per alcuni di loro forse si vive anche meglio. Questo avviene anche se il Marocco, pur non essendo una vera democrazia liberale, é un Paese libero e sviluppato economicamente, in forte sviluppo. Questo conferma che non si migra solo per fuggire, ma anche solo per cambiare.

Il palazzo reale di Rabat, residenza di re Muhammad VI (cr. Holger Uwe Schmitt Wikimedia commons)

La ragione per cui erano tanti e tutti in un solo momento pare sia dovuta a un messaggio girato nei social, che parlava di una disponibilità della Spagna a far entrare migranti, ovviamente falsa. Rafforzata forse da una recente sentenza della Corte Suprema spagnola che non ammette il respingimento immediato di chi entra dal mare. Chi abbia creato e fatto girare il messaggio falso é un tema importante per le ripercussioni politiche dell'accaduto. Esiste infatti una possibile ragione geopolitica nei rapporti Spagna Marocco.


Manifestazione del popolo Saharawi (cr. Western Sahara Wikimedia commons)


La Spagna controllava come potenza coloniale il nord del Marocco e una regione che si chiamava Sahara Occidentale. Nel 1956 il Marocco torna ad essere indipendente, liberandosi di Francia e Spagna, salvo alcune città, tra cui Ceuta e Melilla. Il Sahara Occidentale é invece rimasto alla Spagna fino al 1976, quando venne di fatto abbandonato a Marocco, Mauritania e alla popolazione locale Saharawi. Da allora il popolo Saharawi, rappresentato dal Fronte Polisario, reclama l'autonomia dal Marocco.


Anziani curdi davanti alla loro abitazione (cr. Durzan Cirano Wikimedia commons) 


I Saharawi, come Palestinesi e Kurdi, sono uno dei popoli senza terra, difesi con alterna convinzione dalla sinistra internazionale, e fu proprio per ripicca contro l'accoglienza in Spagna del leader Saharawi nel 2021 che quell'anno il Marocco favorì l'invasione di migranti di Ceuta e Melilla. Molti hanno pensato quindi che ci sia stato il Marocco anche dietro la breve invasione di quest'anno. Il governo spagnolo questa volta però ha escluso da subito la responsabilità marocchina, sia perché non così evidente sia per poter beneficiare del loro aiuto nei rimpatri immediati, com'è stato, sia per evitare altre ondate, come quelle attese in questi giorni.


Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez (cr. Arne Museler Wikimedia commons)


Infine va considerata una ulteriore ipotesi che si fa strada in questi giorni, la vendetta israelo-americana contro la Spagna. La destra spagnola attacca Sanchez, il primo ministro, ma punta il dito contro il Marocco, per una forma facile di declinazione nazionalista della questione, ma sui social si sostiene che il pifferaio di Hamelin che ha attratto i giovani marocchini verso il mare di Ceuta sia stata proprio la destra a traino americano, che da un lato irretisce il Marocco sostenendo il suo diritto sul Sahara Occidentale, per esempio non riconosciuto dall'Italia, e dall'altro alimenta la tesi di un’Europa invasa. L'idea sarebbe stata quella di creare una tempesta perfetta contro Sanchez, con una crisi internazionale con il Marocco, l'isolamento in Europa e l'attacco interno della destra. Tempesta evitata grazie al rimpatrio immediato, ma immaginiamo come sarebbe ora la situazione se 70.000 marocchini fossero accampati sulle strade di una città di 80.000 abitanti.

Con questa tesi complottista entriamo a pieno titolo nella folle dinamica internazionale di oggi, quella in cui la sottigliezza dei colpi di mano dei servizi segreti di una volta si dissolve nella grossolanità di dichiarazioni incontrollate e incendiarie dei leader mondiali e la guerra sporca passa attraverso i social media e l'arruffamento delle vulnerabili opinioni pubbliche dei paesi democratici. La tesi del gioco sporco israelo-statunitense é alimentata dai social, ma non suffragata da elementi di fatto, se non dall'esplicito sostegno di esponenti dei due Paesi alla restituzione di Ceuta e Melilla al Marocco.


I prezzi di benzina e gasolio esposti in un distributore italiano (da Youponia)


Ormai il mondo va così, sguazza nelle non verità, così si passa dai meme di una minaccia d'invasione che non è mai stata tale, alle ricostruzioni che ipotizzano una sorta di strategia internazionale della tensione e noi in mezzo che paghiamo la benzina 2 euro senza batter ciglio.

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