Il doppio testamento di San Francesco
Giotto, "La morte di San Francesco" (Basilica superiore di Assisi)
Il lascito spirituale nel recente libro della storica Patrizia Turrini
Il testamento è uno degli atti legali più complessi che un uomo o una donna possano compiere, al punto che le leggi italiane lo regolano in maniera minuziosa, con norme a tutela di chi lascia i propri beni e di chi ha legittime aspettative di riceverli. Non a caso l’apertura di un testamento è una delle circostanze in cui con maggiore facilità si rompono legami di parentela e di amicizia che si credevano eterni e che crollano sotto il peso dei soldi.
Giotto, "Francesco abbandona i beni terreni", Basilica di Assisi
E se un uomo non ha nulla che testamento potrà mai fare? La risposta c’è. Nella notte fra il 3 il 4 ottobre del 1226, devastato dalle malattie, chiudeva gli occhi per sempre Francesco d’Assisi. Meno di due anni più tardi sarebbe stato canonizzato. Sono passati otto secoli dalla morte del santo che ha segnato la vita dei credenti e dei non credenti, riformando la Chiesa in una fase di decadenza, fondando un ordine che porta il suo nome presente in tutto il mondo e soprattutto dimostrando come una vita nei valori della cristianità e della povertà assoluta non sia un obiettivo utopistico ma una possibilità concreta. E quindi Francesco – sant’uomo che non possedeva nulla – perché avrebbe dovuto fare testamento?
La copertina del libro di Patrizia Turrini, il ritratto del santo è di Margheritone d'Arezzo, 1240 (cr. editrice Extempora)
L’ottocentesimo anniversario della morte del patrono d’Italia vedrà il fiorire di una serie di iniziative editoriali che esploreranno tutti gli aspetti della personalità di Francesco – umani e teologici – e la risposta al perché delle volontà testamentarie del santo ci arriva dal libro “San Francesco d’Assisi e il francescanesimo in terra di Siena” scritto dalla storica e archivista di Stato Patrizia Turrini, appena pubblicato dalla casa editrice Extempora con una prefazione del professor Massimo Bianchi dell'università di Siena. Si tratta di un volume agile, corredato da belle immagini, e destinato a tutti, al pubblico degli studiosi che vi trovano un accurato apparato di note e di rimando alle fonti d’archivio e al pubblico dei semplici lettori, messi in condizione di conoscere aspetti meno popolari della vita del santo rispetto agli episodi patrimonio della devozione popolare come il lupo di Gubbio e la predica agli uccelli.
La presentazione del libro nella biblioteca degli Intronati a Siena. Da sin. il cardinale Lo Iudice, il professor Massimo Bianchi, il professor Raffaele Ascheri e Patrizia Turrini
Il libro prende le mosse da una minuziosa ricerca sui testi disponibili, che in alcuni casi si rivelano “de relato”, come dicevano i latini: cioè quello che sappiamo di un fatto o di una persona, lo sappiamo perché qualcun altro ne ha scritto. I testamenti di San Francesco sono in realtà due: il testamento di Siena (detto anche piccolo testamento) e quello di maggiori proporzioni qual è il testamento di Cortona o di Assisi.
Cigoli, "San Francesco" (Wikimedia commons)
Francesco era stato condotto a Siena nella speranza di curare le molte malattie delle quali soffriva, a cominciare dal tracoma agli occhi. I medici locali godevano di chiara fama, ma le condizioni di Francesco, sofferente anche di stomaco, peggiorarono al punto che il futuro santo si convinse a dettare uno scritto, sebbene di poche righe, con le ultime volontà. Si trattava di volontà spirituali, dal momento che Francesco non possedeva niente. Leggendo il volume di Patrizia Turrini si ritrova il clima di quelle ore febbrili, con l’arrivo nell'eremo di Ravacciano di Siena di frate Benedetto da Piratro che trascrisse di proprio pugno quanto Francesco gli dettava.
“Scrivi che benedico tutti i miei frati che sono ora nell’Ordine e quelli che vi entreranno fino alla fine del mondo. Siccome non posso parlare a motivo della debolezza e per la sofferenza della malattia, brevemente manifesto ai miei frati la mia volontà in queste tre esortazioni.
Cioè: in segno di ricordo della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino tra loro;
sempre amino ed osservino la nostra signora la santa povertà;
e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa».
La storica Patrizia Turrini, autrice del libro (cr. Carlo Neri)
Oggi si entra nello studio dei notai nella speranza di uscirne un po’ più ricchi, Francesco lasciava in eredità la povertà. Pochi uomini quanto lui hanno aperto una strada per le generazioni future e in un’epoca di guerre maledette come la nostra ritrovare nel libro di Patrizia Turrini il suo lascito rappresenta una ricchezza che non si traduce in moneta.
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