La confessione che non c'è mai stata

La confessione che non c'è mai stata

Il corpo di Aldo Moro nel bagagliaio della Renault 4 in via Caetani (Roma, 9 maggio 1978). Foto di Rolando Fava (ANSA) / Pubblico Dominio.

La smentita di monsignor Mennini, per Moro “don Antonello”  

E’ uno di quei misteri che misteri non sono ma che finiscono per diventare leggenda. Stiamo parlando del ruolo di monsignor Antonio “Antonello” Mennini, il religioso che secondo Francesco Cossiga, ministro dell’Interno all’epoca del sequestro di Aldo Moro, ebbe l’opportunità di entrare nell’appartamento-prigione di via Montalcini per confessare il presidente della Democrazia cristiana che di lì a poco sarebbe stato ucciso.


L'arcivescovo Antonio Mennini durante l'evento Invocation 2011 presso l'Oscott College, in Inghilterra
. Autore:Catholic Church England and Wales  Tratta dall'archivio fotografico ufficiale di Flickr. Licenza: L'opera è rilasciata e verificata su Wikimedia Commons con autorizzazione tramite sistema VRT.

Ma tutto questo non è mai accaduto. A parte le parole dello stesso Mennini che ha negato in tutte le sedi di avere mai incontrato Moro in prigionia, non si è trovata una evidenza concreta di questo episodio, rispetto al quale gli stessi brigatisti hanno rilasciato dichiarazioni non coincidenti, con i br che gestivano il covo-prigione che hanno sempre negato l’ingresso da parte di esterni, ed un pentito, Michele Galati, che invece ha raccontato di un sacerdote bendato e condotto alla presenza di Moro. Le inchieste però vengono fatte sulla base dei riscontri oggettivi e di oggettivo qui ci sono solamente le parole dello stesso sacerdote romano.

Molto vicino alla famiglia Moro, per sua stessa ammissione ebbe un ruolo nel consegnare lettere alla moglie Eleonora, ricevendo anche le telefonate di un brigatista che gli indicava il luogo in cui ritirarle. Fin qui le cose assodate, ma l’ombra di questa confessione ha continuato ad aleggiare sul caso Moro, anche dopo il ritrovamento del cadavere in via Caetani. Finché si arriva al marzo 2015, cioè 37 anni dopo via Fani, quando monsignor Mennini (nel frattempo diventato nunzio apostolico, cioè ambasciatore vaticano per poi passare alla Segreteria di Stato) viene ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta per rispondere alla medesima sequenza di domande che lo inseguiva da anni.

Le risposte sono chiare. Non c’è mai stata alcuna confessione – almeno da parte di Mennini – e il prelato è parso meravigliarsi di una circostanza: il dubbio che, se veramente fosse entrato nel covo delle Br, non avrebbe fatto nulla per aiutarlo, compreso l’offrirsi come ostaggio al suo posto, o più semplicemente il cercare di individuare il percorso verso la prigione. Monsignor Mennini poi, nel ricordare che la confessione è un sacramento che impone il segreto assoluto anche su luoghi e circostanze, sbotta tradendo un accento romano: “Ma poi – questa la sostanza delle sue parole – di che si doveva confessare il povero Moro?”. L’audizione per altro è disponibile in video su youtube.

Aldo Moro e Francesco Cossiga. Foto dell'Archivio storico del quotidiano L'Unità, inserita in Wikimedia Commons con licenza di Pubblico Dominio (PD-Italy).

Monsignor Mennini nella sua audizione si meraviglia del fatto che Cossiga abbia indicato lui come il confessore di Moro senza avergliene mai accennato negli incontri personali, senza una richiesta diretta di conferma. Ma il suo tono di voce tradisce un poco di rassegnazione, forse nella consapevolezza che questa leggenda della confessione nella prigione di Moro l’avrebbe inseguito ancora a lungo. Le stesse dichiarazioni di vari esponenti politici dopo le sue parole vanno in direzioni opposte, fra chi ritiene sia stata scritta la parola fine e chi invece dubita che i fatti siano andati così. Niente di strano, considerando che sul caso Moro di verità scritte sulla pietra non ce n’è praticamente nessuna.

Ma come è possibile che migliaia di uomini impiegati nelle ricerche di Moro non siano riusciti a individuare la sua prigione, per altro rimasta a Roma? Un’altra domanda che merita una risposta credibile, proveremo a trovarla fra qualche giorno.  

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