Le ricerche di Moro affidate al sensitivo
Il veggente olandese Gerard Croiset (cr. Bob Bogaerts Anefo Wikimedia commons)
Indagini nel buio, si portò in Italia un veggente olandese
“Durante i 55 giorni ebbi incontri con Lettieri e Mazzola, con il capo della polizia Parlato, una volta anche con Cossiga e ebbi sempre la sensazione che brancolavano nel buio. Ne ebbi la certezza quando il Commissario Bellisario che lavorava alla Criminalpol venne incaricato da Cossiga di recarsi in Olanda per ben due volte ad interpellare il paragnosta Croiset e farsi dire dov’era Moro”.
Il verbale del commissariato Montemario sulla strage di via Fani (Wikimedia commons)
A scrivere queste frasi è il senatore del Pci Sergio Flamigni – morto lo scorso dicembre a 100 anni – probabilmente il massimo studioso in materia di terrorismo, strategia della tensione e misteri italiani. Le frasi fanno parte di una sua relazione depositata il 9 dicembre 2014 e diretta alla Commissione d’inchiesta sul caso Moro, pagine fitte di considerazioni nelle quali il senatore mette in luce manchevolezze, assurdità, incongruenze e depistaggi nei 55 giorni di prigionia di Moro, indicando alla commissione quali potevano essere i documenti da acquisire e quali i filoni da seguire per verificare se vi fossero elementi nuovi, tali da poter riaprire le indagini sull’episodio che ha segnato la storia della nostra repubblica.
L'attore Paolo Stoppa ha interpretato Gerard Croiset (cr. RadiocorriereTv Wikimedia commons)
Ma a che cosa si riferiva Flamigni nominando questo Croiset? Si riferiva a un personaggio che gli italiani già avevano sentito nominare, un certo Gerard Croiset, olandese di Utrecht. Croiset era stato l’involontario protagonista di uno sceneggiato trasmesso dalla Rai nel 1973, con il titolo ESP, acronimo dall’inglese Extra Sensorial Perception, percezioni extra sensoriali. Nella primavera di quell’anno Paolo Stoppa impersonò questo olandese dalle facoltà superiori alla norma che aveva la capacità di individuare dove si trovavano le persone semplicemente osservando e maneggiando qualche loro oggetto personale.
Massimo Inardi con Mike Bongiorno e Sabina Ciuffini (Wikimedia commons)
Considerato un’autorità in materia nel suo paese, era stato utilizzato come consulente dalla polizia in più di una occasione, e la sua specialità era il ritrovamento dei bambini scomparsi, anche se non sempre le sue indagini si concludevano con successo. L’Italia in quel periodo era molto sensibile al tema dei veggenti e dei parapsicologi, soprattutto attraverso un medico – stimato specialista in medicina del lavoro – che si chiamava Massimo Inardi, celebre perché campionissimo del gioco a quiz “Rischiatutto”. Esperto di musica classica, attirò su di sé molte invidie che portarono a dire che captava le risposte alle domande attraverso la mente di Mike Bongiorno. Fandonie allo stato puro, buone per catturare l’attenzione sul programma televisivo.
Il cadavere di Moro nel baule della R4 in via Caetani (cr. Bramfab Wikimedia commons)
Il lavoro delle commissioni d’inchiesta sul rapimento di Moro e le testimonianze raccolte negli anni successivi hanno messo in luce come le strutture investigative italiane fossero del tutto impreparate a gestire l’accaduto, e questo al netto di qualsiasi tesi sulla volontà di riportare a casa l’ostaggio oppure sul desiderio di lasciarlo uccidere per chiudere con lui nella tomba anche i segreti di Stato che si portava dietro. La rete Stay behind, meglio nota come Gladio, è qualcosa che gli italiani avrebbero conosciuto solo anni dopo. In sostanza, come è stato autorevolmente scritto, in quei giorni le autorità italiane non avevano né occhi né orecchie, i servizi segreti in altre parole non furono in grado di portare alcuna informazione utile.
Steve Pieczenik, lo psicologo inviato dal governo americano (cr. archiviounita Wikimedia commons)
Volendo citare le parole di un altro personaggio entrato nella vicenda Moro all’insaputa degli italiani, lo psicologo Steve Pieczenik – funzionario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, mandato in Italia come supporto alle polizie italiane – affermò di avere capito che le informazioni sulla prigionia di Moro stavano a zero quando gli spiegarono che si stava cercando l’aiuto del veggente olandese Croiset. Volendo usare una terminologia propria della migliore cronaca nera degli anni 70, il governo italiano brancolava nel buio.
Cossiga e Andreotti accanto a un manifesto in memoria di Moro (Wikimedia commons)
Molto tempo dopo, l’allora ministro degli Interni Cossiga spiegò che la decisione di ricorrere anche a Croiset fu presa sulla base del convincimento che dovesse essere fatto qualsiasi tentativo per trovare la prigione di Moro, ricorrendo anche a metodi irrazionali, considerando che dal fronte delle fonti istituzionali di informazione non arrivava nulla. Fu così che un rispettabile commissario di polizia, Augusto Bellisario, fu spedito per due volte in Olanda per contattare Croiset e portarlo in Italia. Croiset in patria era riuscito ad ottenere credibilità, al punto da diventare un collaboratore dell’università di Utrecht. Come rivelò lo stesso Cossiga e come scrisse la giornalista Serena Gandolfi nel 2018 sul quotidiano online 31mag.nl, Croiset venne portato in Italia con un aereo dell’Eni e in tempi brevi indicò come possibile prigione di Moro una casa di mattoni rossi, con due leoni di marmo, vicina a una chiesa, identificata in Santa Maria Maggiore.
Strette di mano per Moro dopo un comizio a Barletta (Wikimedia commons)
Il caso Moro finì nell’elenco dei casi irrisolti nella carriera di Croiset che non per questo finì di godere della fama di paragnosta mentre le carte sul sensitivo olandese andarono negli anni successivi a rimpolpare la lista degli episodi assurdi accaduti durante il sequestro Moro. Ma non fu questo l’unico caso di ricorso all’occulto e non fu nemmeno il più famoso. Ci fu anche una seduta spiritica, della quale torneremo a parlare.
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