Tutti a cercare Moro, senza informazioni
La foto di Moro scattata dai suoi rapitori durante il sequestro. Fotografia scattata e diffusa il 19 marzo 1978. Licenza PD Italy L'immagine č una fotografia semplice scattata oltre 20 anni fa. Inoltre, l'opera č stata prodotta nel contesto di un'attivit
La Commissione terrorismo e stragi sulle operazioni “da parata”
Quanti uomini della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza furono impiegati nelle ricerche di Aldo Moro nei 55 giorni della sua prigionia? Per una volta abbandoniamo i documenti ufficiali e rivolgiamo la domanda a internet che risponde con numeri incredibili: furono utilizzati 172.270 uomini che effettuarono 37.702 perquisizioni, 72.460 posti di blocco verificando la posizione di 167.109 persone e di quasi centomila veicoli. In fondo a questi numeri non ci sono timbri di ministeri o firme di funzionari di polizia giudiziaria ma c’è da credere che siano veri.
La scena del crimine in via Mario Fani a Roma immediatamente dopo l'agguato e il rapimento di Aldo Moro, con le auto della scorta (una Fiat 130 e un'Alfa Romeo Alfetta) e i corpi delle vittime. 16 marzo 1978. Autore: Sconosciuto (Fotografia di documentazione giudiziaria / Agenzia di stampa) Licenza: PD-Italy - Pubblico dominio in Italia poiché si tratta di una fotografia generica e priva di carattere artistico (semplice fotografia) scattata in Italia oltre 20 anni fa.
E a fronte di tutto questo perché Moro non venne liberato e non fu individuato il covo in cui era tenuto prigioniero? La risposta la possiamo trovare – ritornando questa volta ai documenti ufficiali, cioè gli atti della Commissione parlamentare sul terrorismo e le stragi – a pagina 37 degli appunti sul caso Moro in cui si legge che “per comune esperienza, nei sequestri di persone la risposta dello Stato all’atto criminoso tende naturalmente a svilupparsi su due livelli diversi: l’uno, in cui gli apparati dello Stato si impegnano in attività visibili (rastrellamenti, posti di blocco, perquisizioni, eccetera), che quasi mai pervengono all’utile risultato cui sono indirizzati e cioè il rinvenimento della prigione e la liberazione dell’ostaggio; l’altro sotterraneo, di stretta pertinenza poliziesca, durante il quale possono avvenire e spesso avvengono contatti con personaggi ambigui e interventi a volte di dubbia ortodossia legale”.
Pagina estratta da una relazione parlamentare della Repubblica Italiana (XIII Legislatura) focalizzata sull'esame critico delle indagini condotte dagli apparati statali e sulla strategia della "fermezza" durante i 55 giorni del sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Senato della Repubblica e Camera dei deputati (XIII Legislatura — Disegni di legge e relazioni - Documenti), Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Archivio Storico del Parlamento Italiano
Linguaggio fin troppo chiaro, che diventa ancora più esplicito: “Orbene, che il primo dei due delineati livelli di attività degli apparati si riveli, come nel caso Moro si è rivelato, sostanzialmente di facciata o di parata, appare quindi, ad una riflessione serena, appartenere più alla fisiologia che alla patologia di un sequestro di persona. Sicché con riferimento alla vicenda Moro, la patologia non in altro potrebbe consistere, se non nell’assenza di un’attività degli apparati ascrivibile al secondo livello”.
Difficile spiegarlo in modo più chiaro. Tutta questa moltitudine di uomini in divisa è stata impiegata in interventi ben visibili, che dessero chiara l’impressione di una massiccia presenza dello Stato nella vicenda, nella consapevolezza che ben difficilmente un tale dispiegamento di forze sarebbe arrivato a qualcosa. Come in effetti non arrivò. Era il 2001, anno a cui si riferiscono questi appunti, e ancora era epoca di appelli affinché si facesse chiarezza sul caso Moro, appelli arrivati dallo stesso Presidente della Repubblica, Scalfaro, e dal vice presidente del Consiglio, Mattarella, dei quali la Commissione dà atto.

Pagina estratta da una relazione parlamentare della Repubblica Italiana (XIII Legislatura) focalizzata sull'esame critico delle indagini condotte dagli apparati statali e sulla strategia della "fermezza" durante i 55 giorni del sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Fonte: Senato della Repubblica e Camera dei deputati (XIII Legislatura — Disegni di legge e relazioni - Documenti), Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Archivio Storico del Parlamento Italiano.
Ormai a molti anni dall’uccisione di Moro, la Commissione effettua una infinita serie di audizioni e di acquisizioni di documenti arrivando a porre alcuni punti fermi: le lacune nel garantire la sicurezza di Moro che permisero alle Brigate Rosse di sapere quale fosse il percorso del presidente della Dc e della scorta; l’inconsistenza delle teorie secondo cui le Br sarebbero state le mere esecutrici delle volontà criminali di altri; l’assenza di una precisa strategia dello Stato affinché Moro non fosse liberato. Ma non basta, secondo la Commissione non è nemmeno concepibile che le Br siano state infiltrate da personaggi di servizi stranieri esteri, senza però potersi escludere che altri servizi si siano comunque interessati al caso Moro, per la sua delicatezza sullo scenario internazionale.
Tuttavia se i servizi visibili non portano a niente e quelli invisibili non danno a loro volta risultati, l’immagine complessiva della vicenda parla di un immobilismo fino al precipitare degli eventi. Ma perché i servizi di casa nostra non portarono in dote alcuna informazione utile? Da qui, bisogna essere chiari, si comincia a lavorare di supposizioni e non di fatti concreti, cominciando con il dire che proprio in quell’epoca i servizi segreti italiani attraversavano una fase di riorganizzazione mentre venivano sciolti l’ispettorato antiterrorismo comandato dal questore Santillo e il nucleo antiterrorismo del generale Dalla Chiesa, anche se gli apparati dello Stato in qualche modo cercarono di recuperare l’esperienza dei rispettivi uomini che ne facevano parte.
Ritrovamento del corpo di Aldo Moro all'interno della Renault 4 in via Caetani (Roma), datato 9 maggio 1978. Autore: Sconosciuto / Operatore di cronaca. Trattandosi di uno scatto documentario e d'attualità ad opera di un fotografo non identificato dalle agenzie dell'epoca, viene registrato formalmente come sconosciuto. Licenza principale PD-Italy Identifica il pubblico dominio in Italia per le fotografie generiche e prive di carattere artistico i cui diritti di sfruttamento economico sono scaduti dopo 20 anni dalla data di produzione (ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633)
Gli atti della Commissione terrorismo e stragi mostrano anche come dopo l’uccisione di Moro l’interesse delle indagini finì per concentrarsi non solo sull’arresto dei brigatisti ma anche sul ritrovamento delle carte di Moro, il memoriale scritto nei 55 giorni di prigionia. Un argomento molto interessante, considerando la conoscenza che Moro aveva di tutti gli apparati dello Stato. Del memoriale di Moro parleremo presto.
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