Carosio, vittima di una notizia falsa
Nicolò Carosio nella sua postazione radiofonica allo stadio (dal profilo X Pino Frisoli)
Mondiali 1970, accusato di una frase razzista mai pronunciata
Le false notizie, quelle che oggi con un inutile uso dell’inglese vengono chiamate fake news, non sono un male del tempo presente, sono sempre esistite. Anzi quelle di una volta erano anche più clamorose, roboanti, di quelle di oggi, forse perché gli italiani erano più ingenui rispetto ai mezzi di comunicazione, ai quali concedevano fiducia cieca e assoluta.

Giuliana Longari con Mike Bongiorno (dalla pagina Fb Anna Maria Pierdomenico)
Eppure ci sono state vittime illustri di notizie radicalmente false che a distanza di decenni continuano a circolare liberamente, promosse al rango di leggende metropolitane. Un esempio, che con il calcio c’entra fino a un certo punto, ha colpito una delle grandi campionesse del telequiz Rischiatutto, Giuliana Toro, ricordata con il cognome dell’ex marito, Giuliana Longari. Molti anni dopo la fine della trasmissione (chiusa nel 1974) circolò il falso ricordo di una gaffe commessa da Mike Bongiorno che avrebbe detto a Giuliana Longari, dopo un suo errore in una domanda di ornitologia, “Ahi ahi ahi signora Longari, lei mi cade sull’…”. In una versione ancora più raffinata, la battuta sarebbe dipesa da un errore non ornitologico ma musicale, in riferimento a una domanda sul balletto L’uccello di fuoco di Stravinsky. In realtà di quella frase di Bongiorno non vi è traccia in alcuna registrazione delle puntate, conservate nelle teche della Rai.

Nicolò Carosio nel 1957 (Radiocorriere Tv Wikimedia commons)
Che c’entra tutto questo con il calcio? In parte c’entra perché il più popolare fra i telecronisti italiani – il palermitano Nicolò Carosio – voce degli azzurri già dall’anteguerra rimase vittima in prima persona di una falsa notizia che si sparse fin dal giorno successivo alla partita incriminata.
Il contesto in cui accade tutto questo non è dei più allegri. Mondiali del 1970, Messico, girone di qualificazione. L’Italia porta a casa all’esordio una vittoria striminzita contro la Svezia, un 1-0 con una rete assegnata a Domenghini che però assomiglia molto a una papera del portiere scandinavo che si fa passare la palla fra le mani. Poi uno scialbo 0-0 contro l’Uruguay. Due partite, trasmesse in orari impossibili visto il fuso orario messicano, che preoccupano i tifosi italiani anche perché mancano all’appello i gol del campione dei campioni, Gigi Riva. Rombo di tuono – com’è soprannominato – è a secco e nel campionato italiano raramente gli era capitato di non andare in gol per due partite consecutive.

Riva in Italia-Israele, 11 giugno 1970 (dal sito Pallonate in faccia)
Si arriva all'11 giugno, a Toluca si gioca la terza partita, contro Israele alla sua prima partecipazione a un mondiale. Più che altro c’è da dimostrare che l’Italia di Valcareggi ha qualcosa da dire, la qualificazione al turno successivo in realtà è quasi scontata, basta un pari. L’arbitro è un brasiliano, Antonio De Moraes, del quale poco si sapeva allora e ancora meno si sa oggi. Le sue possibilità di arbitrare le partite decisive di Messico 70 sono ridotte al lumicino: come brasiliano, paga la presenza della nazionale del suo paese che appare destinata a vincere la Coppa Rimet. Come in effetti poi accade.
La partita è poca cosa, come la squadra israeliana che appare ben al di sotto dell’Italia, che però non riesce ad andare in gol. In realtà nel primo tempo ce la fa con Domenghini di testa, su passaggio di Riva, ma il guardalinee alza la bandiera e segnala il fuorigioco. Chiunque può rivedere questa azione dopo 56 anni grazie ai filmati di youtube e tanto basta per convincersi che l’ala del Cagliari era davvero in fuorigioco.
Il fattaccio
Ma non finisce qui, perché dopo la metà del secondo tempo l’Italia segna ancora, ancora di testa ma con Riva che sfrutta un lunghissimo passaggio di Bertini. Esultanza generale, meritato vantaggio, però lungo la linea laterale c’è una bandierina alzata. E’ quella del guardalinee Seyoun Terekegn, di nazionalità etiope, lo stesso dell’annullamento del primo gol. Ma questa volta i dubbi sono molti, considerando che il fuorigioco va considerato nel momento in cui parte il passaggio e non in quello in cui arriva. Insomma, l’arbitro annulla sulla base di una segnalazione sbagliata del guardalinee.
Carosio, che è un signore d’altri tempi, si limita a dire “ma siamo proprio sfortunati” sbilanciandosi però nel dire che a suo giudizio il fuorigioco è inesistente. E quanto al guardalinee lo definisce etiope, perché etiope è. Fosse stato norvegese, l’avrebbe definito norvegese.

Un'azione di Italia-Israele (dalla pagina Fb Marco Duprè)
La partita finisce 0-0, l’Italia passa il turno e trova il Messico nei quarti, Israele finisce ultima nel girone e riprende l’aereo per Tel Aviv. Ma a quel punto si scatena l’inferno, con voci prive di fondamento che rimbalzano fra il Messico e l’Italia. Si dice che Carosio avrebbe chiamato il guardalinee etiope “negraccio”, che avrebbe chiamato in causa il negus parlando di una sua vendetta dopo la guerra coloniale con l’Italia di Mussolini. Eppure nulla di tutto questo era mai accaduto, nessuna di queste frasi è mai stata pronunciata.
La formazione tipo dell'Italia in Messico (da blog Cagliari calcio)
Ma, come ai tempi di internet anche se internet ancora non c’era, una voce messa in circolo si moltiplica da sé, e quindi l’onesta telecronaca di Nicolò Carosio diventa un caso nazionale, alimentato anche da una lettera scritta da un ingegnere etiope – Petros Laiketsion – e pubblicata dal Messaggero che lamenta il pessimo gusto di una frase in realtà mai pronunciata.

Giornalisti sportivi della Rai, Martellini è il terzo da sinistra (Wikimedia commons)
Ne nasce un caso diplomatico con la protesta dell’ambasciata d’Etiopia. Carosio ci rimette le penne. La Rai in un primo tempo lo richiama a Roma, poi la protesta dei colleghi porta a commutare la sanzione nell’abbandono delle telecronache dell’Italia che passano all’allievo Nando Martellini. In tutto questo terremoto Carosio non dice mai una parola, basterebbe andarsi a riascoltare la telecronaca per rendersi conto che di vero non c’è niente. Da buon soldato accetta in silenzio gli ordini superiori.
La verità
Ci vogliono decenni perché si faccia chiarezza rendendo giustizia al maestro di tutti i telecronisti, nel frattempo morto nel 1984. Il negus e l’Etiopia, secondo una ricostruzione diventata certezza e pubblicata nel libro “Sport in Tv” di Massimo De Luca e Pino Frisoli, erano stati chiamati in causa non da Carosio ma dall’allora direttore del Corriere dello sport, Antonio Ghirelli, che, sebbene in tono semiserio, in un dibattito post partita parlò di vendetta del negus per quel gol ingiustamente annullato. Fine della storia, fine della falsa notizia ma fine anche del rapporto fra Carosio e la nazionale italiana.

Il francobollo dedicato a Carosio (dalla pagina Fb bar Stefania Livorno)
Il maestro dei telecronisti commentò il calcio sulle televisioni private dopo la fine del monopolio della Rai ma la sua epoca era ormai passata. L’Italia gli ha dedicato un francobollo nel 2007, centenario della nascita. Non molto come risarcimento del danno morale, ma almeno il riconoscimento che a commentare l’Italia c’era un galantuomo.
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