Gli anni 70 raccontati dal calcio
Le formazioni di Italia-Germania 4-3, 1970 (dalla pagina Fb Pagine di sport)
Italia-Germania 4-3, il film e i sogni perduti
Il rapporto fra il calcio e il cinema è sempre stato strettissimo. Partendo da lontano, sono molti i grandi registi che hanno posto la firma a pellicole basate in tutto o in parte sul pallone. Basta citarne un paio: Mario Camerini che nel 1952 gira “Gli eroi della domenica” con Raf Vallone (attore con un passato da calciatore) che in maniera poco verosimile viene colpito da un infarto mentre gioca a San Siro e resta semiagonizzante a bordo campo per assistere al finale della partita; e c’è Anton Giulio Maiano che un anno dopo dirige “La domenica della buona gente”, in cui si incrociano tifo calcistico, Totocalcio, amore, buoni e cattivi sentimenti.
Raf Vallone e Cosetta Greco ne "Gli eroi della domenica", 1952, di Mario Camerini (Wikimedia commons)
Infiniti sono i titoli della commedia all’italiana degli anni 80, con veri calciatori e allenatori utilizzati come attori. Uno su tutti, diventato un mito andando probabilmente al di là di qualsiasi aspettativa: “L’allenatore nel pallone” del 1984, diretto da Sergio Martino con Lino Banfi protagonista.
Lino Banfi, Oronzo Canà in "L'allenatore nel pallone", 1984, di Sergio Martino (Wikimedia commons)
Sull’onda lunga del mondiale di Spagna, si inventa una squadra da gettare nella mischia in una serie A popolata dai campioni del 1982 – italiani, tedeschi, brasiliani -, la Longobarda, con un presidente cornuto e un allenatore folle che con il cuore riesce a salvarsi smascherando la corruzione di un proprio calciatore. Risate facili? Forse, ma anche l’amore semplice e schietto per uno sport che coinvolge tutti gli italiani, o almeno li coinvolgeva in quegli anni di grandi campioni in maglia azzurra, quando il calcio in televisione era forse poco ma gratis e quindi alla portata di tutti.

Il manifesto di Italia-Germania 4-3 di Andrea Barzini, 1990
C’è però anche un film ancora più legato al calcio e in particolare ai mondiali di calcio, un film che con il genere della commedia non ha nulla a che fare. E’ del 1990, è opera del regista Andrea Barzini e si intitola Italia-Germania 4-3. Ci vuole poco a capire dove tragga le premesse questo film dotato di una sceneggiatura di spessore. La più grande partita di calcio di sempre (semifinale del mondiale del 1970 a Città del Messico) fa solo da pretesto per riunire un gruppo di amici che dopo una comune militanza politica hanno preso strade diverse, chi con successo, chi con sofferenza.
La lapide allo stadio Azteca che ricorda Italia-Germania (cr. Hellner Wikimedia commons)
Senza entrare nel dettaglio della trama (chi non lo avesse visto allora avrebbe tutte le ragioni per vederlo oggi), gli amici si ritrovano a vedere la partita del 1970 ritrasmessa dalla Rai, ma in questa occasione esplodono rancori mai venuti a galla prima, in un clima che svela tutta la sostanza dei difficili anni 70 italiani, anni di piombo anche per questi ragazzi. E in attesa della partita si scopre, cosa ancora peggiore, il tradimento dell’amicizia, in modo talmente grave da distruggere vite e aspettative di vita.
Boninsegna, Burgnich, Riva e Rivera, i marcatori italiani in Italia-Germania (dalla pagina Fb Pinte&Spalti)
Tutto questo mentre segnavano Boninsegna, Schnellinger, Muller, Burgnich, Riva, ancora Muller e alla fine Rivera. Puro sottofondo a una vicenda dei giorni nostri? Probabilmente sì, ma siccome il cinema italiano ha sempre raccontato la storia degli italiani meglio di qualsiasi altra arte, il film di Barzini è una chiave di lettura importante per interpretare il trapasso da un’Italia felice – quella uscita dagli anni 60, rappresentata dai gol azzurri – a un’Italia problematica, difficile, feroce, arrivista, raccontata dai tre amici ritrovati dopo tanti anni, che non parlano più di sogni ma solo di problemi e delusioni. L’Italia delle grandi riforme e delle pistole impugnate per ideologia.
Zoff alza la coppa, siamo campioni del mondo nel 1982 (cr. Mohamad Naja Wikimedia commons)
Anni difficili, governati dalla paura, ma in cui il calcio rappresentava una valvola di sfogo pulita, rigenerante, i cui assi parlavano la nostra stessa lingua e nei quali potevamo immedesimarci. Sarà un caso, ma non è possibile non ricordare come molti anni dopo gli italiani tornarono a essere felici dopo il triplice fischio di un arbitro brasiliano: accadde la sera dell’11 luglio 1982, quando l’Italia di Rossi tornò a sollevare la Coppa del mondo.
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