L'espulsione pių veloce di sempre

L'espulsione pių veloce di sempre

Quiniou mostra il cartellino rosso a Batista (cr. El Clarin)

Mondiali 1986, l’uruguayano cacciato dopo 55 secondi

Nel Messico del sud c’è una città di un milione di abitanti che per gli italiani ha un nome difficilmente pronunciabile: Nezahualcòyotl. Il nome riprende quello di un monarca azteco, civiltà che precedeva l’arrivo dei conquistadores spagnoli. Il nome però deve risultare ostico anche per i messicani più tradizionalisti, tanto che la città è abbreviata in Neza, e questo è anche il nome dello stadio, capace di ospitare 35.000 spettatori.

Lo stadio Neza di Nezahualcòyotl (cr. Themadatter Wikimedia commons)

Lo stadio Neza è uno di quelli scelti per il mondiale del 1986 che in realtà avrebbe dovuto svolgersi in Colombia, salvo poi essere dirottato sul Messico per problemi interni allo stato designato. Ma in un campionato dominato in lungo e in largo da Maradona, perché occuparsi di questa città tutto sommato marginale in uno stato delle dimensioni del Messico? Perché proprio lì viene stabilito un record che nella storia dei mondiali non è ancora stato battuto. Per fortuna, è bene aggiungere.

Gli argentinos junior, Maradona bambino in prima fila al centro, 1972 (Wikimedia commons)

Il 13 giugno 1986 è un venerdì e a mezzogiorno – come al solito un orario assurdo per accontentare il pubblico televisivo dell’altra parte del mondo – va in scena una partita non di primo piano: Uruguay contro Scozia. Siamo nel girone E, i risultati sono sorprendenti perché la Danimarca sembra un rullo compressore, prima batte la Scozia, subito dopo la Germania ovest e infine brutalizza l’Uruguay 6-1. Danesi e tedeschi hanno la qualificazione in tasca, resta qualche speranza per le altre due che si incontrano nell’ultima partita del girone.

La Scozia in campo contro l'Uruguay (dalla pagina Fb Football in the 70s and 80s)

Lo stadio si riempie solo a metà ed è comprensibile vista l’ora, il caldo e la partita non di cartello. Ma come spesso capita sbaglia chi sta a casa, perché il 13 giugno 1986 è il giorno di un record. Calcio d’inizio, la monetina lo assegna allo Scozia. Prima azione senza pretese, in sostanza si giochicchia stando lontani dalle aree di rigore.

Il fallo di Batista costato l'espulsione (cr. El Clarin Wikimedia commons)

Forse il caldo gioca qualche scherzo perché subito uno scozzese passa sulla fascia di sinistra dove non c’è assolutamente nessuno e la palla rotola fuori. Poco dopo però un errore simile lo fanno gli uruguayani e la Scozia esegue una rimessa laterale. La palla finisce sui piedi del biondo Gordon Strachan sul quale piomba da dietro il difensore sudamericano Josè Batista Gonzalez, che commette fallo intervenendo sui piedi. Un fallo, certamente, ma niente di che.

Lo scozzese Gordon Strachan nel 2007 (cr. A. Melnikov Wikimedia commons)

Per capire fino in fondo l’assurdità della situazione bisogna ascoltare la telecronaca in inglese della Bbc, facilmente reperibile grazie a internet. Dopo il fallo Strachan resta a terra e l’arbitro – l’espertissimo francese Joel Quiniou – si avvicina mettendo mano al taschino. E’ chiaro che vuole ammonire Batista. Il telecronista britannico, che avrebbe tutto l’interesse a stare dalla parte dei blu, si sorprende di come il cartellino giallo arrivi a pochi secondi dall’inizio della partita, per un fallo poi non così grave. Invece succede l’imponderabile. Il cartellino esce dal taschino ma è rosso.

L'Uruguay ai mondiali del 1986 (dal sito Todocollecion)

Gli scozzesi si guardano bene dal mettersi in mezzo, invece gli uruguayani sembrano tutti impazziti. Non si capisce in base a quale logica il difensore sia espulso quando l’orologio non ha ancora finito un giro di lancette. Sono passati 55 secondi. I giocatori in maglia chiara si fanno aggressivi, vogliono spiegazioni ma Quiniou è più aggressivo di loro, sventola il rosso in mezzo al campo e con ampi gesti delle braccia sollecita Batista a togliersi dai piedi. Il difensore appena uscito dagli spogliatoi, vi fa subito ritorno per nulla contento di essere diventato il detentore della più rapida espulsione nella storia dei mondiali di calcio. Record tuttora imbattuto; vi sono espulsioni in un numero di secondi ancora minore ma non in partite del mondiale.

Passati ormai decenni da quel mezzogiorno di giugno, diventa difficile sostenere che avesse ragione l’arbitro. Una partita di calcio, come di qualsiasi altro sport, non è mai un avvenimento totalmente neutro, è sempre qualcosa di calato in un contesto più grande e complesso, del quale chi ha la responsabilità – e l’arbitro ce l’ha tutta – deve tenere conto, non solo applicando ma anche interpretando il regolamento.

Lo stadio Azteca di Città del Messico (cr. Karl Oppolzer Wikimedia commons)

Per questo l’espulsione al primo fallo dopo 55 secondi risulta oggi, a mente fredda, una decisione incomprensibile, della quale lo stesso Quiniou deve essersi immediatamente pentito non potendo però più tornare indietro. Non si spiegherebbe altrimenti il suo nervosismo con il cartellino rosso in mano, proprio lui che era uno degli arbitri più esperti e sicuri del mondo. Il risultato è materiale preziosissimo d’archivio per tutte le trasmissioni satiriche sul calcio, niente di buono per l’arbitro stesso e per il calciatore che alla fine resta sempre come il protagonista della più veloce espulsione mondiale, anche se aveva ragione lui.

Alex Ferguson, nel 1986 allenatore della Scozia (cr. A. Osuide Wikimedia commons)

Uruguay-Scozia finisce 0-0, i sudamericani che adottano una difesa feroce su ogni pallone facendo fallo sistematico passano per il rotto della cuffia ma trovano l’Argentina che dà loro il benservito, la Scozia torna a casa la mattina dopo. Il giovane allenatore Ferguson (quello che poi sarebbe diventato sir Alex Ferguson) è inferocito: “È uno scempio – dice al termine di questa specie di partita -. Non è solo una parte del calcio, è l'intero atteggiamento della nazione. Non hanno alcun rispetto per la dignità delle persone. È una vergogna quello che hanno fatto, trasformando la partita in una farsa”. Insomma, l’espulsione a razzo resta l’unica cosa degna di nota accaduta nello stadio Neza.

La Mano di Dio contro l'Inghilterra (cr. El Grafico Wikimedia commons)

Batista deve ringraziare una persona ben precisa se il suo record non è diventato così popolare come altre situazioni strane, nel bene e nel male, accadute nel calcio: questa persona si chiama Diego Armando Maradona. Il suo volto si sovrappone all’intero mondiale. Il fantastico quarto di finale con l’odiata Inghilterra resta la partita più bella, quella diventata leggenda con il gol della Mano di Dio e il raddoppio del gol del secolo. Anche in questo caso vale la pena riascoltare la telecronaca originale della televisione argentina. Fra tanti urli, la follia del telecronista è giustificata.

Il gol del secolo contro l'Inghilterra (cr. El Grafico Wikimedia commons)

Poi viene la semifinale con il Belgio, la finale con la Germania ovest e Maradona alza la coppa. E’ il trionfo di un uomo, il successo di un talento pazzesco unito a una volontà di ferro, il mondo del calcio parla di Maradona, non di altro. L’espulsione da record di velocità passa in archivio, nessuno ci pensa più. Batista ringrazia.    

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